Un codice univoco, semplice da utilizzare e in grado di accompagnare le persone con disabilità nei loro spostamenti quotidiani, dal taxi al treno fino all’aereo. È l’idea del ‘passaporto digitale’ per le carrozzine, proposta da Marco D’Alessio, tassista romano di 41 anni, nata direttamente dall’esperienza sul campo e oggi sostenuta da oltre 26mila firme raccolte online.
D’Alessio lavora nel settore taxi da circa dodici anni. Nel 2025, con il nuovo bando del Comune di Roma per l’assegnazione delle licenze, ha deciso di aderire all’opzione che consente di effettuare anche il trasporto di persone con disabilità. Da giugno dello scorso anno è infatti tra i nuovi assegnatari delle licenze taxi della Capitale e svolge servizi dedicati alla cosiddetta mobilità universale. L’idea del passaporto digitale è nata proprio durante il suo primo servizio rivolto a una cliente in carrozzina. Una turista straniera lo aveva contattato nei pressi della Fontana di Trevi. “Ero molto emozionato – racconta – Mi ero allenato a casa per imparare le procedure, ma affrontare davvero il traffico di Roma e tutte le situazioni reali era diverso”.
Durante il tragitto, parlando in inglese con la passeggera, D’Alessio scopre che prima di lui la donna aveva provato a contattare altri due taxi senza successo. La sua carrozzina, infatti, era risultata troppo grande per essere caricata sulle vetture intervenute. “Da una parte ero felice di essere riuscito a svolgere il servizio, dall’altra però quella storia ha continuato a farmi riflettere per giorni”, spiega. Ripensando all’episodio e confrontandosi con altri colleghi, il tassista ha compreso che il problema non riguarda soltanto la disponibilità dei mezzi, ma soprattutto la mancanza di informazioni standardizzate. Le carrozzine, infatti, possono differire notevolmente per dimensioni, peso, struttura e caratteristiche tecniche. Non tutte possono essere trasportate da qualsiasi veicolo. “Se un cliente comunica delle misure, l’operatore che riceve la chiamata non ha sempre la certezza che siano quelle reali”, osserva D’Alessio. “E non è detto che il taxi assegnato sia poi effettivamente in grado di effettuare il trasporto. Si genera così un’inefficienza che penalizza tutti”.
Da questa considerazione nasce il progetto del passaporto digitale. L’idea è quella di associare a ogni carrozzina un codice identificativo univoco, sotto forma di Qr code o combinazione alfanumerica. Il codice contiene solo dati logistici, come dimensioni, peso e batteria, senza specificare dati clinici o medici, tutelando così la privacy dell’utilizzatore. Attraverso quel codice, gli operatori e i sistemi di prenotazione potrebbero conoscere immediatamente le caratteristiche tecniche del dispositivo e verificare la compatibilità con il mezzo richiesto. Per spiegare il concetto, D’Alessio utilizza un paragone con i seggiolini per bambini, classificati in base al peso e all’età. Allo stesso modo, un sistema di standardizzazione delle carrozzine consentirebbe di eliminare dubbi e incertezze durante la prenotazione di un servizio di trasporto. L’obiettivo non riguarda esclusivamente il settore taxi. Secondo il tassista romano, il passaporto digitale potrebbe essere adottato in tutti gli ambiti della mobilità, dai treni agli autobus fino al trasporto aereo.
Tra gli episodi che lo hanno colpito c’è il caso di una ragazza che non avrebbe potuto imbarcarsi su un volo perché la sua carrozzina, dotata di batterie e di dimensioni particolari, non rispettava i requisiti richiesti: “L’ho contattata personalmente e mi ha raccontato il disagio vissuto – riferisce D’Alessio – Successivamente ho letto numerose altre storie simili”. La proposta è stata presentata pubblicamente per la prima volta durante ‘Accessibility for future’, manifestazione dedicata all’accessibilità che si è svolta a Udine. Invitato a raccontare la sua esperienza con le nuove licenze taxi di Roma, D’Alessio ha illustrato le difficoltà riscontrate nel garantire salite e discese in sicurezza alle persone in carrozzina, portando all’attenzione del pubblico proprio l’episodio della turista incontrata nel suo primo servizio. “Il passaporto digitale è sostanzialmente uno standard universale da applicare alla carrozzina – spiega – Attraverso quel codice si farebbe il matching tra la richiesta dell’utente e il servizio di trasporto disponibile. Potrebbe funzionare per un taxi come per un treno o per la stiva di un aereo”.
Dopo l’esperienza di Udine è partita anche la raccolta firme. Inizialmente, racconta, il sostegno era arrivato da circa 650 persone. Con il passare dei mesi, però, la proposta ha ottenuto una crescente attenzione. L’evento friulano ha consentito a D’Alessio di entrare in contatto con operatori del turismo accessibile, aziende produttrici di vetture allestite per il trasporto disabili, produttori di ausili e professionisti impegnati nel campo della mobilità inclusiva. “La manifestazione ha fatto da cassa di risonanza – spiega – Da lì è iniziato tutto”. Oggi le adesioni hanno superato quota 26mila.
Nelle ultime settimane il tassista ha portato il tema anche alla ‘Rome future week’ in un incontro organizzato dalla cooperativa Samarcanda, la stessa alla quale appartiene D’Alessio, dedicato all’accessibilità e al turismo accessibile. Anche in quell’occasione, racconta, l’interesse del pubblico è stato notevole: “Le persone hanno dimostrato un grande interesse alla fine del mio intervento. È evidente che il tema è molto sentito”. Il problema non riguarda soltanto le infrastrutture o i mezzi di trasporto. Esiste anche una difficoltà legata alla reperibilità delle informazioni. Collaborando con realtà che si occupano di turismo accessibile e con diverse associazioni, il tassista ha constatato come, spesso, trovare dati affidabili sui servizi disponibili sia complesso. “Questa mancanza di informazioni genera inefficienza e, di conseguenza, ansia – osserva – Una persona con esigenze particolari deve poter sapere con certezza se riuscirà a spostarsi. Altrimenti si crea una discriminazione”.
Per spiegare il potenziale impatto del sistema, D’Alessio cita un episodio recente. Il giorno precedente all’intervista ha accompagnato una persona alla stazione Termini. Se non fosse stato in grado di trasportare la carrozzina, il cliente avrebbe rischiato di perdere il treno, mentre lui avrebbe impiegato inutilmente circa venti minuti per raggiungerlo. “Le persone sarebbero più garantite e i vettori non avrebbero l’ansia di chiedersi se riusciranno a caricare la carrozzina -sottolinea – Anche dal punto di vista economico ci sarebbero vantaggi per tutti”.
Guardando al futuro, D’Alessio ritiene che il progetto potrebbe trovare spazio anche all’interno del Maas, il Mobility as a service, il sistema che punta a integrare diverse piattaforme di trasporto in un’unica esperienza digitale per l’utente. A suo giudizio, l’inserimento di un passaporto digitale per le carrozzine rappresenterebbe un’opportunità concreta per migliorare l’accessibilità dell’intero sistema. “Ora che abbiamo raccolto 26mila firme – afferma – dobbiamo capire come trasformarle in qualcosa di concreto. Ricevo moltissimi complimenti, ma il vero obiettivo è portare questa proposta all’attenzione delle aziende e soprattutto delle istituzioni”. Il tassista immagina un futuro in cui il passaporto digitale venga integrato fin dalla produzione degli ausili e diventi uno standard condiviso a livello universale: “Così come un architetto progetta gli spazi urbani per abbattere le barriere fisiche, i produttori e le aziende tech devono aiutarci ad abbattere le barriere digitali. Si tratta di una battaglia di praticità, ma soprattutto di civiltà. Spero che questa storia abbia un lieto fine, perché tutti i mezzi di trasporto devono essere accessibili a tutti”.