“Considerare la pace come una politica ambientale” perché “il diritto a un ambiente sano è parte del diritto alla pace”. E’ la nuova sfida 2026 del ‘Patto delle Donne per il Clima e l’Ambiente’ lanciato a Matera nel 2019 dagli ‘Stati Generali Delle Donne’ con la responsabilità di parlare di ambiente come questione scientifica o economica, di civiltà, di giustizia e di futuro. “Oggi il raggio di azione del Movimento si amplia – annuncia la coordinatrice nazionale ed ideatrice degli Stati Generali delle Donne, Isa Maggi – Non possiamo più parlare di clima, di tutela dei territori, di biodiversità, di acqua, di suolo e di salute senza parlare anche di guerra. Perché la guerra non distrugge soltanto le persone, le città e le infrastrutture. La guerra distrugge l’ambiente. E spesso lo fa in modo silenzioso, invisibile, progressivo. Ed il danno può continuare a produrre conseguenze per decenni, anche quando le armi hanno smesso di sparare”.
“Le donne non hanno in mente solo la cura dei figli o degli anziani ma anche della madre terra. Abbiamo condiviso dal 2019 il nostro punto di vista con le varie Cop (le più importanti conferenze mondiali sui cambiamenti climatici organizzate dalle Nazioni Unite – ndr), l’anno scorso il focus era sulle economie indigene. Quest’anno sarà la pace, ma purtroppo non riusciamo a partecipare in presenza, troppo costoso (la Cop31 2026 si terrà ad Antalya in Turchia dal 9 al 20 novembre – ndr). Lanceremo il tema il 19 dicembre all’università di Pavia, lo porteremo nelle scuole e faremo sensibilizzazione nei territori”, dice all’Adnkronos la Coordinatrice nazionale del movimento nato nel 2014 per promuovere un nuovo modello di sviluppo economico e sociale fondato sulla parità di genere come motore anche della transizione ecologica.
“I casi più emblematici sono l’Ucraina e Gaza – prosegue – Venti milioni di ucraini scappati dalla terra che era il granaio di Europa e ora non lo è più. Un fatto che varrà e rimarrà per le generazioni future, con l’inquinamento dell’acqua e dell’aria. La prima cosa da fare è cercare di coniare un po di consapevolezza: non c’è tutela del clima senza tutela della pace. Non c’è futuro sostenibile senza territori sicuri. Non c’è sicurezza duratura in un ambiente devastato. Non c’è vera ricostruzione senza cura dell’ambiente. E non c’è giustizia tra le generazioni, se lasciamo ai nostri figli e alle nostre figlie un pianeta ferito anche dalle guerre”. Maggi ha una certezza: “Le donne hanno qualcosa da dire. Il Patto delle Donne per il Clima e l’Ambiente del 2019 può quindi diventare oggi un nuovo impegno: fare della pace una politica per il clima, della cura dei territori una politica di sicurezza e della tutela dell’ambiente una politica di prevenzione dei conflitti. Perché la guerra uccide le persone. E, insieme a loro, uccide anche una parte del pianeta”, conclude.