Il Tribunale di Varese ha condannato a un anno di reclusione per diffamazione Pasquale Aglieco, ex comandante provinciale dei Carabinieri di Siena, per una serie di mail anonime contro i giornalisti Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, autori per Le Iene di una lunga inchiesta sulla morte di David Rossi. Aglieco è stato invece assolto dall’accusa di sostituzione di persona.
“Curioso scoprire che quelle mail a carattere intimidatorio nei confronti di un testimone della nostra inchiesta giornalistica fossero scritte da un allora rappresentante delle istituzioni”, dice all’Adnkronos Marco Occhipinti, autore dell’inchiesta insieme a Monteleone.
Soddisfatti anche gli avvocati Stefano Toniolo e Susanna Gallazzi, difensori dei due giornalisti. “Dopo un lungo percorso giudiziario, si è finalmente dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio la paternità di quelle mail”.
Il collegamento con il caso David Rossi non riguarda soltanto l’oggetto dell’inchiesta giornalistica. Occhipinti ricorda infatti anche il ruolo ricoperto da Aglieco nelle ore immediatamente successive alla morte del responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi, precipitato il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni.
Aglieco, osserva il giornalista, “il giorno della morte di David Rossi fu trovato nel vicolo dai primi agenti di polizia accorsi sul posto e partecipò personalmente alle prime sfortunate indagini che si conclusero con l’ipotesi di un suicidio”.
“Un’ipotesi a cui noi non abbiamo mai creduto”, aggiunge Occhipinti, che sottolinea come gli sviluppi degli ultimi mesi abbiano riaperto completamente il caso: “Ci conforta il fatto che oggi la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi e la magistratura, con la riapertura delle indagini, ci stiano dando ragione”.
Al centro del procedimento di Varese ci sono alcune mail anonime inviate nel dicembre 2020 a M.B., escort intervistato da Monteleone e Occhipinti nell’ambito della loro inchiesta, e ad alcuni suoi familiari e conoscenti.
L’uomo aveva raccontato ai due giornalisti di aver preso parte ad alcuni presunti “festini” e aveva riferito di riconoscere Aglieco tra i partecipanti. Una circostanza che, secondo quanto riferiscono i legali dei due reporter, M.B. avrebbe successivamente ribadito anche davanti alla Procura della Repubblica che lo aveva convocato.
Le mail, firmate con uno pseudonimo e inviate attraverso una casella di posta anonimizzata, puntavano secondo la ricostruzione dell’accusa a spingere il testimone a ritrattare le proprie dichiarazioni e contemporaneamente a screditare Monteleone e Occhipinti sul piano professionale e personale.
A consentire di risalire all’origine dei messaggi sarebbe stato un dettaglio contenuto già nella prima mail. Nel file Word allegato compariva infatti l’indicazione di Pasquale Aglieco come autore del documento. E la stessa “firma digitale” è stata riscontrata in un allegato che Aglieco aveva mandato (stavolta “in chiaro”) in un altro procedimento che lo vede contrapposto ai due giornalisti.
È proprio questo uno degli elementi su cui insistono Toniolo e Gallazzi: incrociare i dati dei due documenti, uno anonimo e l’altro invece riconducibile ufficialmente all’ex comandante, ha consentito di accertare la riconducibilità delle comunicazioni.
Il procedimento era nato dalle querele presentate da Monteleone, Occhipinti e Rti-Mediaset per le email inviate nel dicembre 2020. Il Tribunale ha disposto anche un risarcimento in favore delle parti civili, con una provvisionale di 20mila euro per ciascuno dei due giornalisti.
Il lavoro dei due giornalisti è entrato anche nell’inchiesta parlamentare sulla morte di Rossi. Il 26 novembre 2025 Marco Occhipinti e Antonino Monteleone sono stati ascoltati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gianluca Vinci, accompagnati dall’avvocato Stefano Toniolo. Parte dell’audizione si è svolta in seduta segreta.
Negli anni le inchieste de Le Iene hanno insistito su diversi elementi ritenuti incompatibili con la ricostruzione originaria della morte di Rossi come suicidio e hanno raccolto testimonianze poi finite anche all’attenzione degli organi inquirenti e del Parlamento.
A marzo 2026 è arrivata la svolta più rilevante. Nel rendiconto di metà mandato, approvato all’unanimità dei componenti presenti, la Commissione parlamentare ha affermato che le nuove perizie acquisite escludono “definitivamente” l’ipotesi del suicidio e ha preso atto che Rossi sarebbe stato vittima di un’azione con l’intervento di terzi.
Le conclusioni si basano in particolare sulle consulenze relative alla dinamica della caduta e alle lesioni riscontrate sul corpo di Rossi, ricostruite in questo servizio delle Iene (video). Il lavoro della Commissione ha portato anche alla trasmissione di atti e perizie alla Procura di Siena, che ha aperto un nuovo fascicolo sulla morte dell’ex manager Mps.
È a questi sviluppi che Occhipinti fa riferimento nel commentare oggi la condanna di Aglieco. Una sentenza che nasce da una vicenda collaterale rispetto alla morte di Rossi, ma che riguarda direttamente una delle fonti e i due giornalisti che, attraverso la loro inchiesta, hanno contribuito negli anni a mantenere acceso un faro su quanto accadde la sera del 6 marzo 2013.