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I codici malatestiani della Biblioteca di Cesena al Meeting di Rimini: tre capolavori del Quattrocento per la mostra su Agostino

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Tre manoscritti del XV secolo lasceranno la Biblioteca Malatestiana di Cesena per raggiungere Rimini, dove saranno esposti alla mostra dedicata ad Agostino di Ippona nell’ambito del Meeting per l’amicizia fra i popoli. I codici, realizzati per volere di Malatesta Novello, Signore di Cesena, saranno tra le opere che papa Leone XIV vedrà durante la sua visita alla manifestazione.

Il prestito è frutto della collaborazione tra il Comune di Cesena e la Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. I tre manoscritti membranacei recano nel margine inferiore lo stemma «steccato» della signoria malatestiana e appartengono a una delle collezioni librarie medievali meglio conservate d’Italia.

I tre codici malatestiani in mostra

Il primo manoscritto è il D.III.2 – Enarrationes in Psalmos, datato 15 settembre 1452 e copiato da Jacopo della Pergola. A carta 1r compare un’elegante iniziale figurata P — iniziale di Psalmus — che ritrae Agostino di profilo, con mitria e pastorale a indicare la sua carica episcopale.

Il secondo codice, D.III.3 – Tractatus in Evangelium Iohannis, risale alla metà del Quattrocento. A carta 7r l’iniziale figurata I — da Intuentes — mostra il santo con l’abito degli eremitani all’interno di una cornice architettonica, con un altare e il Crocifisso sullo sfondo.

Il terzo è il D.IX.1 – De civitate Dei, copiato ancora da Jacopo della Pergola e completato il 10 febbraio 1450. L’apparato decorativo è attribuito da diversi studiosi a Taddeo Crivelli. A carta 15r si apre la monumentale iniziale istoriata G — da Gloriosissimam — dove Agostino è colto in uno studiolo rinascimentale durante la visione della Gerusalemme celeste; nel giardino retrostante, tra due alberi, compare l’amico Alipio di Tagaste. È considerato uno dei pezzi più iconici dell’intera Biblioteca Malatestiana.

La mostra su Agostino di Ippona

I tre codici sono esposti all’interno della mostra Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova. Agostino di Ippona, curata da Costanza Penna e Monica Scholz-Zappa. L’esposizione intende restituire l’itinerario umano, spirituale ed esistenziale del Vescovo di Ippona, mettendone in luce la capacità di dialogare con le crisi storiche e culturali del presente.

La mostra è promossa dalla Curia Generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino, dall’Arcivescovado di Algeri, dal Pontificio Istituto Patristico Augustinianum e dal Centro Studi Internazionale Leone XIV ETS. Al progetto collaborano studiosi, archeologi e giornalisti specializzati, insieme alla Biblioteca Capitolare di Verona e all’Associazione Storico-Culturale S. Agostino di Cassago Brianza.

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