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Milano, Cacciari: “Se Calabresi sostenuto da campo largo, Majorino si farà da parte”

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La scelta di Pierfrancesco Majorino come candidato del centrosinistra per le amministrative milanesi sarebbe “politicamente più significativa” rispetto a quella di Mario Calabresi. Nella sfida tra politico e civico, entrambe “due candidature forti”, il filosofo ed ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, in un’intervista all’Adnkronos legittima entrambe le opzioni, anche perché “dall’altra parte c’è il vuoto totale”. Ma se i vertici del campo largo dovessero indicare l’ex direttore di Repubblica e fondatore di Chora Media come candidato, Majorino “si farà da parte da uomo di partito”. Il centrodestra deve affrontare una triplice battaglia, Milano, Roma e Napoli: “Se il centrosinistra venisse riconfermato nelle tre più grandi città d’Italia sarebbe un bel campanello d’allarme per la Meloni se dopo si andasse al voto per le politiche”

Professore, il centrosinistra milanese è sempre più affollato in questa corsa alle amministrative. Si è fatto avanti Mario Calabresi, Pierfrancesco Majorino ha dato appuntamento per il 22 ottobre, quando terrà un evento per parlare della città e del suo futuro. Cosa ne pensa?

“Se Calabresi verrà sostenuto dal campo largo, Majorino si farà da parte”.

Ne è convinto?

“Ovviamente. Majorino è sempre stato un uomo di partito. Io non ho parlato con nessuno dei due, Calabresi neanche lo conosco, quindi penso che se lo sceglieranno sarà d’accordo con Majorino. Penso che la scelta di Majorino sarebbe politicamente più significativa, per ragioni molto semplici. Intanto questo campo largo direbbe finalmente che ha dei leader suoi, e non che quando va a Genova inventa la Salis o quando va a Milano inventa Calabresi. Visto dall’esterno sarebbe un segno di relativa forza: un uomo politico, che ha sempre e soltanto fatto politica. Un segno che hanno qualcuno, sarebbe un segno di relativa solidità politica proporre Majorino, che è una persona seria, è un politico vero. Quindi se vede un’indicazione per Calabresi, farà una campagna elettorale per Calabresi. Non lo so, se ci sarà qualcun altro che vuole fare le primarie contro Calabresi, le farà, ma certamente non sarà Majorino, per quanto lo conosco. Una candidatura di Majorino sarebbe una scelta più coerente con la volontà di riprendere un’azione politica. Tuttavia anche Calabresi con l’aria che tira Milano va a vincere, sarebbe un’ottima scelta comunque”.

Sono due profili differenti…

“Lo sono. Una è una scelta totalmente politica, come si faceva una volta, ma che adesso non è più di moda. Ormai è stato acquisito che la politica non funziona. La gente, se vede il politico, è meno motivata ad andare a votare. È una moda scattata con Tangentopoli e da cui non siamo assolutamente guariti”.

Potrebbe esserci una continuità o una rottura con l’operato di Beppe Sala?

“Nessuno dei due si presenterebbe come in un segno di discontinuità. Sono due candidature forti. Viste dall’esterno e in completa imparzialità, il significato di una scelta o dell’altra è chiaro. Uno è dire che abbiamo un centro politico, contiamo su quello e possiamo vincere con quello. Un’altra ancora, come è stato con Sala, con Genova, come è stato a Napoli con Manfredi, dobbiamo cercare il professore, il magistrato, il giornalista, perché altrimenti rischiamo di perdere. A Milano andrebbe bene sia uno che l’altro, il campo largo vincerebbe perché dall’altra parte c’è il vuoto più totale. E così a Roma, e così a Napoli. E questo è il problema per la Meloni. Se il centrosinistra venisse riconfermato nelle tre più grandi città d’Italia per Meloni sarebbe un bel campanello d’allarme, se dopo si andasse al voto per le politiche. Quindi farà di tutto per votare prima, o per non votare insieme”.

Quindi niente election day…

“Farà di tutto per evitarlo. Sono convinto al 90% che perde nelle tre città che insieme fanno tre quarti dell’Italia. Potrebbe vincere Bologna, lì sono veramente si è messi male. Ma Bologna non è più il simbolo che era una volta”.

Le primarie sono ancora uno strumento che il centrosinistra può utilizzare a proprio favore?

“Sono il peggiore degli strumenti, lo sono sempre state. Politicamente sono una follia. O sono false primarie, che sono così una pre-campagna elettorale e non hanno alcun valore; oppure sono una campagna elettorale, anche dura, all’interno della coalizione che dopo deve presentarsi compatta per andare a vincere”.

Si rischia di esacerbare le tensioni interne?

“È evidente. Il rischio è che diventino una campagna elettorale, magari dura, interna alla coalizione, che dopo lascia tra forza per strada dei cadaveri e dei feriti. E quindi indebolisce poi la campagna elettorale vera e propria. Le fanno perché non riescono a mettersi d’accordo, non hanno nessuna vera unità, nessun programma comune. Perché sicuramente se il campo largo indica una preferenza per Calabresi, Majorino si tira da parte. Per una situazione come quella di Milano, la decisione verrà presa anche con Giuseppe Conte e Elly Schlein. Quindi se la direzione complessiva del campo largo indica Calabresi, Majorino non farà nessuna primaria”.

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