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‘L’isola dei ricordi’, ecco la storia che ha ispirato il nuovo film d’animazione DreamWorks

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Un viaggio animato in cui i ricordi diventano il bene più prezioso da salvare, un’isola dove tutto può accadere, un’amicizia per cui vale la pena lottare e la paura di essere dimenticati. Sono questi gli ingredienti de ‘L’Isola dei Ricordi’ (dal 24 settembre nelle sale con Universal Pictures), la nuova avventura targata DreamWorks Animation: lo studio che ha raccontato legami indimenticabili tra un ragazzo e un drago in ‘Dragon Trainer’, tra un orco e un asino in ‘Shrek’ e tra un robot e un’ochetta ne ‘Il robot selvaggio’. Le protagoniste del film – scritto e diretto dai candidati all’Oscar e ai Bafta, Joel Crawford e Januel P. Mercado, sono Jo e Raissa, due neodiplomate amiche fin dai tempi della scuola elementare, ormai pronte a prendere strade diverse nella vita. Mentre festeggiano la loro ultima serata insieme, si imbattono in un portale misterioso che le trasporta a Nakali, un’isola fantastica e mistica, popolata da creature magiche e mitologiche di cui hanno sempre sentito parlare nelle storie raccontate dalle loro famiglie filippine. Alcune di queste creature diventeranno alleate, altre nemiche. Insieme a Raww, un licantropo-cane benintenzionato ma un po’ pasticcione, e a un piccolo ma agguerrito gruppo di nuovi compagni, Jo e Raissa dovranno affrontare la tanto temuta Manananggal, la creatura più pericolosa dell’isola. Quando scoprono che il prezzo per tornare a casa è sacrificare tutti i ricordi della loro amicizia, Jo e Raissa dovranno trovare un modo per lasciare l’isola prima di dimenticarsi per sempre l’una dell’altra.

La storia dietro ‘L’Isola dei Ricordi’ è iniziata a sua volta da un’amicizia. Non quella tra Jo e Raissa, sebbene il loro rapporto sia il fulcro della storia, ma la collaborazione creativa tra gli sceneggiatori e registi Joel Crawford e Januel Mercado, che hanno lavorato insieme per la prima volta in ‘Kung Fu Panda 2’ più di dieci anni fa. “Abbiamo scoperto in modo del tutto naturale di avere la stessa sensibilità”, racconta Crawford. “Ci divertiamo a farci ridere a vicenda. Ci piacciono gli stessi film. Il nostro modo di pensare è talmente affine che abbiamo sviluppato una sorta di linguaggio comune, quasi come un accordo tacito. Scrivere insieme è un processo fluido, e questo apre le porte a momenti speciali nella sceneggiatura”. Questo linguaggio condiviso si è consolidato nei progetti successivi, tra cui ‘Il gatto con gli stivali 2: L’ultimo desiderio’ e ‘I Croods – Una nuova era’, entrambi diretti da Crawford. Quando i due hanno iniziato a pensare di scrivere e dirigere un film originale, sono approdati a una storia plasmata dalla cultura, dalla mitologia e dalla famiglia filippina. La moglie di Crawford è filippina e Mercado, che in questo progetto debutta alla regia di un lungometraggio (dopo esser stato co-regista de ‘Il gatto con gli stivali 2: L’ultimo desiderio’), è filippino-americano.

Insieme, hanno intravisto l’opportunità di realizzare un film ispirato a una cultura che aveva plasmato profondamente le loro vite. “Entrambi abbiamo legami personali con le Filippine, quindi questo film è una lettera d’amore alle nostre famiglie e alla cultura che ha plasmato i nostri valori”, spiega Mercado. “Abbiamo riflettuto a lungo sulle persone che influenzano le nostre vite, sui nostri cari che ci guidano nel diventare ciò che siamo e nel modo in cui ci muoviamo nel mondo”. Crawford aggiunge: “Non volevamo solo scrivere di ciò che conosciamo, ma piuttosto di chi conosciamo”. Per Crawford e Mercado, il folklore filippino offriva un mondo di straordinarie possibilità cinematografiche. Al centro di questa mitologia si trovavano gli Aswang, creature soprannaturali mutaforma raramente rappresentate nell’animazione mainstream o nel cinema americano. “Aswang è il termine generico che indica tutte le creature soprannaturali mutaforma”, spiega Mercado. “Sono essenzialmente la versione filippina di mostri, vampiri, lupi mannari, ghoul, goblin ed elfi. La mitologia è così ricca che abbiamo a malapena grattato la superficie con le creature presenti nella nostra storia”.

Partendo da questa mitologia, i realizzatori hanno dato forma a un’avventura che mescola diversi generi, incentrata su due adolescenti filippine, Jo e Raissa, che attraversano un portale verso Nakalimutan – o più brevemente Nakali -, un’isola mitica abitata dagli Aswang. Quando le ragazze si risvegliano sulle sue rive senza alcun ricordo della notte precedente, devono ripercorrere i loro passi, affrontare le strane creature che le circondano e trovare la strada per tornare nel mondo dei mortali. Durante lo sviluppo della sceneggiatura, Crawford e Mercado hanno cercato di far coesistere mistero, commedia, emozioni legate al passaggio all’età adulta e fantasy, senza smussare gli angoli che rendevano ogni elemento distintivo. Il film è stato ambientato intenzionalmente negli Anni 90 perché, come spiega Mercado, “era un’epoca precedente ai social media, agli smartphone e in cui le amicizie sembravano spesso più fragili, e mantenerle richiedeva un vero impegno”. Crawford aggiunge: “Gli Anni 90 sono stati quelli della nostra formazione, e i ricordi che abbiamo creato in quel periodo ci hanno plasmano in ciò che alla fine siamo diventati”. Il risultato è un film radicato nell’iconografia filippina e animato dallo spirito dinamico delle commedie e degli anime che hanno segnato la formazione dei registi. Jo e Raissa sono ispirate alle donne delle loro vite, mentre il linguaggio visivo del film è stato concepito per ampliare le possibilità dell’animazione.

“Per troppo tempo l’animazione è stata relegata in uno spazio, soprattutto quella occidentale, dove ci si aspetta che sia sempre la stessa cosa”, dice Crawford. “Volevamo davvero rompere questo schema. L’animazione può raccontare qualsiasi tipo di storia, e Januel ed io ci siamo mossi per realizzare un film originale che sembrasse davvero inedito sotto ogni aspetto. C’è una comicità esplicita ispirata agli anime, ma ci sono anche momenti cinematografici, sottili e profondamente toccanti. Tutto questo può coesistere in un unico film. Per Januel e me, tutto ciò risulta autentico”. Anche Margie Cohn, presidente della DreamWorks Animation, è stata conquistata da questa ambizione, così come dalla chiarezza emotiva che si cela dietro la portata immaginativa del film. “‘L’isola dei Ricordi’ è una storia molto personale per Joel e Januel”, afferma la Cohn. “È ricca di tante meravigliose qualità che provengono direttamente da loro: umorismo, naturalmente, ma anche energia positiva, compassione e profondità. Si spinge oltre i limiti a livello visivo, ma ogni scelta di design è al servizio di una storia sulla magia e sul potere dell’amicizia, che è il vero cuore di questo film”.

Per radicare questa magia nell’esperienza vissuta, Crawford, Mercado, il produttore Mark Swift, lo scenografo Ryan Carlson e il direttore artistico Chris Grun si sono recati nelle Filippine nella primavera del 2025 per un viaggio di ricerca di 10 giorni tra le isole e Manila. Durante il viaggio, i parenti di Mercado hanno organizzato una chiassosa festa di benvenuto per il team creativo e per la famiglia di Crawford in visita. L’incontro ha poi ispirato la festa di addio che la famiglia di Raissa organizza per lei nel film. “Le Filippine sono bellissime”, dice Crawford. “La cultura locale è stata una parte fondamentale di ciò che volevamo celebrare in questo film. È un luogo incredibilmente caloroso e accogliente, il tipo di posto in cui ti fanno sentire di famiglia. Tutti cantano, ballano, mangiano e bevono insieme. E i miti sembrano ancora molto vivi e presenti. Tutti quelli che abbiamo incontrato avevano una storia da raccontare su un avvistamento di un Manananggal”. Nonostante la sua inventiva soprannaturale, L’Isola dei Ricordi affonda le sue radici in una paura profondamente umana: il timore che crescere possa significare allontanarsi, e che le persone che un tempo ci conoscevano meglio, possano un giorno ricordarci in modo diverso, o non ricordarci affatto. La sua specificità culturale conferisce al film spessore e significato, mentre i suoi quesiti emotivi trascendono qualsiasi singolo luogo. “Per quanto specifica possa essere la nostra storia o la nostra esperienza, chiunque può immedesimarsi”, afferma Mercado. “Tutti noi abbiamo amici, familiari e persone a cui siamo legati. Tutti siamo capaci di creare bellissimi ricordi. Al centro di questa storia ci sono l’amicizia, le difficoltà della crescita, la paura di essere dimenticati e la fragilità della memoria. I ricordi sono preziosi perché non durano per sempre, ed è questo che li rende così importanti”, conclude.

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