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“Le bambine di Roma”: il terzo romanzo storico di Emanuela Fontana ambientato ai tempi dell’Impero augusteo

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Saghe e romanzi storici sull’Imperatore Augusto sono già stati scritti, ma mai nessuno finora aveva pensato di far rivivere i fasti di quell’epoca mettendo al centro della trama delle protagoniste femminili e narrando i fatti dal loro punto di vista. Ciò è proprio quello che ha pensato di fare l’autrice Emanuela Fontana nella sua ultima opera: in Le bambine di Roma, infatti, le eroine sono Giulia, figlia di Ottaviano Augusto, e Selene, orfana del comandante Marco Antonio e della regina d’Egitto Cleopatra.

Giulia nacque dal matrimonio di Augusto con la nobildonna romana Scribonia, da cui poi divorziò per sposare Livia. Il ripudio, purtroppo, dovette subirlo anche questa figlia femmina, che venne esiliata in una villa imperiale sull’isola di Ventotene. Le fonti descrivono la ragazzina come una persona dal carattere vivace e ribelle, ma non fu questo il motivo per il quale venne allontanata dalla corte: come di consuetudine, serviva un maschio per assicurare la successione della stirpe, che sarebbe stato scelto fra i figli di Livia (avuti da un matrimonio precedente) o di Ottavia, amata sorella dell’Imperatore. Questo a dimostrazione che le donne all’epoca erano considerate importanti quasi esclusivamente per la loro funzione generatrice.

Di conseguenza, capendo che il modo di agire del padre era dettato dalla politica e dalla necessità di mantenere il potere, Giulia non considerò mai Augusto un despota e non riuscì mai a odiarlo per averla esclusa dalla famiglia. Agli occhi delle bambine e dei bambini di Roma, egli veniva considerato come un eletto da Dio per il suo ruolo importante alla guida dell’Impero, costretto a mettere davanti a tutto i suoi compiti ufficiali (compresi gli affetti).

Per sopperire alla propria condizione di isolamento, Giulia a dieci anni troverà conforto nell’amicizia con Selene, trascinata a Roma assieme ai fratelli maschi al pari di un bottino di guerra. Molto toccante, in particolare, è la scena dell’alluvione (descritta come un momento liberatorio), durante cui le due corrono e si lasciano andare. Fortunatamente, pur essendo i discendenti dell’avversaria Cleopatra (che preferì suicidarsi pur di non sottomettersi all’imperatore), i bambini stranieri vennero trattati e accolti nel migliore dei modi a corte, e gli fu data l’opportunità di istruirsi al pari degli altri coetanei romani.

Se, da una parte, Marco Antonio e Cleopatra non sono dei personaggi attivi nel romanzo perché vengono solo evocati, dall’altra sono proprio i bambini quelli ad essere maggiormente delineati a livello caratteriale: Giulia, come già sottolineato, ha un’indole provocatoria mentre Selene, influenzata dalle sue origini orientali, ha un atteggiamento più riservato e composto, pur difendendosi molto bene attraverso l’utilizzo della parola.

Nel redigere quest’opera, la scrittrice naturalmente si è avvalsa di testi e fonti storiche per ricostruire non solo gli accadimenti, ma anche il profilo psicologico delle bambine e degli eroi della vicenda in generale. Dove poi ella non ha avuto nulla su cui basarsi, ha cercato comunque di delineare lo stesso i pezzi mancanti della storia o del profilo psicologico di qualcuno, affidandosi sempre il meno possibile alla fantasia o a riferimenti autobiografici.

Alla conferenza di presentazione del libro, svoltasi allo Spazio Ghelfi di Grottaferrata, Emanuela Fontana non a caso ha messo in evidenza le differenze che esistono fra la stesura di un romanzo storico e di una narrazione completamente inventata: secondo la sua opinione, il primo tipo è più facile da scrivere perché si hanno già una cronologia dei fatti e dei “binari” impostati, sebbene questa situazione potrebbe sembrare in apparenza limitante. In realtà lei rassicura che non è così perché, pur non potendo cambiare il finale di una vicenda accaduta realmente, di quest’ultima si può sempre cambiare il punto di vista o il tono con cui la si racconta. L’importante, insomma, è cercare sempre di ricostruire la vera voce dei personaggi studiando attentamente le fonti e il periodo in cui essi sono vissuti, proprio come l’autrice è già riuscita egregiamente a fare nella precedente opera sulla vita del musicista Antonio Vivaldi e ne La correttrice.

Tornando a Le bambine di Roma, le sue pagine racchiudono vari estratti, poesie e citazioni da autori greci o latini, come quella riguardante il sacrificio di Efigenia, nella quale Giulia si immedesima a causa del rapporto conflittuale che entrambe hanno avuto con il loro padre. Vengono nominati di frequente anche i letterati Orazio e Virgilio, che realmente furono ospiti in varie occasioni nella dimora di Augusto sul Palatino, oppure Mecenate e Agrippa, che svolsero un ruolo fondamentale nella costruzione architettonica della nuova Roma, che cominciò a delinearsi in epoca augustea.

Il volume, in poche parole, riserva diverse sorprese ai lettori racchiuse nelle sue pagine: non resta che scoprirle acquistando il medesimo nelle migliori librerie.

 

 

 

 

 

 

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