Quanto di ciò che chiamiamo “io” nasce davvero in solitudine? È la domanda da cui prende avvio “La mente degli altri. Psicologia sociale del giudizio, del consenso e delle relazioni nell’epoca digitale”, il nuovo saggio di Lisa Di Giovanni, pubblicato da Edizioni Jolly Roger, in nuova edizione nell’ottobre 2026. Un libro che porta la psicologia sociale dentro la vita quotidiana e affronta una questione centrale del nostro tempo: quanto siamo realmente autonomi nelle nostre decisioni e quanto, invece, il nostro modo di pensare, giudicare, scegliere e comportarci viene influenzato dallo sguardo degli altri, dalle aspettative sociali, dai gruppi ai quali apparteniamo e dagli ambienti digitali che frequentiamo?
Lisa Di Giovanni accompagna il lettore alla scoperta dei meccanismi, spesso invisibili, attraverso i quali la presenza reale, immaginata o interiorizzata degli altri condiziona pensieri, emozioni e comportamenti. Lo sguardo altrui, il bisogno di appartenenza, la paura del giudizio, il conformismo, l’autorità, gli stereotipi, le dinamiche di gruppo, l’esclusione, la leadership e il conflitto diventano chiavi di lettura per comprendere non soltanto gli altri, ma anche noi stessi.
La prefazione del Prof. Francesco Pira
Il volume è introdotto dalla prefazione del Prof. Francesco Pira, sociologo, Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina. Pira individua nel saggio il merito di mettere in discussione l’immagine semplificata di un individuo pienamente autonomo, ricordando come identità, pensieri e comportamenti prendano forma all’interno di linguaggi, aspettative, ruoli, appartenenze, situazioni e relazioni. Secondo il sociologo, il volume si inserisce nella grande tradizione della psicologia sociale e del pensiero interazionista, ma lo fa attraverso una voce autonoma, concreta e contemporanea. Un altro elemento messo in evidenza nella prefazione è la capacità di Lisa Di Giovanni di non separare l’analisi delle influenze sociali dalla responsabilità individuale: riconoscere il peso del gruppo, delle aspettative, delle etichette, delle piattaforme o delle asimmetrie di potere non significa attenuare la responsabilità personale, ma acquisire strumenti più solidi per scegliere.
La libertà di riconoscere ciò che ci influenza
Il cuore di “La mente degli altri” risiede in un apparente paradosso: riconoscere quanto siamo influenzati dagli altri può renderci più liberi, non meno liberi. Non possiamo eliminare completamente lo sguardo sociale, il bisogno di appartenenza o l’influenza dei gruppi. Possiamo però imparare a riconoscerli. Possiamo distinguere tra appartenenza e conformismo, tra consenso e verità, tra responsabilità e obbedienza, tra ciò che abbiamo scelto e ciò che abbiamo assorbito senza accorgercene. Il punto di arrivo non è quindi l’individuo isolato dagli altri, ma una persona capace di vivere nelle relazioni conservando la possibilità di interrogarsi, dissentire e scegliere. Perché, come emerge dalle pagine del volume, non diventiamo noi stessi lontano dagli altri, ma imparando a distinguere la loro voce dalla nostra.
Il suo saggio arriva in un momento storico caratterizzato da polarizzazione, conflitti identitari e confronto pubblico sempre più acceso. In che modo la psicologia sociale può aiutarci a comprendere ciò che sta accadendo nella società?
La psicologia sociale offre una chiave di lettura fondamentale perché ci aiuta a comprendere che molte delle tensioni contemporanee non nascono soltanto da divergenze di opinione, ma da meccanismi più profondi legati all’identità, all’appartenenza e alla percezione dell’altro. Quando ci identifichiamo fortemente con un gruppo, tendiamo a considerare le sue convinzioni più affidabili e a interpretare quelle degli altri con maggiore diffidenza. Si crea così una contrapposizione tra un «noi» e un «loro» che può rendere difficile qualsiasi confronto autentico. Le piattaforme digitali possono amplificare questi processi, favorendo la circolazione di contenuti emotivamente coinvolgenti e rendendo particolarmente visibili le posizioni più nette. Il rischio è che il confronto pubblico si trasformi in una competizione per ottenere consenso anziché in un’occasione per comprendere. Nel mio libro dedico spazio proprio al conformismo, alle dinamiche di gruppo, agli stereotipi e ai meccanismi attraverso i quali finiamo per credere soprattutto alle informazioni che confermano le nostre convinzioni. Credo che la psicologia sociale possa insegnarci una competenza oggi indispensabile: distinguere il bisogno di avere ragione dalla volontà di comprendere. Non dobbiamo necessariamente rinunciare alle nostre idee, ma dovremmo conservare la capacità di metterle in discussione. Una società che perde questa capacità rischia di trasformare ogni differenza in una minaccia e ogni interlocutore in un avversario.
Dopo aver scritto La mente degli altri, è cambiato il suo modo di osservare le persone o di interpretare le situazioni quotidiane?
Più che cambiare il mio modo di osservare le persone, scrivere questo libro mi ha resa ancora più consapevole della necessità di sospendere il giudizio. Credo che uno degli errori più frequenti sia interpretare i comportamenti altrui attribuendoli esclusivamente al carattere. Se una persona tace, pensiamo che sia insicura. Se si oppone, la consideriamo difficile. Se cambia idea, la giudichiamo incoerente. Eppure dietro ogni comportamento possono esserci circostanze, pressioni, paure e aspettative che non conosciamo. La scrittura mi ha portata a riflettere anche sulle mie reazioni. Perché una determinata situazione mi colpisce? Perché attribuisco un certo significato a una parola o a un silenzio? Quanto di ciò che interpreto dipende dai fatti e quanto dalle mie aspettative? Ho compreso ancora più chiaramente che osservare non significa necessariamente capire e che comprendere richiede uno sforzo ulteriore. Oggi cerco di lasciare maggiore spazio alle domande prima di arrivare alle conclusioni. Forse il cambiamento più importante è proprio questo: ho imparato a considerare il dubbio non come una debolezza, ma come una forma di rispetto verso la complessità delle persone.
La sua esperienza manageriale nel settore delle telecomunicazioni le ha permesso di osservare da vicino le dinamiche organizzative. Quali meccanismi psicologici emergono con maggiore evidenza nei contesti professionali?
Nei contesti professionali emergono con particolare evidenza il bisogno di riconoscimento, il rapporto con l’autorità, la pressione del gruppo e il timore del giudizio. Le organizzazioni sono sistemi sociali complessi, nei quali le persone non agiscono soltanto in funzione degli obiettivi aziendali, ma anche delle relazioni che costruiscono e delle aspettative che percepiscono.
Un fenomeno che considero particolarmente significativo riguarda il silenzio organizzativo. Talvolta le persone rinunciano a esprimere un dubbio, segnalare una criticità o proporre un’idea perché temono conseguenze sulla propria reputazione professionale. Questo meccanismo può impoverire la qualità delle decisioni e limitare l’innovazione. Un altro aspetto riguarda la distinzione tra autorità e autorevolezza. La prima deriva da un ruolo formale, mentre la seconda si costruisce attraverso competenza, coerenza, ascolto e responsabilità. Un leader autorevole non ha bisogno di dimostrare continuamente di avere ragione. Sa creare le condizioni affinché anche gli altri possano contribuire, dissentire e assumersi responsabilità. Nel libro sottolineo inoltre quanto sia importante distinguere la visibilità dal valore: non sempre chi appare maggiormente contribuisce di più, e non sempre chi lavora lontano dai riflettori riceve il riconoscimento che merita. Credo che la vera maturità di un’organizzazione si misuri anche dalla libertà che concede alle persone di esprimere il proprio pensiero senza temere di perdere il diritto di appartenere. Perché valorizzare le persone significa riconoscerne non soltanto le competenze, ma anche la dignità, l’autonomia e la capacità critica.
La sua attività giornalistica la porta a raccontare storie, idee e fenomeni sociali, mentre la psicologia invita ad approfondire ciò che si muove dietro i comportamenti. Come dialogano queste due prospettive nel suo modo di scrivere?
Per me giornalismo e psicologia condividono una responsabilità fondamentale: cercare di comprendere prima di interpretare. Il giornalismo parte dai fatti, dalle testimonianze, dalle storie e dal contesto. La psicologia aggiunge uno sguardo sui processi che possono orientare pensieri, emozioni e comportamenti. Quando scrivo, cerco di tenere insieme queste due dimensioni, evitando sia la semplificazione narrativa sia l’eccesso di tecnicismo. Una storia può raccontare che cosa è accaduto, ma per comprendere davvero un fenomeno dobbiamo interrogarci anche sulle condizioni che lo hanno reso possibile. Allo stesso tempo, credo sia importante non trasformare ogni comportamento in una diagnosi o ogni relazione in una categoria psicologica. La complessità umana non può essere ridotta a un’etichetta. In La mente degli altri ho scelto di partire spesso da situazioni quotidiane, riconoscibili, per accompagnare il lettore verso una riflessione più ampia. È un modo di scrivere che nasce proprio dall’incontro tra divulgazione, osservazione sociale e sensibilità giornalistica. Il giornalismo mi ha insegnato che ogni persona ha una storia. La psicologia mi ha insegnato che nessuna storia può essere compresa ignorando il contesto in cui prende forma. Credo che il compito di chi scrive sia restituire questa complessità senza renderla inaccessibile.
Attraverso progetti come Echi di Psiche e LibrOfficina – I libri visti da dentro, si occupa di divulgazione e promozione culturale. Quanto è importante oggi creare spazi capaci di favorire una riflessione autentica sulle persone e sulle relazioni?
Credo che oggi sia una necessità culturale e sociale, prima ancora che editoriale. Viviamo immersi in una quantità straordinaria di informazioni, ma questo non significa necessariamente che disponiamo di maggiori occasioni di approfondimento. Spesso siamo sollecitati a reagire immediatamente, a esprimere un’opinione, a prendere posizione, senza concederci il tempo necessario per comprendere. Progetti come Echi di Psiche e LibrOfficina – I libri visti da dentro nascono dal desiderio di restituire valore proprio a questo tempo: il tempo dell’ascolto, della lettura, della riflessione e del confronto. La cultura, per come la intendo, non deve limitarsi a trasmettere contenuti. Deve generare domande, mettere in relazione esperienze differenti e offrire strumenti per interpretare la realtà. In particolare, la divulgazione psicologica ha una responsabilità importante. Deve rendere accessibili concetti complessi senza banalizzarli e senza alimentare la tendenza, sempre più diffusa, a classificare le persone attraverso definizioni superficiali.
Allo stesso modo, la letteratura ci permette di entrare in vite diverse dalla nostra, riconoscere emozioni, attraversare conflitti e sperimentare prospettive che forse non avremmo mai considerato. Credo profondamente nel valore dei libri e degli spazi culturali come luoghi di incontro, non soltanto tra autori e lettori, ma tra sensibilità, generazioni e visioni del mondo. In una società che ci chiede continuamente di esprimere un’opinione, abbiamo bisogno di luoghi che ci insegnino nuovamente a formulare una domanda. È questo il senso che cerco di dare ai miei progetti culturali: non offrire risposte definitive, ma contribuire a costruire una comunità di persone capaci di pensare, confrontarsi e riconoscersi nella propria umanità. Perché la cultura, quando riesce davvero a generare consapevolezza, non cambia soltanto il nostro modo di leggere il mondo. Cambia anche il nostro modo di abitarlo.
Lisa Di Giovanni è giornalista pubblicista, scrittrice, promotrice culturale, coach umanistico integrato e professionista della comunicazione editoriale. Laureata in Psicologia e specializzata con un Master in HR Executive Manager presso la Rome Business School, affianca a una consolidata esperienza manageriale nel settore delle telecomunicazioni un’intensa attività nel mondo della cultura, del giornalismo e dell’editoria. È fondatrice e titolare dell’agenzia P.R. & Editoria, dirige il periodico culturale “La finestra sul Gran Sasso” ed è ideatrice della rubrica “Echi di Psiche”, ospitata su Fix On Magazine e Radio Incontro Terni. È inoltre direttrice di “LibrOfficina – I libri visti da dentro”, progetto culturale multipiattaforma dedicato alla promozione della lettura e dell’editoria. È autrice e coautrice di opere di narrativa, poesia e saggistica e Presidente del Premio Letterario Nazionale FavolosaMente. La sua scrittura, influenzata dalla formazione psicologica, esplora identità, memoria, resilienza e relazioni umane, coniugando rigore, sensibilità e attenzione al contemporaneo. Con “La mente degli altri” porta nella saggistica l’incontro tra psicologia, giornalismo e osservazione delle dinamiche professionali e sociali.
Il prefatore – Prof. Francesco Pira
Francesco Pira è sociologo e Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina. Nel 2026 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale al ruolo di Professore di Prima Fascia ed è Delegato alla Comunicazione Digitale del Dipartimento. Sociologo, saggista e giornalista professionista dal 1992, è laureato con lode in Sociologia all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti e ha conseguito il Dottorato in Scienze della Comunicazione Sociale Magna cum laude presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. La sua attività accademica e scientifica è dedicata allo studio dei processi comunicativi, del giornalismo, dei social media e delle trasformazioni prodotte dalle tecnologie digitali sulla società e sulle relazioni. Ha svolto attività di Visiting Professor e Visiting Researcher presso numerose università europee, approfondendo temi quali comunicazione politica, nuovi media, disinformazione, fake news, propaganda e manipolazione del consenso. È componente di diversi organismi e comitati scientifici ed è autore di numerosi saggi, articoli e pubblicazioni scientifiche. La sua attività coniuga sociologia, giornalismo e analisi della comunicazione digitale, con particolare attenzione ai cambiamenti culturali, relazionali e sociali della contemporaneità.