Oltre 95mila addetti, ma appena 69 dirigenti: è questa una delle principali criticità che emerge analizzando il turismo dell’Emilia-Romagna, un settore che nel 2025 ha superato 44 milioni di presenze, in crescita del 3,9% rispetto all’anno precedente. Il primo semestre 2026 registra 6.208.353 arrivi (+1,40%), di cui 1.829.788 provenienti dall’estero, e 17.539.149 pernottamenti (+3,05%), con 5.596.537 presenze straniere. Numeri che raccontano un comparto strategico e in crescita, ma anche la necessità di rafforzarne la componente manageriale per affrontare una fase nella quale la competizione si gioca sempre più sulla qualità dell’offerta, sull’innovazione, sulle competenze, sulla capacità di attrarre nuovi segmenti di domanda e sul posizionamento nei mercati internazionali. Obiettivi centrali del Piano operativo Manageritalia per valorizzare i territori.
E’ questo il tema al centro di ‘Emilia-Romagna: una nuova direzione per il turismo. Visione, competenze e responsabilità per costruire qualità e futuro’, l’incontro organizzato da Manageritalia Emilia-Romagna, che si è svolto ieri al Centro Porsche Bologna e che ha messo a confronto Istituzioni, imprese, manager, mondo accademico e professionisti per individuare priorità e linee programmatiche per lo sviluppo del turismo regionale nei prossimi anni. Il convegno si è aperto con i saluti istituzionali di Cristina Mezzanotte, presidente di Manageritalia Emilia-Romagna. Tra gli interventi più attesi, quello Roberta Frisoni, assessora al Turismo, Commercio e Sport della Regione Emilia-Romagna, Daniele Ravaglia, presidente Bologna Welcome, Pietro Fantini, direttore regionale Confcommercio Emilia-Romagna, Marco Verga, presidente Aidp Emilia-Romagna e Marco Panieri, sindaco di Imola (BO) le cui presenze ha conferito all’incontro un forte valore istituzionale e politico.
“I numeri – afferma Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna – ci dicono che il turismo dell’Emilia-Romagna è forte, ma la crescita quantitativa non può essere il nostro unico parametro. La vera sfida è aumentare il valore generato dal turismo per imprese, lavoratori e territori. E il fatto che su oltre 95mila addetti si contino appena 69 dirigenti ci dice quanto spazio ci sia ancora per rafforzare la managerialità del settore. Per farlo servono qualità, innovazione e competenze capaci di accompagnare le imprese nel cambiamento e mettere in relazione i diversi attori della filiera. Dobbiamo costruire una visione condivisa che permetta all’Emilia-Romagna di competere sempre meglio a livello internazionale e di generare sviluppo durante tutto l’anno.”
“Un tema fondamentale per il turismo regionale su cui continuare a lavorare è l’accessibilità: stiamo portando avanti una strategia precisa per potenziare sia i collegamenti aerei sia quelli ferroviari con l’estero, rendendo la regione sempre più connessa con i mercati internazionali”, spiega Roberta Frisoni, assessora al Turismo, Commercio e Sport della Regione Emilia-Romagna che prosegue: “Sul piano della qualità del prodotto, è decisivo proseguire con gli investimenti nella riqualificazione degli spazi pubblici – dai centri storici ai waterfront – e delle strutture ricettive. A sostegno di questo percorso, la Regione ha messo in campo risorse concrete: 20 milioni di euro con un nuovo bando di prossima uscita per la riqualificazione delle strutture ricettive; 21 milioni di euro per la valorizzazione degli hub urbani nelle città della nostra regione; 10 milioni di euro per accompagnare la riqualificazione dei waterfront; 10 milioni di euro per supportare le imprese del commercio tramite un bando uscito a giugno e in fase di istruttoria.”
L’Emilia-Romagna può contare su un patrimonio culturale, naturale, produttivo ed enogastronomico straordinariamente diversificato e su destinazioni consolidate. In uno scenario turistico in rapido cambiamento, i tradizionali punti di forza non bastano più. Per competere e intercettare una domanda sempre più evoluta occorre ripensare modelli, servizi e strategie, puntando sulla qualità complessiva dell’esperienza e sulla capacità di integrare le diverse eccellenze del territorio.
La competitività di una destinazione non dipende infatti soltanto dal numero di arrivi e presenze o dagli investimenti nelle singole strutture, ma dalla capacità di costruire un ecosistema turistico efficiente: trasporti e collegamenti adeguati, servizi di qualità, strutture ricettive moderne, territori accoglienti, competenze professionali e comunità coinvolte in un rapporto equilibrato con i visitatori. Una strategia che passa anche dalla capacità di sviluppare segmenti in grado di generare valore durante tutto l’anno. Tra questi il turismo del benessere, che intercetta una domanda in crescita e si integra con molte delle caratteristiche distintive dell’Emilia-Romagna, e il turismo MICE – meeting, congressi, eventi aziendali e formazione –, capace di attrarre un pubblico professionale con una maggiore capacità di spesa e una forte domanda di servizi, infrastrutture e accoglienza di qualità.
Il tema della carenza di managerialità emerge con ancora maggiore evidenza osservando la struttura occupazionale del settore. Secondo gli ultimi dati INPS disponibili, su oltre 95mila addetti si contano appena 69 dirigenti e 504 quadri, a fronte di 8.414 impiegati e quasi 80mila operai. In paese che presenta solo 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti, il rapporto nel settore del turismo in Emilia-Romagna è ancor di più basso: 0,07 dirigenti ogni cento dipendenti. Numeri che, oltre a confermare il peso della filiera per l’occupazione e lo sviluppo economico del territorio, evidenziano una presenza estremamente contenuta di figure manageriali rispetto alle dimensioni del comparto. Un elemento significativo proprio mentre le imprese turistiche sono chiamate ad affrontare sfide sempre più complesse sul fronte dell’innovazione, dell’organizzazione, dell’internazionalizzazione, della qualità dei servizi e della gestione delle persone.
Al centro della trasformazione c’è soprattutto il capitale umano. Il settore ha bisogno di nuove competenze manageriali per leggere i trend internazionali, innovare i modelli di business, cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, guidare imprese e destinazioni e costruire un posizionamento sempre più riconoscibile sui mercati internazionali. L’obiettivo è passare da una logica prevalentemente quantitativa a un modello capace di mettere al centro qualità dell’offerta, valore, competenze, innovazione, destagionalizzazione e sostenibilità, attraverso una governance nella quale istituzioni, imprese e rappresentanze professionali contribuiscano alla costruzione di una strategia comune.
Numerosi gli esperti, i manager e gli operatori del settore che nel corso del pomeriggio si sono avvicendati nei tre panel tematici, portando esperienze, analisi e proposte concrete sui principali nodi che condizioneranno lo sviluppo del comparto nei prossimi anni. Il confronto ha approfondito, in particolare, ‘Il turismo dell’Emilia-Romagna oggi: qualità, servizi e competitività internazionale’ e ‘Benessere e turismo MICE: gli asset che possono cambiare il modello di sviluppo’, affrontando trasversalmente il ruolo delle competenze, della managerialità e della collaborazione tra pubblico e privato nella costruzione di un’offerta turistica regionale più evoluta e competitiva. (In allegato il programma completo con tutti i nomi degli esperti intervenuti). L’incontro ha voluto contribuire a delineare una nuova direzione per il turismo dell’Emilia-Romagna: partire dalla solidità dei risultati raggiunti per costruire un settore più qualificato, competitivo e capace di trasformare l’attrattività della regione in valore economico, occupazionale e territoriale duraturo.