“Che l’Europa sia o meno dalla nostra parte, che i vostri giornalisti facciano o meno il loro lavoro, che i vostri politici dimostrino o meno il coraggio di agire, io lotterò per il mio popolo e per il mio Paese. Anche se dovrò farlo da solo, combatterò fino a quando l’Iran sarà libero”. Lo ha dichiarato il primogenito dell’ultimo Scià di Persia, Reza Pahlavi, in un videomessaggio condiviso sul suo account di X in cui spiega di aver “viaggiato nelle scorse settimane in Europa” con l’obiettivo di “dare voce a milioni di iraniani in ostaggio del regime” di Teheran “che sono stati silenziati”.
Pahlavi, che vive negli Stati Uniti e si era offerto di guidare il periodo di transizione dopo la caduta del regime, ha detto di voler “parlare direttamente con gli europei” e ha contestato chi sostiene che il popolo iraniano non sia pronto a vivere in una democrazia. “Gli iraniani sono pronti per la democrazia e migliaia di persone sono morte per questo”, ha aggiunto. Parlando delle conferenze stampa tenute in Europa, Pahlavi ha criticato il fatto che i giornalisti non gli abbiano fatto domande sulla condizione delle persone che hanno manifestato in Iran o che sono detenute, “sono più interessati a criticare l’America e Israele, ad avere notizie sull’uccisione di Khatami, piuttosto che a criticare il regime”.