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Chiara Galiazzo e la sua ‘Nuova Luce’: “Non rincorro più i riflettori degli altri”

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Una ‘Nuova luce’ non solo per le canzoni, ma anche per se stessi. Perché quando le luci della ribalta non sono lì a illuminarci, allora occorre farlo da soli. Chiara Galiazzo torna con un nuovo capitolo musicale, ‘Nuova Luce’ appunto: un EP digitale (Altafonte Italia) che rilegge alcune delle canzoni più significative del suo repertorio attraverso una veste sonora completamente nuova, dove il quartetto d’archi si incontra con l’elettronica. Ma attenzione a chiamarlo semplicemente ‘album riarrangiato’. È qualcosa di più, un vero e proprio percorso di rinascita personale e artistica. “È vero, è un album riarrangiato con canzoni molto conosciute, quelle che secondo me non erano state valorizzate abbastanza in passato”, racconta Chiara all’Adnkronos. “Ma dire semplicemente ‘album riarrangiato’ non basta per far capire veramente di cosa si tratta”. Ma allora il punto qual è? “Negli ultimi anni in tanti mi hanno chiesto: ‘Ma canti ancora?’“. Una domanda che, se all’inizio la innervosiva, oggi la fa sorridere. “È una cosa che vedo applicata non solo a me, ma a tanti altri artisti”, spiega. “Il pubblico più disattento pensa che se non vai in televisione, non esisti. Inizialmente rispondevo scocciata, anche perché non mi sono mai fermata, altrimenti avrei dovuto cambiare lavoro per campare! Poi l’ho elaborata. Adesso la anticipo io stessa. Ho capito che non è colpa del pubblico, ma del nostro sistema. Con Nuova Luce volevo spiegare proprio questo: le canzoni rimangono uguali, siamo noi che cambiamo”.

La sua risposta, quindi, è tutta in questo EP, perché Chiara Galiazzo non ha mai smesso di cantare. Ha solo smesso di rincorrere i riflettori degli altri, e la nuova luce se l’è accesa da sola: “A un certo punto relativizzi e capisci che la luce non te la devono validare gli altri, te la puoi creare anche da sola. Poi, se gli altri la vedranno, bene, altrimenti va bene lo stesso”. Per questo progetto, Chiara ha scelto alcuni dei brani più significativi della sua carriera, canzoni a cui è particolarmente legata e che ama condividere con il suo pubblico. La selezione attraversa tutti gli album della sua produzione e mette insieme brani diversi tra loro, ma rappresentativi di momenti importanti della sua storia e del rapporto che ha costruito negli anni con chi l’ascolta: ‘Cuore nero’, ‘L’ultima canzone del mondo’, ‘Straordinario’, ‘Bambola Daruma’, ‘Due respiri’ e ‘Nessun posto è casa mia’.

“Sono brani significativi. Quest’estate abbiamo fatto 30 date, il che mi ha dato molta fiducia. C’è un pubblico mainstream e poi c’è il pubblico che viene a sentirti dal vivo, che canta le tue canzoni a squarciagola. Non potevo non inserire i brani che cantano di più, anche se è stato complicato perché molte volte le versioni originali sembrano già perfette così”. L’EP contiene anche un regalo prezioso: ‘Straordinario’ che, undici anni dopo Sanremo, torna in una nuova veste e per la prima volta in duetto con Ermal Meta, il quale nel 2015 scrisse il brano per lei insieme a Gianni Pollex. “Sembra il finale di stagione di una serie, la chiusura di un cerchio. Ogni volta che ascolto quella canzone mi emoziono perché è vera. È nata come una collaborazione spontanea e si sente. Sono molto contenta che siamo riusciti a farla”.

Riarrangiare brani già perfetti nella loro forma originale è stato un rischio calcolato. La sfida più ardua? Nessun posto è casa mia. “Non sapevamo come fare, così con il produttore Alessandro Galdieri abbiamo fatto una follia: abbiamo usato il vocoder. L’abbiamo fatta ‘pazza’”, confessa divertita. Spazio anche per brani meno affini al mondo degli archi, come Bambola, e per riscoperte preziose come ‘Cuore Nero’. Quest’ultima, in particolare, ha assunto un significato totalmente nuovo: “Mi ha quasi inquietato rifarla dopo 11 anni. All’epoca ero più ingenua, non avevo idea di cosa fosse realmente. Negli anni ho visto molti ‘cuori neri’ e adesso so cosa sono. Fa parte dell’esperienza”. Ma chi è Chiara oggi quando canta il suo repertorio? “Sono in un percorso continuo, in un flusso. Però ho molto meno paura e mi vergogno molto di meno. All’inizio della mia carriera, la mia timidezza non mi permetteva di andare fino in fondo. Adesso, in realtà, me ne frega molto di meno”. Una maturità che si riflette anche nella sua visione lucida del mondo musicale odierno, dominato dal dibattito sull’Intelligenza Artificiale. L’IA? “È croce e delizia”. Per Chiara “è sicuramente un rischio per la creatività umana, ma la vedo anche come uno strumento di supporto. Bisogna usarla senza intaccare l’arte. Il mio core business è la musica dal vivo, le cose con le orchestre, più intime. Spero che quell’emozione lì l’intelligenza artificiale non me la possa mai togliere”.

Ed è proprio sui live che si concentrerà nei prossimi mesi, con un tour nei teatri che partirà il 20 novembre da Coriano (Teatro Corte) per poi proseguire il 23 novembre a Milano (Teatro Manzoni), il 27 novembre a Mestre (Teatro Corso), il 9 dicembre a Ferrara (Teatro Nuovo) e il 17 dicembre a Roma (Auditorium Parco della Musica – Ennio Morricone). E assicura: “Sarà bellissimo. Inizierà con il battito di un cuore. Sarà uno show minimal, basato essenzialmente su luci e musica. Niente coreografie, ma sarà tutto molto più strutturato rispetto ai miei concerti estivi, che sono più ‘a braccio’. È un passo in più per me”.

Infine, uno sguardo attento all’attualità e al ruolo dell’artista, stimolato dalle recenti polemiche internazionali sui concerti e sui cantanti che prendono posizioni politiche, come nel caso di Ed Sheeran e Macklemore. Chiara non ha dubbi: “Se un artista sente il dovere morale di dire qualcosa, è giusto che lo faccia, specialmente se ha una platea. Mi sembra incredibile che nel nostro tempo si debba ancora discutere se sia giusto o meno esprimere il proprio pensiero. Nella libertà, chi ha un megafono per dire determinate cose fa bene a usarlo”. (di Loredana Errico)

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