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Lunetta Savino e Matteo Martari: “La battaglia contro violenza di genere passa anche dalle parole”

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Torna su Rai1 dal 25 ottobre ‘Libera’, la fiction diretta da Gianluca Mazzella che riporta sul piccolo schermo la giudice Libera Orlando, interpretata da Lunetta Savino, alle prese con un complesso caso di femminicidio. Al centro della seconda stagione c’è il processo a un giovane rapper accusato dell’omicidio di Elena Palma: le prove sembrano schiaccianti, ma qualcosa non torna e Libera decide di andare oltre le apparenze. Accanto a lei in ‘Libera – Il caso Elena Palma’ torna anche Pietro, interpretato da Matteo Martari, che dopo aver ritrovato la figlia Clara nella prima stagione cerca ora di costruire con lei un rapporto autentico. Per Lunetta Savino ritrovare Libera è stato particolarmente emozionante: “È stato bello perché è un personaggio che ho amato e in questa seconda stagione ancora di più. Forse perché tutto si concentra molto di più sull’indagine e sul processo che lei deve affrontare”. L’attrice spiega che la protagonista è cresciuta anche professionalmente, diventando presidente della Sezione Penale del Tribunale di Trieste, ma si troverà presto davanti a una vicenda piena di ostacoli e controversie.

Se c’è una caratteristica che definisce la giudice Orlando, secondo Savino, è la sua ostinazione nella ricerca della verità. “Il suo superpotere è l’ossessione per la ricerca della giustizia. Lei dice più volte: ‘Dobbiamo fare un processo giusto. Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma dobbiamo arrivare a una sentenza senza dubbi’. Un principio che guiderà l’intera stagione e che porterà a colpi di scena e sviluppi inattesi”. Il tema della giustizia attraversa tutta la serie e ha spinto l’attrice a riflettere anche sul ruolo dei magistrati nella società. “Interpretare una giudice mi costringe ad approfondire alcune cose del loro lavoro. Mi rendo conto della responsabilità enorme che hanno. Ci sono polemiche continue sui magistrati, come in tutti i lavori ci sono i buoni e quelli ‘così così. Ci sono professioni, così come l’insegnante in cui la rettitudine morale è fondamentale”. Quando le si chiede da dove derivi il suo senso morale, Savino non ha dubbi: “Sicuramente dai miei genitori. Sono cresciuta in un ambiente familiare che, senza essere bacchettone, mi ha indicato una strada. Poi però la strada la fai da sola. I genitori suggeriscono soprattutto attraverso l’esempio”. Un’eredità che ha portato anche nel rapporto con suo figlio: “Ho cercato di essere un buon esempio, ma poi siamo noi che scegliamo in che direzione andare”.

La nuova stagione affronta anche il tema della violenza di genere e del linguaggio, nel caso della serie attraverso un testo di una canzone rap. Per l’attrice le parole hanno un peso preciso: “La battaglia contro la violenza di genere passa anche dalle parole, che usiamo e come le usiamo. Oggi c’è troppa aggressività e soprattutto superficialità. La conoscenza delle parole e la cultura sono fondamentali per crescere in un mondo migliore”. Un aspetto su cui si trova d’accordo anche Matteo Martari. “Quando si è molto giovani può essere difficile capire la differenza tra un testo e la realtà dei fatti. Però il testo di una canzone non può essere preso come spunto di vita”. Nella fiction il suo Pietro è alle prese con la sfida più difficile: fare il padre. “È un lavoro difficilissimo, che devi inventarti ogni giorno. Non esiste un bugiardino. Pietro ci prova con tutte le sue forze perché è una persona buona e vuole dare alla figlia la possibilità di fidarsi di lui”.

Come Savino, anche Martari riconduce il proprio senso della giustizia all’educazione ricevuta: “Sono stato molto fortunato. Ho avuto un’educazione basata su questi valori e li ho assorbiti da piccolo. Devo ringraziare i miei genitori”. Il tema del senso di giustizia passa anche dall’attualità e l’attore ammette una certa preoccupazione: “Sono un po’ preoccupato, anche per alcuni fatti recenti di cronaca, non vorrei che prendessimo una deriva irrecuperabile”, dice Martari ricordando il collega Davide Iacopini, aggredito con un calcio da due ragazzi a bordo di una minicar nera lo scorso 5 ottobre a Roma. L’attore, che si trovava su un monopattino, è stato sbalzato contro un’auto ed è stato ricoverato all’ospedale San Camillo, dove si trova in prognosi riservata.

Parlando della sua carriera, che lo vede tra i protagonisti indiscussi del piccolo schermo, l’attore rivendica il valore della serialità contemporanea: “Il livello delle serie oggi è altissimo. Sarebbe ipocrita avere ancora uno snobismo nei loro confronti. Il lavoro su un personaggio è identico, sia che si tratti di una serie sia che si tratti di un film d’autore”. Tra gli elementi più riusciti della fiction, secondo Martari, c’è proprio il rapporto tra Pietro e Libera: “Questa strana coppia è ancora iperattiva. Lei è un giudice iper rispettoso della legge, lui vive in un mondo di confine. È una combinazione che mi diverte molto”. E come il suo personaggio, che prova a riscattarsi dopo gli errori del passato, anche l’attore crede nelle seconde opportunità: “Sì, bisogna sfruttarle bene. Non devono essere sprecate. Però è giusto averne una”.

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