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Le cose che posso cambiare: il documentario sulla parità di genere raccontata da dieci adolescenti debutta al Festival dei Popoli

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Dieci ragazzi e ragazze, un percorso di ricerca e una domanda scomoda: cosa si può davvero cambiare quando si parla di parità di genere? È il cuore di Le cose che posso cambiare, documentario di Serena Mannelli e Federico Micali che ha debuttato in anteprima assoluta domenica 8 novembre al 67° Festival dei Popoli di Firenze, nella sezione Popoli Next Generation. Il film torna poi in sala al Cinema La Compagnia dal 24 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, prima della distribuzione nazionale prevista per marzo 2027.

Il documentario non adotta il registro della lezione frontale né lo sguardo degli adulti. Sono i protagonisti stessi — Orlando, Ada, Federico, Duccio, Dalia, Vittoria, Leone, Emma, Teresa e Giacomo — a guidare il racconto attraverso discussioni, attività e incontri nelle scuole. Il gruppo analizza ciò che spesso viene normalizzato: i testi della musica trap, la rappresentazione del corpo nei media e nello sport, il linguaggio da spogliatoio, il catcalling, le dinamiche del consenso, il pay gap e la divisione dei ruoli fin dall’infanzia.

La piramide della violenza e le radici degli stereotipi

Il film costruisce progressivamente l’immagine di una piramide della violenza: al vertice gli episodi più estremi, alla base una struttura ampia fatta di parole, gesti e abitudini quotidiane. La tesi è che smontare quella base significhi agire sull’educazione, partendo dai più giovani. Il percorso dei dieci adolescenti li porta anche all’interno di laboratori nelle scuole primarie, dove gli stereotipi di genere — i colori rosa e azzurro, i giochi da maschi e da femmine, i principi coraggiosi e le principesse da salvare — emergono con ancora maggiore chiarezza.

A fare da faro è la frase di Angela Davis: Non voglio più accettare le cose che non posso cambiare: voglio poter cambiare ciò che non accetto. I protagonisti la interiorizzano e la restituiscono nei linguaggi e nei gesti, punteggiando il racconto dall’inizio alla fine. Il manifesto del film ritrae i loro profili, rendendo visibile fin dalla locandina il legame tra immagini e contenuto.

Un progetto che nasce da anni di lavoro sul campo

Le cose che posso cambiare è la terza fase di un percorso avviato dalla casa di produzione fiorentina DNArt. Tutto è partito dal cortometraggio Mi piace Spiderman… e allora?, diretto da Micali e tratto dall’omonimo libro di Giorgia Vezzoli, premiato al Tokyo Kineko Film Festival e al Giffoni Macedonia. Le proiezioni del corto, a contatto con famiglie e insegnanti, hanno fatto emergere la necessità di strumenti educativi strutturati: con il supporto del programma CERV della Commissione Europea è nata così la piattaforma stereotipidigenere.eu, un kit didattico multimediale per docenti con esercizi pensati per stimolare il pensiero critico sugli stereotipi di genere.

Nelle note di regia, Mannelli e Micali spiegano che la risposta degli studenti durante i test delle schede didattiche è stata la scintilla che ha dato il via all’ideazione di questo documentario. L’obiettivo dichiarato è condividere con il pubblico i punti di vista che spiegano l’origine di stereotipi e violenza di genere, tramandata da contesti mediatici e famigliari, cercando di porre le basi per un contrasto concreto.

I registi e la produzione

Federico Micali è regista e sceneggiatore fiorentino con una filmografia che spazia tra finzione e documentario. Tra i suoi lavori più noti figurano L’Universale, secondo in media per copia al box office italiano nella settimana di uscita nel 2016, e Firenze Sotto Vetro, distribuito worldwide da Prime Video. Ha presentato lavori alle sezioni del Festival di Venezia nel 2001 e nel 2010.

Serena Mannelli è autrice, insegnante e operatrice teatrale formatasi all’Università di Firenze e alla scuola Laboratorio Nove. Ha collaborato con il Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino nell’ambito del progetto internazionale Intercity e con il National Theatre di Londra. Nel 2005 ha fondato la compagnia Tri-boo. In ambito cinematografico è coautrice del soggetto di L’Universale e di Genova Senza Risposte.

La produzione è firmata da DNArt con Giovanni Ciardulli e Angelo Geniotal, con il sostegno della Regione Toscana e il supporto di ACF Fiorentina e Knauf Insulation. Informazioni sulle proiezioni su lecosechepossocambiare.it.

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