HomeCulturaRoberto Capucci al Museo Accorsi-Ometto: cinquanta abiti per vestire le muse

Roberto Capucci al Museo Accorsi-Ometto: cinquanta abiti per vestire le muse

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Cinquanta abiti, donne straordinarie e un’idea di bellezza che travalica il tempo. Dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027 il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino dedica una grande mostra a Roberto Capucci, il maestro romano che ha trasformato l’alta moda in scultura. La rassegna si intitola Roberto Capucci. Vestire le muse ed è curata da Silvia Mira, storica dell’arte e del costume.

Il percorso espositivo ruota attorno alle donne che hanno indossato le creazioni di Capucci: non modelle, ma personalità del mondo della cultura, dell’arte, della scienza e dell’aristocrazia. Tra le protagoniste, la duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona e le famiglie Nasi e Marini Clarelli hanno messo a disposizione parte del loro guardaroba personale. Accanto a loro, gli abiti indossati da attrici come Silvana Pampanini, Lucia Bosè e Valentina Cortese, dalle grandi voci liriche Raina Kabaivanska e Katia Ricciarelli e dalla scienziata Rita Levi Montalcini.

Un guardaroba che è anche un ritratto del Novecento.

Capucci, l’artista che ha reinventato l’abito

Nato a Roma nel 1930, Roberto Capucci si afferma fin dagli anni Cinquanta come una delle voci più originali della moda italiana. Il debutto avviene a Firenze nel luglio 1951, nella prima manifestazione della moda italiana organizzata dal marchese Giorgini. Cinque anni dopo, Christian Dior lo definisce il migliore creatore di moda italiano: è il 1956, e Capucci disegna in quello stesso anno il celebre modello Nove gonne.

Nel 1958 arriva la svolta con la Linea a scatola, che gli vale il Filene’s Young Talent Design Award di Boston. Nel 1962 apre un atelier a Parigi, dove sperimenta plastica e plexiglas come materiali sartoriali. Tornato a Roma nel 1968, trasforma definitivamente l’abito in opera d’arte. Negli anni Ottanta abbandona i circuiti tradizionali dell’alta moda e sceglie di presentare una sola collezione all’anno, in forma di mostra.

La consacrazione internazionale arriva nel 1995, quando espone dodici abiti-scultura ispirati ai minerali alla Biennale di Venezia. Seguono l’abito-scultura Oceano per l’Expo di Lisbona del 1998 e, nel 2020, i costumi per il balletto Le creature di Prometeo al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Le muse, le opere, il senso della mostra

Silvia Mira, curatrice della mostra, definisce Capucci con nettezza: Roberto Capucci non è uno stilista, non è un sarto. È un artista. Le Muse di Capucci sono coloro in grado di abitare la meraviglia, all’altezza della meraviglia, perché hanno in sé la capacità di comprenderla e di farsi tramite del compimento di un anelito di infinito.

È lo stesso Capucci a spiegare la propria visione del mondo con parole che suonano come un manifesto: Io ho bisogno di vedere il bello, ma in tutte le sue manifestazioni, che sia in un quadro o in un brano di musica. Una musica equivale a un’opera d’arte, a un’architettura, a un’ombra, a una foglia, a una nuvola. Io sono molto curioso, osservo. E poi nascono cose completamente diverse.

La mostra è visitabile fino al 28 febbraio 2027. Il Museo Accorsi-Ometto si trova in via Po 55 a Torino.

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