“Ora che il passo è stato fatto, è necessario fare quello successivo”. A dirlo è Meritocrazia Italia commentando l’approvazione della legge elettorale ritornando sul numero di firme necessaio alle nuove liste per potersi presentare alle elezioni. “Una montagna insormontabile per chiunque non sia già dentro il Palazzo – afferma Meritocrazia Italia – Il rischio è di realizzare una vera e propria denigrazione della rappresentatività nel rapporto tra eletti e territori, in considerazione del combinato disposto della proposta elettorale con il taglio dei parlamentari, visto che già con la riduzione dei seggi parlamentari la rappresentanza è stata dimezzata ed oggi con liste bloccate e sbarramenti di firme si tenta di completare l’opera: meno eletti, più nominati, meno scelta. Questa non è stabilità, questa è conservazione, non è una lotta alle “liste di disturbo” come dicono, è una lotta al dissenso ed è la paura della politica di aprire le porte del castello dorato che si è costruita, mentre appare invece necessario abbattere le mura di questo castello”.
“Una democrazia realmente competitiva deve consentire anche a chi oggi non siede in Parlamento di poter chiedere il consenso degli elettori. Altrimenti si rischia di trasformare la rappresentanza già acquisita in un privilegio destinato ad autoalimentarsi: chi è dentro resta dentro, chi è fuori deve superare ostacoli sempre più difficili – conclude la nota – È un principio che va oltre gli schieramenti politici e che non riguarda la destra, il centro o la sinistra, ma riguarda il diritto dei cittadini di organizzarsi politicamente e di proporre un’alternativa. Una democrazia sana non dovrebbe temere una nuova formazione politica, ma dovrebbe temere, piuttosto, l’assenza di alternative reali. Perché la democrazia è partecipazione e non recinzione e noi siamo a sostegno di una politica aperta, partecipata e contendibile, nella convinzione che il pluralismo non sia un problema da arginare, ma una ricchezza da tutelare”.