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Successo del “Martini Racing”, inseguendo il mito” al Mauto di Torino

La Delta EVO Martini Racing
Un binomio perfetto ed invincibile: la Lancia Delta EVO e Martini Racing

In questi primi dieci giorni, boom di visitatori al Museo Nazionale    dell’Automobile per l’evento dell’anno. la mostra “Martini Racing,  inseguendo il mito”. Per lo piu’ sono nostalgici delle mitiche autovetture da rally ma anche curiosi e desiderosi di poter toccare con mano un leggendario marchio che ancora adesso vive in noi. In occasione delle celebrazioni per il suo 150° anniversario, Martini & Rossi ha organizzato questa grande mostra dedicata ai successi del Martini Racing: 45 anni di una lunga e mitica avventura, raccontata attraverso le protagoniste che hanno segnato la storia delle competizioni motoristiche.

Martini Racing: un nome che evoca immediatamente la passione per i motori, ma anche tecnica, innovazione e design, un marchio, un team e uno stile che occupano un posto particolare nella storia delle competizioni automobilistiche, non solo per aver dato vita ad una delle prime sponsorizzazioni della storia e per l’inconfondibile livrea delle vetture, ma perché, in 45 anni di storia, il Martini Racing si è imposto in tutte le principali specialità delle quattroruote, vantando un palamares da record: dalla Formula 1 ai   massacranti Rally, dall’Endurance al campionato tedesco DTM, la massima espressione mondiale per le vetture Turismo.

La mostra “Martini Racing,  inseguendo il mito” vuole celebrare questa indimenticabile avventura, nei molti aspetti che l’hanno caratterizzata. A partire dalle protagoniste: la Porsche 917, che nel 1971 ha regalato al Martini Racing la prima vittoria nella leggendaria ‘24 ore’ di Le Mans, alle Brabham e Lotus di Formula 1; le Lancia, vincitrici per ben sette volte nel mondiale Rally, l’Alfa Romeo 155 DTM, la categoria regina delle gare turismo. Il tutto calato in un mondo di immagini e filmati che ricreano tutto ciò che ha fatto del Martini Racing un modo di stile, eleganza, coraggio: dai protagonisti e testimoni delle vittoria, ai segreti delle vittorie, dagli aspetti tecnici al design inconfondibile.

La storia del Martini Racing inizia ufficialmente il 27 dicembre del 1970 quando, sul circuito tedesco di Hockenheim, vengono svelati i colori ufficiali scelti per decorare le Porsche 917 destinate al Mondiale Marche 1971: una serie di strisce blu, azzurre e rosse su campo argento, un insieme cromatico che scriverà pagine indimenticabili nella storia dell’automobilismo, una firma destinata a lasciare una traccia indelebile in tutte le maggiori specialità del motorsport. Da quel momento Martini Racing è stata al fianco dei marchi più famosi, Porsche, Ferrari, Alfa Romeo, Lotus, Brabham, Lancia, Ford. Da semplice sponsor è diventato un protagonista, un interprete di primo piano che ha sempre avuto nel suo DNA il sapore della sfida, la voglia di sperimentare, di precorrere i tempi, di costruire il proprio successo sul coraggio e sulla visione di lungo termine.

“Nei suoi 150 anni di storia Martini & Rossi è sempre stata all’avanguardia nella comunicazione. Ma moltissimo si è fatto anche nel settore dello sport. Si cominciò, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, con l’affiancare il ciclismo di epici Giri d’Italia; e ben presto, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si pensò di creare qualcosa nell’ambito della velocità e delle corse automobilistiche, amate da tutti gli esponenti della famiglia dei conti Rossi di Montelera. Sul volgere degli anni Sessanta nacque finalmente l’idea di sponsorizzare una vera e propria scuderia di corse, impegnata negli anni nelle gare di Endurance, Formula 1, Turismo e Rally: il Martini Racing Team. E venne spontaneo, per individuarne il logo, riprendere i colori del Martini International Club che diedero così vita alle inconfondibili strisce rosso-azzurro-blu del Martini Racing. Fu uno sforzo senza precedenti, che è durato oltre quarant’anni e attraverso il quale la Società ha precisato sempre meglio l’immagine e il valore del “Mondo Martini”: la visione sportiva di un prodotto giovane e di successo” – ha ricordato Maurizio Cibrario, Presidente Onorario di Martini & Rossi. “Lo spunto venne da un gentleman driver, che era anche un dirigente della Martini Germania, il quale amava correre e insisteva per poter apporre sulla sua auto il marchio Martini. A forza di insistere, Vittorio Rossi di Montelera cominciò a considerare l’idea di creare un team motoristico: così nacque il fenomeno del Martini Racing. Fu un’operazione unica nel suo genere nell’ambito delle sponsorizzazioni: all’epoca Martini fu sicuramente tra le primissime aziende ad avere un proprio Team. Amanti entrambi dei motori e delle corse, Vittorio e Gregorio Rossi di Montelera erano però due figure molto diverse. Vittorio era l’uomo della visione e della strategia: aveva le idee chiare su dove voleva portare il nostro Gruppo ed era una visione creativa a lungo termine. Ma accanto a queste qualità c’era bisogno di chi, con rigore e puntualità, portasse avanti tutte le implicazioni che ne derivavano, e proprio questa era l’attività di Gregorio: estremamente preciso, rigoroso, severo nell’esecuzione del programma. Sono state due personalità che hanno arricchito il Gruppo con elementi importanti: la visione e la realizzazione. I due fratelli hanno dato una spinta poderosa al progetto Martini Racing, lavorando tra loro in grande sinergia, coadiuvati sul campo da alcuni personaggi fondamentali per il successo dell’iniziativa: Dino Ajassa e Daniel Schildge, alti dirigenti del Gruppo Martini e Cesare Fiorio, direttore sportivo del Martini Racing Team nel suo periodo di maggior splendore”.

Basta scorrere alcuni capitoli della sua storia per rendersene conto.

Quando ad esempio, nel 1973, Martini Racing decise di appoggiare la Porsche, al suo esordio nel Mondiale Marche con una 911 Carrera, spinta da un innovativo 6 cilindri turbo. O quando fece il suo debutto in Formula 1 al fianco della neonata Tecno, una piccola scuderia bolognese che esordiva nel Circus iridato con una monoposto di sua costruzione, equipaggata con un 12 cilindri “boxer”, il più complesso propulsore di quegli anni. Per non parlare del coraggio di appoggiare l’iniziativa della Lancia che, nel 1983, con la “037” a due sole ruote motrici, osò sfidare, e battere, la ben più sofisticata Audi a trazione integrale. Lo stesso desiderio di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di guardare al futuro e all’innovazione possiamo ritrovarlo, ai giorni nostri, nella scelta di legare ancora una volta i propri colori alla rivoluzionaria Porsche 918, la prima Granturismo ibrida della storia della Casa di Stoccarda.

“La scuderia Martini Racing si è distinta soprattutto nell’ambito dei Rally, con sei vittorie mondiali consecutive che, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ne hanno consacrato il mito. Tutto ciò ha portato alla creazione di qualcosa che, se guardiamo a quel periodo con gli occhi di oggi, ci fa parlare di “mito”. Ma un mito è tale perché tende a ritornare. Anche per questo la mostra allestita al Museo Nazionale dell’Automobile si intitola “Martini Racing,  inseguendo il mito”: perché se da una parte ci propone la visione storica di quello che è stato, dall’altra ci offre infiniti spunti per riaprire il discorso. E ci lancia verso un futuro dove la livrea rosso-azzurro-blu avrà ancora un posto di primo piano” ha concluso Maurizio Cibrario.

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