Oltre 150 opere tra dipinti a olio, disegni, acquerelli e incisioni per ripercorrere la carriera di Edward Hopper (1882-1967), tra i protagonisti dell’arte americana del Novecento. È la proposta di “Edward Hopper: New York e oltre”, la mostra che aprirà domani, 14 ottobre, a Palazzo Blu di Pisa, dove resterà visitabile fino al 7 marzo 2027.
L’esposizione, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York in collaborazione con Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa, riunisce opere provenienti dalle collezioni del museo statunitense e materiali d’archivio legati alla vita e alla carriera dell’artista. La curatela è affidata a Barbara Haskell e Caroline Webb, rispettivamente curatrice e assistente curatrice del Whitney Museum.
Il percorso espositivo ricostruisce l’evoluzione artistica di Hopper attraverso tre luoghi centrali nella sua esperienza: New York, Parigi e il New England. Una geografia che attraversa l’intera produzione del pittore e restituisce i temi ricorrenti della sua ricerca: la trasformazione della città moderna, il rapporto tra architettura e paesaggio, la solitudine e la dimensione psicologica della vita quotidiana.
Nato nel 1882 a Nyack, nello Stato di New York, Hopper si formò alla New York School of Art sotto la guida di William Merritt Chase e Robert Henri. Prima di affermarsi come pittore lavorò per oltre dieci anni come illustratore freelance, realizzando copertine, pubblicità e immagini per riviste. Un’esperienza che contribuì a sviluppare la sua capacità di costruire scene essenziali, nelle quali gesti, posture e dettagli suggeriscono una narrazione spesso lasciata in sospeso. Determinante fu anche il confronto con l’arte europea. Hopper soggiornò a Parigi tre volte tra il 1906 e il 1910, entrando in contatto con la pittura moderna e con l’Impressionismo. Dopo quell’ultimo viaggio non tornò più in Europa, ma l’esperienza francese continuò a influenzare il suo modo di osservare la luce e di interpretare la realtà americana. È tuttavia New York il fulcro della sua produzione. Nella metropoli Hopper individuò i soggetti della modernità non tanto nei monumenti quanto negli elementi ordinari della vita urbana: vetrine, appartamenti, uffici, ponti, teatri e strade. Attraverso una rigorosa costruzione dello spazio e contrasti luminosi netti, trasformò ambienti familiari in luoghi sospesi, abitati da figure isolate o vicine fisicamente ma distanti sul piano emotivo.
Accanto alla città, un ruolo fondamentale ebbero i paesaggi del New England. A partire dal 1912 l’artista trascorse le estati lontano da Manhattan, tra Gloucester, nel Massachusetts, il Maine e Cape Cod. Qui concentrò l’attenzione su coste rocciose, fari, case e strade secondarie, riducendo gli elementi del paesaggio a forme geometriche definite dalla luce e dall’ombra. A Gloucester, nel 1923, Hopper ritrovò Josephine Nivison, detta Jo, sua compagna di studi alla New York School of Art. Fu lei a incoraggiarlo a dedicarsi all’acquerello. I lavori realizzati durante quell’estate contribuirono al riconoscimento dell’artista e prepararono il terreno al successo della sua prima mostra personale in una galleria privata, nel 1924, che gli permise di abbandonare l’attività di illustratore e dedicarsi interamente alla pittura. Jo ed Edward si sposarono nello stesso anno e condivisero per tutta la vita lavoro e quotidianità. Artista a sua volta, Jo fu la modella di quasi tutti i dipinti del marito e svolse un ruolo decisivo nella documentazione della sua produzione, annotando caratteristiche delle opere, mostre, prezzi e acquirenti. Alla morte di Hopper, nel 1967, e di Jo, nel 1968, il patrimonio della coppia confluì nelle collezioni del Whitney Museum, che oggi custodisce la più ampia raccolta al mondo delle opere dell’artista.
La mostra pisana amplia lo sguardo anche al contesto culturale in cui Hopper operò, con opere di Robert Henri, John Sloan, Guy Pène du Bois, George Bellows, Everett Shinn, Charles Burchfield, Charles Sheeler, George C. Ault, Reginald Marsh e Paul Strand. Il confronto consente di collocare la sua ricerca nel panorama dell’arte americana del primo Novecento, dal realismo urbano alle diverse espressioni del modernismo. Una sezione è dedicata al rapporto tra Hopper e il Whitney Museum, iniziato nel 1920 con la sua prima mostra personale al Whitney Studio Club. L’istituzione sostenne l’artista nel corso della carriera, ospitandone le opere in numerose esposizioni e dedicandogli due importanti personali, nel 1950 e nel 1964. Nel 2017 il patrimonio del museo si è arricchito anche del Sanborn Hopper Archive, un fondo di migliaia di documenti, fotografie, lettere, taccuini, pubblicazioni e registri di Jo Hopper, utile a ricostruire il metodo di lavoro e la vicenda biografica dell’artista.
Il percorso di Palazzo Blu si articola in cinque sezioni: “Inizi della carriera”, “Parigi”, “New York”, “New England” e “Jo e Edward”. La parte dedicata alla metropoli si divide nei nuclei “New York – la città” e “New York – la vita nella città”, mentre quella sul New England approfondisce i paesaggi di Gloucester, del Maine e di Cape Cod.
Accanto all’esposizione è previsto un programma di iniziative rivolte a pubblici diversi. Dal 21 ottobre, in collaborazione con il Cineclub, il Cinema Arsenale ospiterà la rassegna “Luci e attese: Il fascino di Hopper nel cinema di Hitchcock, Argento, Lynch e Antonioni”, dedicata ai legami tra l’immaginario del pittore e il linguaggio cinematografico. Il 22 novembre, all’Ippodromo di San Rossore, sarà inoltre conferito il Premio Edward Hopper. In calendario anche un ciclo di conferenze con critici d’arte, storici e accademici, dedicato ai rapporti tra pittura, letteratura, cinema e storia. Particolare attenzione sarà riservata agli studenti e ai visitatori più giovani, con riduzioni per le scuole, attività didattiche curate dalla cooperativa Kinzica e il “Giovedì degli universitari”, che prevede un biglietto a 10 euro. Il progetto coinvolge inoltre realtà economiche, turistiche e culturali del territorio, tra cui Federalberghi e Confcommercio Pisa, e prevede collaborazioni con Unicoop, Autolinee Toscane, Radio Monte Carlo e Vivaticket.
Con “Edward Hopper: New York e oltre”, Palazzo Blu rinnova la collaborazione con MondoMostre e avvia un nuovo confronto con il Whitney Museum of American Art, portando a Pisa un patrimonio di opere e documenti che permette di rileggere la figura dell’artista attraverso la sua produzione, le sue relazioni e i luoghi che ne hanno segnato il percorso. Al centro della mostra resta la capacità di Hopper di trasformare scene quotidiane in immagini di forte intensità, nelle quali la luce, lo spazio e il silenzio diventano strumenti per interrogare l’esperienza dell’uomo contemporaneo.