Trentatré banche russe sanzionate, ma non Gazprom Bank, perché “non possiamo chiudere tutti i canali” con la Russia. Una stretta sulle criptovalute, usate dalla Russia per aggirare le sanzioni. Misure commerciali di varia natura e, soprattutto, la proroga per un anno del price cap sul petrolio russo, l’Urals, attualmente intorno ai 44 dollari al barile. Rinviata all’autunno, cioè a valle del picco della stagione turistica europea, la misura simbolicamente più rilevante, il divieto di ingresso nell’Ue per i russi reduci dall’Ucraina. Sparito il divieto di importare pesce dalla Federazione Russa, vittima del ‘fuoco incrociato’ dei portoghesi, grandi consumatori di bacalhau, e dell’industria tedesca dei bastoncini di pesce.
Questa, in estrema sintesi, l’evoluzione del ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Ue contro la Russia per la guerra in Ucraina, dopo che la proposta della Commissione è passata attraverso la ‘graticola’ del Consiglio, che l’ha approvata dopo un mese e mezzo, depotenziandola.
L’esito delle trattative conferma che l’Ungheria di Viktor Orban, che spesso poneva il veto alle misure antirusse, era utile a molti Paesi membri, che potevano ‘nascondersi’ dietro i colleghi magiari per tutelare i propri interessi, senza doversi esporre più di tanto. Ora che a Budapest governa Peter Magyar, la situazione è più trasparente.
Anzitutto, le banche: sono “trentatré”, ha spiegato un alto funzionario Ue, le banche russe soggette a un divieto di transazione e disconnesse da Swift, il sistema di messaggistica che consente alle banche di operare tra loro. In questa tornata il focus è, in particolare, “sulle grandi banche regionali o su quelle che stanno subentrando ad altre banche che sono già soggette a un divieto di transazione”.
Non fa parte della lista Gazprom Bank, perché “non possiamo chiudere tutti i canali” con Mosca: in particolare, la banca del colosso russo del metano è fondamentale per gli europei che ancora importano gas dalla Federazione Russa.
L’elenco delle banche sanzionate non si limita agli istituti di credito russi, ma ne include una con sede in Mongolia e due filiali di banche russe in India, tra cui la filiale di Vtb Bank nel subcontinente. C’è anche una banca kirghiza che “ostinatamente utilizza ancora sistemi russi, incluso il sistema Mir”, una sorta di Visa russa. E’ stata invece rimossa dalla lista delle sanzionate la Yellow Bank azera, che ha messo in atto “solide misure anti-elusione”.
Per quanto riguarda le criptovalute, la fonte ha spiegato che sono diventate “più importanti” perché, “molte delle cose che le banche non fanno più, a volte si possono provare a fare attraverso il canale delle criptovalute”. Le misure sono diverse, ma le più importanti riguardano i Paesi terzi: il pacchetto prevede divieti di transazione con “14” piattaforme con sede in Paesi terzi, tra cui Georgia, Panama, Isole Marshall, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti e Nigeria.
In particolare viene presa di mira la criptovaluta A7A5, ancorata al rublo e spesso usata per aggirare le sanzioni contro la Russia. E’ prevista anche la possibilità di bloccare le transazioni con tutte le piattaforme con sede in un determinato Paese terzo, opzione che si potrà utilizzare se si osserverà una particolare concentrazione di piattaforme di criptovalute in un determinato Paese che vengano usate per eludere le sanzioni contro la Russia.
Un capitolo specifico riguarda le infrastrutture, con divieti di condurre transazioni con determinati porti e aeroporti russi. Viene presa di mira anche la raffineria di Kulevi, in Georgia, sul Mar Nero, ma dandole sei mesi di tempo per rimediare. “Sono già” nella lista, spiega l’alto funzionario, e, “se non succede nulla, ci sarà un divieto di transazione entro sei mesi”.
Sono previste anche misure commerciali, in particolare restrizioni alle esportazioni di beni a duplice uso. La maggior parte dei soggetti sanzionati, ventiquattro, sono russi, ma “ce ne sono anche quattordici cinesi, quattro turchi, tre kirghizi, due kazaki, due degli Emirati Arabi Uniti e due indiani”.
Previste anche in questo pacchetto restrizioni alle esportazioni, “nella misura in cui sono collegate al campo di battaglia per indebolire il complesso militare-industriale russo”. Tra queste figurano “metalli, leghe, berillio”. Ci sono anche divieti di importazione di determinate merci dalla Russia, come “minerali di rame, minerali di nichel, , minerali di piombo, prodotti chimici”.
Per quanto riguarda il divieto di visto per gli ex combattenti russi, una misura “molto importante, anche in termini di sicurezza per l’Europa”, è stata sostanzialmente rinviata, malgrado fosse la proposta più rilevante del pacchetto, anche a livello simbolico.
Per la fonte, la misura “è stata concordata in linea di principio”, ma “c’è stata una discussione, e non è così facile, perché dobbiamo collegare le sanzioni al quadro dei visti”. Ci sono “alcune cose che dobbiamo ancora chiarire” in termini di applicazione pratica, linee guida e implementazione. Quindi, “lavoreremo su queste misure di attuazione” e poi il Consiglio potrà “decidere e andare il suo via libera, spero entro ottobre al più tardi”.
Italia e Francia sono stati i Paesi che più si sono battuti per evitare che la proposta della Commissione si trasformasse in una punizione “indiscriminata” nei confronti della popolazione russa. L’Italia, spiegano fonti diplomatiche, ha fatto presente che le regole di Schengen già consentono di rifiutare l’ingresso a chi rappresenti una minaccia per la pubblica sicurezza.
Quanto ai flussi turistici dalla Russia, se prima della guerra nel nostro Paese pesavano per circa il 2,5% degli arrivi, oggi la quota è inferiore all’1%. Oltretutto, ha osservato il nostro Paese in fase di negoziato, è altamente improbabile che gli ex-combattenti dispongano dei requisiti minimi necessari (ad esempio, adeguate garanzie economiche e altri requisiti previsti dalla normativa vigente) per ottenere un visto per entrare nell’Ue.
C’è uno scudo per le società Ue aggredite in Tribunale dalla Russia, come la belga Euroclear, che detiene la stragrande maggioranza dei beni congelati alla Banca Centrale Russa. Con Euroclear Mosca “ci sta provando e riprovando”. Pertanto, “vogliamo essere assolutamente chiari sul fatto che non c’è alcun riconoscimento di alcuna sentenza russa”, che renda responsabili gli operatori dell’Ue “per aver rispettato le sanzioni”.
Pertanto, “ci assicuriamo” che qualsiasi sentenza russa che esiga un risarcimento dei danni da Euroclear o da altre società dell’Ue, semplicemente “non venga riconosciuta nell’Ue”. Per ovviare al rischio che i russi cerchino di far eseguire una sentenza facendo leva su tribunali extra Ue, è stato introdotta un’ingiunzione anti-esecuzione da parte dei tribunali dell’Ue, in virtù della quale i magistrati “possono dare all’operatore dell’Ue, in sostanza, un ordine che impone all’operatore dell’Ue di non dare seguito alla sentenza di nessun Paese terzo”.
Capitolo energia. Il primo obiettivo della Commissione è sempre stato quello di evitare un adeguamento al rialzo del tetto sul prezzo del petrolio, che nell’Ue è fissato intornoa a 44 dollari al barile per l’Ural, il greggio russo di riferimento. Il tetto si applica vietando agli operatori di servizi marittimi, finanziari e assicurativi di Paesi Ue e del G7 di assistere il trasporto di greggio russo verso Paesi terzi, a meno che non sia acquistato a un prezzo pari o inferiore alla soglia limite.
La guerra del Golfo scatenata da Usa e Israele ha provocato rincari del greggio, cosa che dovrebbe comportare un aumento del tetto. L’aumento è però impraticabile per motivi politici, perché significherebbe aiutare la Russia in un momento di difficoltà nella guerra di aggressione all’Ucraina.
Dopo una discussione, ha spiegato un secondo alto funzionario Ue, “abbiamo ottenuto dal Consiglio” di sospendere l’adeguamento del tetto massimo del prezzo del petrolio “non per sei mesi, ma per dodici mesi, fino a luglio 2027”.
Ora il prezzo al barile dell’Urals si aggira intorno ai 65 dollari al barile, ma il cap verrà mantenuto al livello attuale, intorno ai 44 dollari. Quindi, “se gli operatori europei vogliono vendere, possono vendere solo a più di venti dollari in meno rispetto al prezzo di mercato”. Questa misura potrebbe costare alla Russia “3,5 miliardi di dollari” di mancati introiti.
Il pacchetto comprende altri ‘listing’ per la cosiddetta flotta ombra, che la Russia utilizza per eludere le sanzioni sul greggio. Si tratta di “trentasei navi e cinque entità che cooperano o facilitano il commercio da parte della, flotta ombra”.
Non solo. Viene anche introdotta una disposizione “molto importante, che consente agli Stati membri di confiscare le merci trasportate da questa flotta ombra, una volta che le navi sono state abbordate e danneggiate in un’operazione navale. Si vede che ora questo accade sempre più spesso”. Se prima il problema era cosa fare con la merce, “ora c’è la possibilità che questa venga semplicemente venduta e il denaro vada agli Stati membri che hanno effettuato” il fermo della nave.
I criteri per essere inseriti nelle liste vengono estesi “a qualsiasi nave che fornisce servizi, rifornisce o rifornisce di carburante le navi della flotta ombra”, perché “abbiamo visto che alcuni Paesi terzi a volte aiutavano la flotta ombra”.
Oltre al petrolio, è previsto anche un intervento sul Gnl, il gas naturale liquefatto, che diversi Paesi Ue continuano ad importare dalla Russia via nave. Viene dunque introdotto un sistema in base al quale, nei primi tre mesi, gli operatori dell’Ue devono notificare, entro tre mesi dall’adozione del pacchetto, qualsiasi transazione o vendita di navi metaniere.
Il Consiglio esaminerà poi la situazione e potrà decidere di passare a un divieto totale di vendita di navi specializzate, includendo ovviamente una clausola “no Russia” per qualsiasi contratto di vendita di questi natanti, in modo che non possano essere utilizzate per creare una flotta ombra per il trasporto di Gnl dopo che, il primo gennaio scorso, è stato introdotto un divieto di importazione nell’Unione Europea di Gnl russo.
Nel corso della discussione del Consiglio ci si è focalizzati sul divieto, introdotto nel diciannovesimo pacchetto, di “trasferimento, acquisto o importazione di Gnl”, specie sul fatto se questo divieto debba applicarsi in egual misura sia alle importazioni nell’Unione Europea sia ai trasferimenti o agli acquisti destinati a Paesi terzi.
Questa questione, ha continuato la fonte, è stato oggetto di una discussione “molto, molto lunga”, concentrata sul fatto che l’applicazione di questo divieto di trasferimento o acquisto di Gnl russo destinato a Paesi terzi danneggerebbe significativamente l’Unione Europea e gli operatori coinvolti nel trasferimento, “più del danno che verrebbe arrecato alla Russia”.
Il fatto è che “ci troveremmo in una situazione in cui sarebbe chiaro che le navi, ora di proprietà di questi operatori, verrebbero rapidamente riacquisite e prese in consegna da operatori cinesi, a causa degli accordi finanziari legati al leasing di queste navi”.
+Quindi, il Consiglio ha deciso di introdurre un’esenzione dal divieto di importazione, o trasferimento, acquisto di Gnl russo destinato a Paesi terzi per un anno”. Dopodiché il Consiglio “deciderà all’unanimità se mantenere o meno questa esenzione”.
L’esenzione si applica al trasferimento e anche agli acquisti relativi a questi trasferimenti. Quindi, solo gli acquisti di Gnl russo, che vengono poi consegnati utilizzando operatori dell’Ue sono consentiti e possono beneficiare dell’esenzione. Ci sono ulteriori limiti: gli operatori non possono trattare con il Gnl russo a meno che ciò non rientri nei contratti esistenti firmati prima dell’inizio della guerra, il 24 febbraio 2022.
La seconda limitazione che viene introdotta è un vincolo di capacità, e qualsiasi trasferimento o acquisto deve essere limitato al volume trasferito nel 2025, che è un anno in cui i trasferimenti di Gnl russo sono stati “al minimo”.
Non è la soluzione “ideale”, ammette l’alto funzionario, ma “limita comunque le esportazioni russe verso Paesi terzi”. Le importazioni russe nell’Unione Europea sono “completamente vietate”. A causa di una limitazione di capacità e a causa dell’interazione con il divieto di importazione nell’Unione Europea e il divieto per qualsiasi nave di effettuare trasbordi o utilizzare terminali Ue, la Russia vedrà la sua redditività di esportazione di gas, diminuita, perché “dovrà scegliere rotte più lunghe, dovrà evitare l’Europa, dovrà avere limitazioni in termini di operatori che può utilizzare, in termini di capacità”.
Viene anche prorogata un’esenzione già esistente per il trasporto di petrolio greggio dal terminale di Sakhalin in Russia al Giappone, a causa delle preoccupazioni del Giappone in materia di sicurezza energetica, “un’esenzione di lunga data”. Tokyo ha “assolutamente bisogno di quei volumi per sopravvivere nell’attuale situazione, dopo la crisi in Medio Oriente e la chiusura di Hormuz”. Il Giappone ha chiesto all’Ue di estendere questa esenzione anche al Gnl, cosa che “abbiamo ritenuto legittima, a causa della situazione di Hormuz”. L’esenzione è valida fino al 31 marzo 2028.
La Corea del Sud si trovava in una situazione simile e “ci ha chiesto anche lei l’esenzione per il Gnl”, e l’Ue l’ha concessa, perché Seul si trova in una situazione di approvvigionamento “molto, molto difficile”.
Infine, in questa tornata l’Ue inserisce nelle liste il maggior numero di soggetti sanzionati dal 24 febbraio 2022 ad oggi: sono 218, tra persone e imprese. Con questi inserimenti, che comprendono anche banche, l’Ue avrà sanzionato circa “il 50%” del sistema bancario russo, ha spiegato un terzo alto funzionario comunitario, inclusa la “stragrande maggioranza delle banche sistemiche” in Russia, ma esclusa Gazprom Bank.
Vengono colpite anche società attive nel commercio di petrolio, “non necessariamente basate tutte in, Russia”.
Oltre ad una serie di “facilitatori delle operazioni della flotta ombra”, vengono imposte ulteriori sanzioni a diverse raffinerie in Russia. Una misura in questo momento “importante”, perché ostacolerà la riparazione degli impianti presi di mira dai droni ucraini. E’ inclusa anche una raffineria bielorussa, da cui Mosca importa prodotti raffinati per cercare di alleviare le carenze prodotte dagli attacchi ucraini.
L’Ue si è concentrata, a questo giro, sulle esportazioni di oro dalla Russia, che l’anno scorso hanno generato “dodici miliardi di dollari di entrate” per Mosca, e dei diamanti, che hanno generato oltre due miliardi di entrate. Sono due settori già colpiti in passato, ma verranno sanzionati altri soggetti attivi in questi lucrosi comparti.
Non basta. L’Ue punta al settore della produzione di droni in Russia, con “altre venti o più” designazioni relative al complesso militare-industriale russo. Una particolarmente importante riguarda la produzione di un sistema che la Russia sta sviluppando come alternativa a Starlink.