Un lungo viaggio nella mente e nella vita di Guido Morselli, attraverso oltre trent’anni di appunti, riflessioni, letture, incontri e sogni. E’ “Mi sono conosciuto nel sogno”, il diario dello scrittore riproposto da Adelphi ( pagine 442, 26 euro) in una nuova edizione ampliata, a cura di Valentina Fortichiari, con una prefazione di Giuseppe Pontiggia. Morselli, nato nel 1912 e morto suicida il 31 luglio 1973, iniziò a tenere il diario nel 1938 e continuò a farlo pressoché fino alla fine della sua vita. Le pagine raccolgono un materiale estremamente vario, nel quale l’autore registra gli avvenimenti quotidiani ma soprattutto interroga se stesso, utilizzando letture, incontri e circostanze personali come strumenti per mettere alla prova le proprie idee. “Le cose esistite e gli eventi accaduti non sono ombre, che noi lasciamo indietro”, scrive Morselli, riflettendo sul rapporto tra memoria e tempo. Il passato, nella sua prospettiva, non coincide con ciò che è scomparso, ma costituisce una dimensione ancora presente, capace di continuare ad agire sull’individuo.
Il diario diventa così anche una sorta di laboratorio della scrittura. Morselli vi torna sulle proprie opere, sviluppa intuizioni e dà voce ai personaggi dei suoi romanzi. È uno degli aspetti che rendono queste pagine particolarmente significative per comprendere il suo percorso letterario: lo scrittore non si limita infatti a raccontare ciò che vive, ma rielabora continuamente esperienze, immagini e pensieri trasformandoli in materia narrativa. Come osserva Giuseppe Pontiggia nella prefazione, Morselli “rivive scene già descritte, le integra con una memoria visionaria, apprende particolari retrospettivi, conversa con i personaggi”. Il diario permette dunque di entrare nel meccanismo creativo di un autore che per lungo tempo rimase ai margini del panorama letterario italiano e che avrebbe conosciuto una piena affermazione editoriale soprattutto dopo la morte.
Tra le pagine emerge anche la sua riflessione sulla letteratura e, in particolare, sulla crisi del romanzo. Morselli elabora posizioni teoriche originali, spesso in anticipo rispetto al dibattito del suo tempo, con una libertà intellettuale che contribuì anche alla sua condizione di isolamento. Al centro della sua concezione della vita spirituale pone la necessità della scelta e della fedeltà: “Una scelta, e la fedeltà a quello che si è scelto”. Un principio che Morselli applica all’amore, al rapporto con i luoghi e con le cose, ma anche alla conoscenza e alla propria attività intellettuale. Particolarmente preziose sono infine le pagine dedicate ai sogni e alla dimensione più intima dell’autore. È proprio nel confronto con se stesso che, secondo Pontiggia, emerge uno dei volti più intensi di Morselli: quello di uno scrittore capace di guardarsi con uno sguardo insieme visionario e analitico. La nuova edizione di “Mi sono conosciuto nel sogno” amplia sensibilmente la scelta apparsa originariamente nel 1988 e aggiunge un importante elemento interpretativo con il saggio conclusivo di Valentina Fortichiari. Il volume consente così di rileggere il diario non soltanto come documento biografico, ma come parte integrante dell’opera dello scrittore e come testimonianza di una ricerca intellettuale durata tutta la vita. Le opere di Morselli sono state pubblicate da Adelphi tra il 1974 e il 2002. (di Paolo Martini)