Assieme a Celentano, Al Bano, Sofia Loren e altri divi dello spettacolo italiano, c’è uno scrittore per ragazzi nel ‘pantheon’ degli italiani famosi in Russia. Arriva infatti da lontano il riferimento che ha portato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova a bollare – come una possibile ‘favola di Rodari’ – la notizia della nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del ministero della Difesa italiano.
In una carriera di scrittore quasi trentennale – iniziata a inizio anni Cinquanta con ‘Il libro delle filastrocche’ e conclusasi con la morte nel 1980 – Rodari è stato in un certo senso più famoso in Russia che non da noi (pur essendo popolarissimo e amato dai ragazzi italiani). Il merito è di un libro del 1951 ‘Le avventure di Cipollino’ che nel nostro paese fu accolto quasi con indifferenza mentre la traduzione russa del 1953 (una delle 23 avute dal testo) lo consacrò ad autore di primo piano. A toccare i lettori dell’Unione Sovietica fu il protagonista, Cipollino, un anti-eroe figlio di ‘poveri vegetali’ in lotta contro il potere degli ortaggi più ricchi, come il cavaliere Pomodoro e il principe Limone. Di sicuro la sua battaglia – che lo porta alla fine a liberare gli ortaggi più deboli dall’oppressione di quelli più forti – si inseriva perfettamente nel racconto moralistico della propaganda sovietica di quegli anni, facendo del comunista Rodari un autore ‘perfetto’, al di là dei suoi grandi meriti letterari. In cinque anni il libro dell’autore italiano vendette oltre un milione e mezzo di copie spingendo di riflesso anche i nostri intellettuali a fare i conti con il semi-sconosciuto autore per l’infanzia, come testimoniato da un articolo sulla terza pagina dell’Unità, dal titolo ‘Cipollino nel paese dei Soviet’, una formula ripresa da Anna Roberti nel libro del 2020 che racconta la fortuna di Rodari in Russia.
Quel successo scandì gli inizi di una carriera luminosa che – dalle ‘Filastrocche in cielo e in terra’ alle ‘Favole al telefono’ – ha fatto di Rodari un autore per l’infanzia (e non solo) davvero ‘universale’ pubblicato dai principali editori – in Italia da Einaudi – e insignito nel 1970 del prestigioso premio Andersen. Ma la fama globale non allontanò i lettori sovietici, tutt’altro. Nel 1958 una delle sue opere ‘Il bambino di Napoli’ fu trasposto in un film d’animazione mentre la storia di Cipollino è ststa musicata e trasformata in un balletto, rappresentato in Unione Sovietica nel 1973. A tradurre Rodari in russo sono stati coinvolti grandi autori come il poeta Samuil Marshak e la linguista Yulia Dobrovolskaya: nella sua carriere lo scrittore italiano è stato peraltro più volte in Unione Sovietica come nel suo ultimo viaggio dell’autunno 1979, Gianni Rodati. Una esperienza raccontata nel volume postumo del 1984 dal titolo di ‘Giochi nell’URSS’, in cui lo scrittore – che il russo lo capiva e lo parlava – riporta le impressioni e i commenti raccolti negli incontri con gli studenti di varie città della sterminata federazione. A decenni dalla sua morte (e tramontata l’Urss) Rodari resta comunque molto popolare nella cultura russa come testimonia la scelta di una band pop che nel 2017 ha addirittura adottato il nome ‘Džanni Rodari’.
Con queste premesse, quindi, non è insolito che la cinquantenne Zakharova abbia ben chiaro un autore che però – nonostante l’amore per la Russia – difficilmente avrebbe accettato di essere citato nei commenti di un Cremlino che, a differenza dei personaggi di Rodari, la guerra non la rifugge e non la teme.