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Gurinder Chadha a Montone: «Sto lavorando al sequel di Sognando Beckham, ma devo trovare il modo giusto»

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Gurinder Chadha ha chiuso la 30ª edizione dell’Umbria Film Festival con l’Excellence Award e una notizia che i fan di Sognando Beckham aspettavano da anni: il sequel è in lavorazione. La regista britannica di origine indiana ha ritirato il riconoscimento domenica 19 luglio in Piazza Fortebraccio a Montone, davanti al pubblico della serata conclusiva del festival umbro.

In questo momento sto lavorando a diversi progetti e, certamente, anche a un seguito di Bend It Like Beckham. Ma devo riuscire a farlo nel modo giusto e sono molto concentrata su come realizzarlo, ha spiegato Chadha. Nessuna data, nessun cast annunciato: la regista vuole procedere solo dopo aver trovato la storia e la forma adeguate. Un approccio coerente con il metodo che ha sempre guidato il suo lavoro.

L’Excellence Award e la serata conclusiva

L’Excellence Award è stato istituito per celebrare il contributo al cinema internazionale di autori ancora in piena attività. La cerimonia ha incluso anche la premiazione dei concorsi ShortsUp e AmarCorti, seguita dalla proiezione di Leviticus di Adrian Chiarella nella sezione The Square: film sotto le stelle.

Il riconoscimento arriva a oltre trent’anni dall’inizio di una carriera costruita attorno a un’idea precisa di cinema: portare sullo schermo comunità e famiglie che raramente avevano avuto la possibilità di raccontarsi dal proprio punto di vista. Ho iniziato a fare film perché volevo cambiare il modo in cui le persone pensavano a persone come me e perché volevo vedere sullo schermo più storie capaci di mostrare il mio mondo dal mio punto di vista, con persone che mi assomigliavano, ha detto la regista.

Sognando Beckham, vent’anni dopo

Uscito nel 2002, Sognando Beckham ha attraversato generazioni e continenti, diventando qualcosa di più di un film. Chadha ha ricordato le testimonianze delle calciatrici delle nazionali inglese e statunitense, che hanno raccontato pubblicamente di essersi avvicinate al calcio dopo averlo visto. In questo senso il film ha contribuito a formare delle campionesse. È una dimostrazione della forza delle storie. Non avrei mai pensato che potesse accadere.

Il ricordo più personale riguarda però il rapporto tra Jess e suo padre, nel quale la regista ha trasferito elementi della propria esperienza familiare. Amo molto i genitori del film, perché sono i miei genitori, e in particolare il padre. Quando scrivevo i suoi dialoghi spesso mi commuovevo, perché avevo perso mio padre proprio in quel periodo. Una confessione che spiega molto della forza emotiva del film.

Realizzarlo non fu semplice. Ci volle moltissimo tempo per riuscire a fare il film. Poi è diventato un successo capace di entrare in contatto con persone di tutto il mondo. Oggi, purtroppo, non vedo molti film di quel tipo riuscire ad arrivare alla produzione.

Il cinema come strumento contro i pregiudizi

Chadha non nasconde la preoccupazione per il clima politico attuale. Mi rattrista profondamente vedere che, dopo trent’anni di cinema, ci troviamo in un mondo che si è spostato così tanto verso destra e nel quale alcune persone si sentono autorizzate a parlare di supremazia bianca senza conoscere davvero la propria storia e il proprio passato, in particolare in Gran Bretagna e nei Paesi che hanno avuto una storia coloniale.

Da qui nasce quella che considera una delle urgenze del cinema contemporaneo: restituire il contesto storico alla diversità delle società europee. Credo sia molto importante raccontare storie che offrano un contesto storico e spieghino perché oggi l’Europa e il mondo siano così diversi. Nel caso della Gran Bretagna, bisogna tornare alle compagnie commerciali e, in particolare, alla Compagnia delle Indie Orientali, che arrivò in India, prese ciò che voleva e contribuì a costruire la ricchezza britannica.

Non è una posizione nuova nella sua filmografia. È il filo che attraversa tutto il suo lavoro, dall’esordio fino ai progetti in sviluppo.

Le piattaforme e il futuro delle voci indipendenti

La trasformazione dell’industria cinematografica è un altro tema su cui Chadha si è espressa con chiarezza. Le piattaforme hanno cambiato tutto. In alcuni casi sono ormai le grandi aziende a decidere quali film possano essere realizzati, invece di affidarsi alla visione personale di un autore, come accadeva quando ho iniziato. Oggi tutti cercano di indovinare che cosa voglia il pubblico, che cosa possa funzionare e che cosa possa essere commerciale. Ma nessuno sa davvero quale film diventerà un successo.

La sfida, secondo la regista, è preservare lo spazio per le voci fuori dagli schemi. La cosa più difficile è permettere alle voci più libere, originali e differenti di esprimersi. Spesso sono proprio quelle storie a trasformarsi nei successi più inattesi, ma serve qualcuno abbastanza coraggioso da credere nella visione di una persona che propone qualcosa di diverso.

Sui film migliori ha le idee chiare: alla fine, i film migliori possiedono una verità emotiva, un’onestà e un’autenticità nelle quali il pubblico può riconoscersi. È questo ciò a cui dovremmo tutti aspirare.

I nuovi progetti: India, Irlanda, Londra e teatro

Oltre al sequel di Sognando Beckham, Chadha sta sviluppando tre nuovi film e alcuni progetti teatrali. Ho un progetto ambientato in India, uno in Irlanda e uno a Londra. Sono tutti molto diversi. Sto inoltre lavorando ad alcuni progetti teatrali e alla possibilità di portare sul palcoscenico alcuni dei miei film.

Il punto di partenza è sempre lo stesso. Quali sono i film che ancora non esistono? Sono quelli che voglio fare. E il filo conduttore resta la dimensione interculturale: storie capaci, dice, di prendere in giro le idee e i pregiudizi che le persone hanno le une sulle altre e di mostrare, alla fine, quanto siamo tutti connessi nel mondo, anziché divisi.

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