Al centro delle frizioni di questi giorni tra l’Italia di Giorgia Meloni e la Germania di Friedrich Merz c’è la questione dei cosiddetti ‘dublinanti’, ossia il destino di quei richiedenti asilo che sono sbarcati sulle coste del nostro Paese e, anziché fermarsi nella Penisola, hanno varcato le Alpi e sono andati in Germania. Per anni la questione dei movimenti secondari (cioè il passaggio in Germania di migranti sbarcati in Italia, detti ‘dublinanti’ dal regolamento di Dublino del 2003) è stata al centro delle preoccupazioni dei politici del centrodestra tedesco, oggi più che mai incalzati dall’estrema destra dell’AfD.
Quest’estate il tema diventa politicamente molto delicato, malgrado i numeri siano almeno per ora ridotti, perché sia Meloni che Merz si avviano verso appuntamenti elettorali molto rilevanti: mentre l’Italia va verso le elezioni politiche, in Germania il 6 settembre si vota nella Sassonia-Anhalt, e il 20 settembre a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Merz è sotto pressione: l’Afd nei sondaggi è data in ascesa ovunque, e in Sassonia Anhalt è di gran lunga sopra la Cdu/Csu. Il governo tedesco, per motivi politici interni, ha quindi iniziato ad applicare alla lettera il patto sulle migrazioni e l’asilo, da poco entrato in vigore, rispedendo i ‘dublinanti’ in Italia, la quale fa resistenza, invocando un’intesa bilaterale che avrebbe azzerato il pregresso e annunciando di voler applicare una compensazione in base ai migranti sbarcati sulle coste italiane da navi gestite da Ong tedesche.
Le regole di Dublino, che facevano ricadere interamente sul Paese di primo arrivo la responsabilità di gestire chi entrava da Paesi extra Ue sul suo territorio, sono state cambiate con il patto Ue sulle migrazioni e l’asilo entrato in vigore il 12 giugno scorso dopo essere stato approvato a dicembre. Sono state ammorbidite, ma il principio di base resta invariato: la responsabilità del migrante ricade sul Paese di primo arrivo. L’Italia, che per anni aveva insistito sui ricollocamenti obbligatori, senza mai ottenerli per la durissima opposizione dei Paesi dell’Europa Centro Orientale (Ungheria e Polonia in testa), ha accettato il nuovo patto, che non parla di ricollocamenti obbligatori, in una logica di pacchetto e anche sulla base dell’assunto che i numeri sarebbero calati, in virtù di una politica più dura sull’immigrazione e ad accordi con i Paesi di transito (cosa che in effetti sta avvenendo, come attestano i dati di Frontex).
A fronte di un meccanismo di solidarietà obbligatorio in caso di crisi migratoria (la solidarietà è obbligatoria, ma viene espressa in forme variabili), il nuovo patto prevede anche una forte stretta tesa a prevenire i movimenti secondari: questa è la parte del pacchetto che soddisfa le richieste di Berlino e dei Paesi nordici, che sono spesso le vere mete di chi approda sulle coste dell’Europa Meridionale.
Il patto sulle migrazioni e l’asilo è composto da una decina di testi: quello che riguarda i ‘dublinanti’ è l’Asylum and Migration Management Regulation (Ammr in gergo comunitario), che rafforza le norme relative ai casi in cui i richiedenti asilo si spostano senza autorizzazione da uno Stato membro all’altro. Non ci sono margini di errore: lo Stato membro responsabile del migrante viene indicato nel sistema Eurodac. Se il richiedente si allontana senza permesso e si reca in un altro Stato membro, il suo rimpatrio può avvenire con una procedura più semplice e rapida. Lo Stato membro (in questo caso la Germania) in cui la persona si trova senza alcun motivo (legale) può notificare allo Stato membro responsabile (Italia), utilizzando un modulo standard e allegando prove e indizi, e, dopo aver notificato la persona interessata, procedere rapidamente con la decisione di trasferirla allo Stato membro responsabile (Italia).
A differenza di quanto previsto dalle norme precedenti, non c’è alcun trasferimento di responsabilità tra Stati membri qualora la notifica di “rimpatrio” non venga inviata tempestivamente dallo Stato membro sul cui territorio si trova la persona. Questo significa che le autorità degli Stati membri possono organizzare un trasferimento in qualsiasi momento: questo è particolarmente rilevante nei casi in cui i richiedenti si siano allontanati senza permesso, per evitare di essere rispediti nello Stato membro responsabile. Le nuove norme sono ormai legge Ue: se non vengono rispettate, la Commissione può avviare procedure d’infrazione, che possono comportare condanne a pene pecuniarie. Inoltre, gli altri Paesi membri possono sospendere la solidarietà obbligatoria. E, in teoria, la Commissione può decidere di sospendere i versamenti di alcuni fondi Ue.