Luigi e Francesco Murano firmano il progetto illuminotecnico della mostra Turner. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano, aperta fino al 27 settembre 2026 tra Palazzo del Broletto e la Pinacoteca civica di Como. Una sfida tecnica e concettuale: illuminare opere che della luce hanno fatto il proprio linguaggio.
La mostra, ideata e organizzata dal Comune di Como insieme alla Tate di Londra, da cui provengono tutti i lavori esposti, raccoglie acquerelli, opere su carta e dipinti a olio che documentano il rapporto di Joseph Mallord William Turner con il viaggio e il paesaggio italiano. Dagli schizzi del 1819 fino alle composizioni più tarde, dove luce e atmosfera prendono il sopravvento sulla forma, il percorso traccia l’evoluzione di un pittore che ha trasformato la veduta in esperienza emotiva.
Non aggiungere luce alla luce di Turner
Il punto di partenza del progetto dei Murano è una distinzione precisa tra valorizzazione e interpretazione. La questione centrale è distinguere con rigore tra valorizzazione e interpretazione. Il nostro approccio è sempre quello di valorizzare le opere attraverso una luce neutra, che non sovrapponga un’ulteriore lettura luministica a quella già intrinseca al dipinto. L’obiettivo è far emergere il dato pittorico, non amplificarlo artificialmente, spiegano i due lighting designer.
In altri termini: non aggiungere luce alla luce. Costruire le condizioni perché quella già presente nelle opere emerga con chiarezza, senza forzature.
Acquerelli e oli: livelli di illuminazione differenti
La convivenza di materiali diversi ha imposto scelte tecniche precise. Gli acquerelli e le opere su carta sono molto più sensibili alla luce rispetto ai dipinti a olio e richiedono livelli di illuminazione nettamente inferiori. Alzare l’intensità per uniformare l’ambiente avrebbe compromesso la conservazione dei materiali più delicati.
La soluzione adottata lavora su due piani distinti: luce fredda sulle pareti, luce calda sulle opere. Questo doppio registro mantiene una gerarchia visiva leggibile — il visitatore percepisce chiaramente dove guardare — senza superare i limiti imposti dalla conservazione. Gli ambienti non risultano cupi, ma la priorità resta la tutela delle opere.
Le pareti cerulee plissettate come sipario luminoso
Il progetto illuminotecnico dialoga con l’allestimento dell’architetta Maria Luisa Quintiliani, che ha introdotto ai lati delle opere pareti cerulee plissettate. Abbiamo scelto di evocare la varietà e la dinamicità delle cromie turneriane introducendo, ai lati delle opere, delle pareti cerulee plissettate. La loro geometria permette alla luce di variare tono e intensità a seconda dell’inclinazione delle pieghe, creando un movimento visivo che richiama quello delle onde, spiega Quintiliani.
La plissettatura non è solo un elemento decorativo. Diventa una superficie attiva: a seconda dell’angolazione delle pieghe, la luce cambia tono e intensità, generando un effetto dinamico che richiama il movimento dell’acqua. Un rimando diretto al paesaggio lariano che Turner aveva osservato e dipinto.
Continuità tra Broletto e Pinacoteca
Il motivo delle pareti cerulee plissettate si ripete anche negli spazi della Pinacoteca civica, creando un filo visivo e concettuale tra le due sedi espositive. La continuità non è solo estetica: serve a costruire un’esperienza unitaria per il visitatore che percorre entrambi gli spazi.
La mostra resta aperta fino al 27 settembre 2026.