Continuare la ‘battaglia’per le posizioni garantiste nella giustizia, al di là della vittoria dei no al referendum. E rilanciare il percorso per arrivare alla separazione delle carriere dei magistrati, senza ‘toccare’ la Costituzione. Sono gli obiettivi alla base degli ‘Stati Generali dei Garantisti’, in programma il prossimo venerdì 6 novembre, presso la Sala del Refettorio alla Camera dei Deputati dalle 10.30 alle 18, e presentata oggi in conferenza stampa da Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera insieme a Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi.
“E’ una Giornata alla quale -ha spiegato Costa– teniamo particolarmente e alla quale abbiamo lavorato insieme a Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi, con cui la collaborazione viene da lontano, come sul referendum sulla giustizia. Proprio la vicenda referendaria ha lasciato tutto in sospeso sulla questione della giustizia, e noi vogliamo dire che non si volta pagina e continuiamo a sostenere la battaglia sull’affermazione dei temi delle garanzie”, ha spiegato.
Costa ha sottolineato che all’appuntamento, a cui prenderà parte il segretario di Fi, Antonio Tajani, “ci saranno giornalisti, magistrati, come il giudice Vitelli del caso Garlasco, e garantisti presenti anche nelle forze politiche di opposizione come Roberto Giachetti e Benedetto Della Vedova“, ha sottolineato. E ancora nel corso dell’evento “ci sarà un sondaggio sui temi della giustizia, su come i cittadini si rapportano con questi temi. L’evento vuole essere una base per far nascere manifesto dei garantisti”, ha aggiunto.
E sulla separazione delle carriere dei magistrati Costa ha spiegato che “è un tema che per affermarsi deve anche maturare progressivamente. Il no al referendum per noi è stato un passaggio difficile ma riteniamo che questo argomento debba essere riproposto, anche in ossequio ai 13 milioni di cittadini che hanno votato sì. In Parlamento ripresenteremo la proposta di legge quella dell’Unione delle Camere Penali, con un alto valore simbolico, e la battaglia prosegue per mantenere accesa la fiamma riformista. Forza Italia si batterà perchè questi principi garantisti vengano affermati quotidianamente e inseriti nel programma elettorale. Noi diciamo che su questo tema non molleremo, non abbandoneremo e non volteremo pagina”, ha ribadito.
Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi, ha spiegato che “la Fondazione ha deciso l’istituzione di questo osservatorio all’indomani della sconfitta referendaria, per dire che la sconfitta c’è stata ma non si indietreggia che di un millimetro rispetto alle idee e i valori che hanno ispirato quella battaglia e tante altre. L’evento vuole discutere i temi identitari della cultura garantista che è sì una cultura minoritaria, ma da Pannella ho imparato che le battaglie di minoranza spesso sono portatori di valori per la maggioranza delle persone che non lo sa. Abbiamo cercato di individuare i temi qualificanti” di questo appuntamento “come il ruolo del pm e della terzietà del giudice, il tema del processo mediatico, delle intercettazioni. Puntiamo al rilancio di questi temi all’attenzione dell’opinione pubblica, per ‘tirare poi le reti’ e cercare di fissare gli approdi più significativi dei diversi panel. Vogliamo provare a capire se possiamo fissare, disegnare, una linea rossa su valori non valicabili per chi crede nel giusto processo”, ha spiegato.
E Caiazza è stato chiaro sul percorso che si vuole intraprendere. “Rilanciamo -ha detto- la battaglia sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il risultato del referendum sulla giustizia preclude alcune soluzioni a livello di riforma costituzionale. E quindi ci mettiamo a lavoro per farlo senza modificare la Costituzione e magari raccoglieremo l’appoggio di chi, nella parte del No al referendum, ci obiettava che potevamo anche fare la separazione delle carriere senza toccare la Costituzione”.
In particolare secondo Caiazza “si può separare le carriere dei magistrati senza cambiare la Costituzione ad esempio “con due sezioni del Csm, intervenendo sulle norme sui concorsi, si può fare tanto. Certamente è una cosa diversa che cambiare l’assetto costituzionale dell’ordinamento che non aveva nulla di eversivo se non, diciamo, nella parte controversa del sorteggio puro. Vorrei ricordare che ci fu già una proposta Pecorella sulla separazione delle carriere dei magistrati senza modifica della Costituzione. Quindi per noi il tema rimane perché è presente, lo ripeto, in tutte le democrazie contemporanee. Non è che noi siamo l’eccezione, noi non siamo la regola. Quindi se siamo noi l’eccezione dobbiamo cercare di metterci in regola in qualche modo”, ha concluso.