“E’ un anno complesso rispetto al 2025 sul fronte della sostenibilità. La geopolitica del momento ha rimesso al centro dell’attenzione il petrolio, il gas e il carbone mentre il costo della vita non aiuta.
Quindi si cerca sempre più di lavorare per avere realtà industriali che portino subito a casa dei ritorni economici e non necessariamente che abbiano la sostenibilità. Questo purtroppo è lo scenario in cui ci inseriamo”. Così Fabio Fava, presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di Ecomondo, ai microfoni dell’Adnkronos in diretta dalla manifestazione sulla green, blue e circular economy, alla Fiera di Rimini fino al 6 novembre.
Cambiamenti climatici, inquinamento e perdita di biodiversità, “sono le urgenze mondiali di tutti i G20” e “abbiamo continuato a lavorare su questi fronti, discutendone nei vari comitati e commissioni, in particolare soffermandoci su due grandi priorità: ridurre la pressione sull’ambiente, quindi l’economia circolare che ci fa utilizzare con più sapienza le materie prime, utilizzandone meno per fare i prodotti, ma anche meno acqua ed energia. E poi molta attenzione agli scarti che possono essere riutilizzati”, aggiunge Fava citando poi altri questioni cruciali di cui continuerà a discutere come formazione e comunicazione. Tutto ciò “per rafforzare l’economia circolare e renderla ancora più competitiva e di maggior ritorno economico sulle principali filiere industriali, quella della plastica che è al centro dell’attenzione, ma anche del tessile, particolarmente importante soprattutto per il nostro Paese. Abbiamo lavorato cercando di capire policy e come poter procedere. C’è poi il tema del ripristino di quanto è stato già impattato, quindi la biodiversità degli ecosistemi terrestri e marini”, su questo fronte “c’è molto da fare perché” perché c’è in gioco “la materia prima, senza la quale non c’è il resto. Occorre fare di più e abbiamo messo in campo tante iniziative”.