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2001, l’odissea di Kubrick riletta da Michel Chion

[oblo_image id=”2″]La prima edizione di Un’odissea del cinema. Il «2001» di Kubrick uscì nel 2000 con la traduzione dal francese di Andrea Grechi. L’autore è Michel Chion, musicologo, compositore e critico cinematografico. Ora la Lindau lancia la terza ristampa, mentre in Francia rimane ancora inedito. Un vero peccato dato che il saggio è una preziosa analisi di un capolavoro assoluto del cinema.
Chion, teorico dell’audiovisione, ovvero di quella esperienza percettiva, propria del cinema e del video, che nasce dalla fruizione sincronica di immagini e suono, conduce una riflessione raffinata sulla struttura del film, mettendo in risalto proprio il particolare rapporto tra la dimensione visiva e quella uditiva. Per il critico francese, infatti, gli elementi della colonna sonora (musica, suono, parola e silenzio) sono attentamente concepiti, nella loro alternanza e nel loro legame con l’immagine.

La divisione in parti, tipica del cinema narrativo, è rimarcata ed esasperata da Kubrick, al fine di creare una scansione audiovisiva ben precisa e riconoscibile. Chion riconosce la presenza di tre strutture sovrapponibili, ognuna costituita da due, tre e quattro parti, a seconda che si tengano in considerazione l’intervallo, previsto per la versione iniziale, i titoli esibiti oppure i blocchi narrativi. Quest’ultimo criterio strutturale evidenzia come i quattro elementi della colonna sonora sono ben incastrati tra loro e quasi mai si sovrappongono, quasi alla ricerca sperimentale di un rapporto specifico con l’immagine, che ne inquadri il singolo valore.
Non manca ovviamente una riflessione particolarmente attenta alle musiche, tutti brani di musica classica, che ora si fa fatica ad ascoltare senza associarle alle immagini del film.

[oblo_image id=”1″]2001 va inoltre nella direzione di una semplificazione e purificazione delle scene che conduce così a una sua “denudazione”, ovvero a un privarsi di quegli elementi (sia visivi che sonori) che di solito arricchiscono la narrazione, da un lato rafforzando i significati sottesi e dall’altro assumendo un ritmo più sostenuto e piacevole. Ciò che rimane del film è, quindi, la pura essenza diegetica, insieme ipnotica e straniante.
Chion ci fa notare, ancora, come i protagonisti di 2001 hanno un ruolo alquanto anomalo, finendo quasi sempre in una posizione marginale e spesso inquadrati di fronte a schermi. Una rappresentazione metacomunicativa che li induce a scambiarsi di posto con gli spettatori stessi, i quali a loro volta diventano i veri eroi della vicenda.

Un altro aspetto interessante dell’analisi di Chion riguarda l’interpretazione del montaggio di 2001 come fosse una cesura, un’interruzione, piuttosto che un raccordo, come di solito avviene. Parla, a tale proposito, di un effetto di “commutazione”, ovvero di un cambiamento di rotta, che invece di legare due scene le isola. Ne è un esempio emblematico una delle scene iniziali, che descrive l’apparizione del monolito; la sequenza viene tagliata bruscamente sia nell’immagine che nel suono. È un procedimento unico nella storia del cinema, che coincide inoltre con una delle più vertiginose ellissi temporali mai montate. Dall’età della pietra si passa ad un’avveniristico futuro in pochi istanti, lanciando al pubblico l’invito e la sfida di riempire e “costruire questa memoria” lasciata vuota.

Infine Chion considera che 2001 sia uno dei pochi esempi di film-experience, teso a incarnare quella comunicazione filmica assoluta, che farebbe volentieri a meno della parola. In realtà Kubrick non elimina il parlato, ma lo “decentra”, ovvero non lo sovrappone alle azioni. La ricerca astratta dell’immagine “mentale” passa per le contraddizioni del cinema stesso. Ci porta a quel sogno ejzestejniano, che si è misurato con l’impossibilità di rappresentare il pensiero umano. Chion sottolinea quanto il regista inglese sia andato vicino alla ricerca dell’astrazione, ottenendo un “film lento, allusivo e meditativo”, che trova similitudine solo nel Play time di Jacque Tati e che ha ispirato capolavori quali Blade runner di Ridley Scott e Apocalypse now di Francis Ford Coppola.

Michel Chion
Un’odissea del cinema. Il «2001» di Kubrick
Ed. Lindau
pp. 229, € 19.50

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