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Frana Niscemi, Procura verso conclusione prima fase inchiesta

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Si avvia a definizione la prima fase dell’inchiesta per disastro colposo per la frana che lo scorso 25 gennaio ha colpito la cittadina di Niscemi (Caltanissetta). Come apprende l’Adnkronos, il Procuratore capo di Gela (Caltanissetta), Salvatore Vella, che coordina l’inchiesta, dopo avere studiato migliaia di pagine di documentazione, insieme con il gruppo di lavoro di pm e la Polizia, attende l’esito delle consulenze dei geologi. Ed entro l’estate si chiuderà la prima fase della inchiesta che riguarda la mancata realizzazione delle opere. Sono complessivamente tredici le persone indagate per disastro colposo, tra cui i quattro governatori dell’isola dal 2010 ad oggi – Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci ora ministro della Protezione civile e Renato Schifani, attualmente in carica – ma anche i vertici della Protezione civile regionale degli ultimi 16 anni, una serie di burocrati della Regione e la legale rappresentante dell’Ati, che si aggiudicò la gara per la realizzazione degli interventi che avrebbero dovuto impedire nuovi eventi franosi o ridurne le conseguenze e che invece i lavori non li iniziò neppure.

Secondo l’accusa, tutti sarebbero stati a conoscenza “da almeno 13 anni”, cioè “dal primo grosso evento franoso del ’97”, che sarebbe stata solo questione di tempo e che la collina su cui il centro storico è costruito sarebbe a poco a poco venuta giù. Ma, secondo l’accusa, nessuno avrebbe fatto nulla per impedirlo. Nei giorni scorsi sono stati interrogati i quattro presidenti, compreso il Governatore in carica, ma tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, fatta eccezione per Lombardo.

Quest’ultimo è stato interrogato sul primo periodo di tempo allo studio della Procura, quindi la sua posizione riguarderebbe quella di commissario straordinario per la frana e non di commissario straordinario per il dissesto idrogeologico, che è stato istituito, invece nel 2014. Mentre Lombardo conclude il mandato nel 2012. Nell’interrogatorio, come si apprende, ha fatto una disquisizione soprattutto sugli aspetti di carattere giuridico.

La Procura ha, dunque, completato l’acquisizione di documentazione, anche a seguito dello ‘stimolo’ delle difese degli indagati. A breve saranno interrogati anche gli altri 9 indagati, anche se al momento le date non sono ancora state calendarizzate. I magistrati, guidati da Salvatore Vella, stanno cercando di mettere in fila quanto accaduto negli ultimi 20 anni. Un aspetto ritenuto molto importante è quando Niscemi ha informato i vertici della Regione di quello che avveniva.

Pur scegliendo il silenzio, il Presidente della Regione Renato Schifani, aveva reso dichiarazioni spontanee e consegnato agli inquirenti una memoria difensiva con una serie di documenti allegati. La stessa decisione era stata adottata dall’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta e da Musumeci. “Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni”, aveva commentato Schifani, quando apprese di essere indagato. Sulla stessa linea Lombardo, mentre Crocetta, in una nota, aveva fatto sapere che nei suoi cinque anni a Palazzo d’Orleans nessuno l’avrebbe informato della situazione a Niscemi.

“Inoltre la delega alla protezione civile all’epoca era nelle mani di un assessore della mia giunta. Se non si è a conoscenza di un fatto come è possibile essere ritenuto omissivo?” si era chiesto. Musumeci che all’indomani della frana aveva denunciato “storiche inefficienze”, ha parlato di “atto dovuto della magistratura”.

Come annunciato tempo fa dal Procuratore Vella, che ha fatto diversi sopralluoghi a Niscemi, l’attività investigativa si svolge in tre step. Il primo, a cui hanno contribuito i consulenti della Procura, ha riguardato la mancata realizzazione delle opere che, appunto, avrebbero potuto impedire l’evento o ridurne le conseguenze e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio. Il periodo preso in esame è quello che va dal 2010 al 2026, cioè dalla risoluzione del contratto con l’Ati che, dopo essersi aggiudicata la gara e a progetto esecutivo approvato, avrebbe dovuto realizzare interventi per 12 mln di euro, al disastro di gennaio. Il contratto con l’Ati fu sottoscritto nel 2009. Nel 2010 si arrivò alla sua risoluzione per gravi ritardi.

La seconda fase dell’indagine riguarderà, invece, i mancati interventi sulla raccolta e la regimentazione delle acque bianche e nere che fin da subito sono state individuate come causa dell’innesco del fronte di frana. Questo capitolo dovrebbe scandagliare eventuali responsabilità del Comune e gli enti gestori del servizio idrico. Il terzo ambito su cui si concentreranno le attenzioni dei magistrati ha ad oggetto la zona rossa, sia quella interessata dall’evento del ’97 che le aree prossime al ciglio della frana già individuate come a rischio molto elevato nella relazione della commissione tecnica nominata con ordinanza della Presidenza del Consiglio.

La “zona rossa” a Niscemi, istituita a seguito della grave frana che ha colpito la parte sud del centro abitato, nelle scorse settimane era stata ridimensionata dalla Protezione Civile. Attualmente, l’area interessata coinvolge ancora diverse centinaia di persone, molte di meno rispetto alle 1.500 evacuate nelle fasi iniziali dell’emergenza. (di Elvira Terranova)

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