“Spero che quando lo vedrà, lo apprezzerà”. Così Robert Pattinson, alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, risponde alle critiche di Chris Hansen su ‘Primetime’, dove interpreta un personaggio ispirato al giornalista americano diventato celebre con ‘To Catch a Predator’, il controverso format Nbc che fino al 2007 smascherava in diretta sospetti predatori sessuali attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste. Pattinson chiarisce che il progetto non è nato come un biopic. Il vero Hansen, però, non ha nascosto il suo scetticismo: non è coinvolto nella produzione e non ha visto il film, avendo rifiutato di firmare l’accordo di riservatezza richiesto da A24. Le sue critiche – definisce l’interpretazione dell’attore “eccessivamente drammatica” – si basano esclusivamente sul trailer. Pattinson spera che possa ricredersi: “C’è qualcosa di elettrico in lui. Mi auguro che l’ispirazione che il suo personaggio ha dato a tante persone, per anni, possa essere considerata una forma di complimento”.
L’attore racconta di vedere “qualcosa di magnetico nella sua presenza”: “Guardavo il programma da ragazzo senza pensarci troppo. C’è un’alchimia strana: qualcosa che fa lui è il motivo per cui se ne parla ancora vent’anni dopo. Non dipende solo dal tema. Lo show era innovativo, ma lui ne era il fulcro. Anche dopo migliaia di ore di visione, è difficile capire esattamente cosa sia”. Diretto da Lance Oppenheim, al debutto nel lungometraggio narrativo, ‘Primetime’ è ambientato a metà anni Duemila e segue Hansen nel periodo in cui, alla guida di ‘To Catch a Predator’, trasformò la caccia ai sospetti predatori in intrattenimento da prima serata. Ispirato liberamente all’articolo di Esquire del 2007 ‘Tonight on Dateline This Man Will Die’, il film esplora i limiti etici del metodo Hansen e il punto di collisione tra giornalismo, giustizia e spettacolo. Il programma si concluse nel 2008, dopo varie polemiche sulle modalità con cui venivano affrontati i casi.
Oppenheim descrive ‘Primetime’ come una “docu‑fantasy”, un ibrido che unisce il suo background documentaristico alla narrazione. Racconta di aver scoperto ‘To Catch a Predator’ non attraverso il programma, ma tramite le parodie di ‘South Park’: “Il format mi ha sempre affascinato, in parte per il modo in cui fonde finzione e realtà: i predatori agiscono mossi da impulsi reali e orribili, ma vengono guidati all’interno di un ambiente altamente strutturato, dove interagiscono con attori e con un conduttore televisivo”. Con ‘Primetime’ ha voluto esplorare “come il programma si sia trasformato con l’aumentare della popolarità e l’impatto che ha avuto sulle persone coinvolte”, ripercorrendo “le ambizioni divergenti di chi si muoveva dentro quell’apparato – un crociato del giornalismo, un produttore televisivo disincantato e un aspirante attore hollywoodiano – mentre convergevano in un momento di crisi”.
Nel frattempo, Pattinson sta vivendo un anno particolarmente intenso: è protagonista di successi al botteghino come ‘Odissea’ di Christopher Nolan e sarà nel prossimo ‘Dune: Part III’ di Denis Villeneuve. È arrivato a Venezia direttamente da Londra, dove sta girando ‘The Batman: Part II’. “Quando prendi il ritmo, stranamente non è così difficile”, dice. E, scherzando, aggiunge: “Ho appena avuto un bambino. Non avevo alcuna voglia di uscire la sera, quindi improvvisamente avevo il doppio del tempo per prepararmi, il che ha aiutato”, conclude.