HomeCulturaAlle Scuderie del Quirinale 130 capolavori raccontano il genio di Pontormo

Alle Scuderie del Quirinale 130 capolavori raccontano il genio di Pontormo

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Dieci sezioni in cui sono distribuite 130 opere che si snodano in un percorso espositivo elegante e coinvolgente. Un itinerario nell’arte e nella creatività di Jacopo da Pontormo, detto Pontormo (Pontorme, Empoli, 1494 – Firenze, 1557), uno dei protagonisti della grande stagione del Cinquecento fiorentino, di cui vengono proposte 84 opere tra dipinti e affreschi e un’accurata selezione di disegni, oltre al manoscritto del ‘Libro mio’, l’ultimo diario del pittore. Questo il ricco corpus di capolavori allestiti nella mostra ‘Pontormo’, che potrà essere visitata alle Scuderie del Quirinale dal 9 ottobre al 7 febbraio 2027.
Prima mostra monografica sul pittore presentata fuori da Firenze, l’esposizione è promossa da Ales – Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi. Prodotta insieme alla casa editrice Electa, e curata da Cristina Acidini, la mostra è il frutto di una virtuosa partnership pubblico privato.  

L’operazione, ha spiegato durante la presentazione Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale, “è stata una sfida: per la prima volta presentiamo una monografica, ovvero una mostra che racconti nella sua completezza Pontormo. L’impresa non era mai stata affrontata: è stato molto difficile radunare opere di natura e formati diversi, appartenenti a vari patrimoni, compreso quello ecclesiastico. Ci siamo riusciti grazie anche alla partnership con la Gallerie degli Uffizi che hanno garantito, oltre a un grande numero di prestiti, la collaborazione nel persuadere i prestatori a consentire che tutte queste opere fossero messe insieme”. E’ stata proprio la partnership con il grande museo fiorentino uno degli elementi di forza dell’esposizione tanto che il direttore dell’istituzione museale, Simone Verde, con una battuta ha spiegato l’impegno messo in campo: “Ieri mi sono sentire dire che gli Uffizi sono stati molto generosi. Sì, è vero – ha convenuto – gli Uffizi sono stati sostanzialmente saccheggiati. Però la generosità degli Uffizi era un obbligo istituzionale, oltreché scientifico, vista la caratura di questo progetto di cui siamo molto felici. E’ una mostra davvero notevole che credo offra, dal punto di vista della sinergia istituzionale, un modello da perseguire anche nei prossimi anni. Apre anche alla possibilità di altri prestiti alla National Gallery di Londra e di Washington”. A mettere l’accento sulla proficua collaborazione pubblico privato è stato anche Fabio Tagliaferri, presidente e amministratore delegato di Ales S.p.A che ha sottolineato: “E’ una pratica che spesso in Italia fa fatica ad avanzare ma che qui, alla Scuderie del Quirinale, è diventata una e sana pratica. Siamo sicuri che questa mostra seguirà la scia del successo dei ‘Tesori dei Faraoni” riscuotendo al botteghino un ottimo risultato”.  

Oltre alla collaborazione della Galleria degli Uffizi, sono molti altri gli enti che hanno partecipato alla mostra. Il percorso espositivo, infatti, è arricchito da altri prestiti provenienti da musei e collezioni tra cui la Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello a Firenze, la Galleria Borghese e l’Istituto centrale per la Grafica a Roma, il Louvre di Parigi, la National Gallery e il British Museum a Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles e altri ancora. Senza dimenticare i dipinti concessi dalle diocesi e dalle parrocchie di Firenze e del territorio. Dalla cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze, ad esempio, arriva la pala con la ‘Pietà (o Trasporto di Cristo)’ del 1525-1528, insieme a quattro tondi con gli Evangelisti di Pontormo e Bronzino. Uomo che, anche con la sua vita, ha “incarnato la crisi del suo tempo”, Pontormo è stato un innovatore originale e fervido che ha appassionato e ispirato altri artisti del Novecento, da Pier Paolo Pasolini a Bill Viola. “La libertà creativa di Pontormo ancora oggi ci suggestiona e ci parla. Non è un caso che gli artisti di oggi non lo sentono come un maestro remoto, un esempio illustre da mettere in bacheca, ma lo sentono come un collega, un pittore che è ancora capace di parlare agli artisti di oggi”, ha evidenziato infatti la curatrice della mostra Cristina Acidini.
 

 

Il tema della Visitazione apre e chiude la mostra. Pontormo giovane, ma già maturo nell’arte, accoglie il pubblico nelle prime sale con la scena dell’incontro delle due cugine Maria ed Elisabetta ambientata in una maestosa scenografia (1514-1516), che segna la sua affermazione nello scenario artistico fiorentino: è uno dei tre affreschi staccati provenienti dal Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata, che i frati serviti affidarono ad Andrea del Sarto e ai suoi talentuosi ex assistenti Pontormo e Rosso Fiorentino, e che i serviti odierni hanno generosamente concesso in prestito. Intanto il pittore partecipa a imprese collettive al servizio dell’agiata borghesia fiorentina, dimostrando fin da subito grandi doti narrative. Ne è testimonianza il ciclo di scene con ‘Storie di Giuseppe Ebreo’ (1515-1516), tavole dipinte destinate all’arredo della camera nuziale di Pierfrancesco Borgherini e di Margherita Acciaioli – un insieme parzialmente riunito in mostra grazie ai prestiti di grandi musei – dove Pontormo lavorò con Francesco Granacci, Andrea del Sarto e Francesco Ubertini detto Bachiacca. In seguito, dipingerà un’Adorazione dei magi per l’anticamera Benintendi, nell’ambito di un’altra impresa artistica di gruppo. 

Nelle Scuderie del Quirinale è poi presente un fondamentale ciclo di affreschi staccati, quello della Passione di Cristo della Certosa del Galluzzo (1523-1525), dove Pontormo e il giovane Bronzino si rifugiarono a causa di una violenta pestilenza. Le quattro – su cinque- lunette generosamente prestate rivelano la loro potenza compositiva e la loro ricchezza cromatica, anche grazie alla revisione conservativa operata su tutte e cinque, con il supporto liberale dell’associazione Friends of Florence. È questo ciclo, ispirato alle incisioni del maestro di Norimberga Albrecht Dürer, che attira su Pontormo la severa critica di Giorgio Vasari, autore della prima biografia dell’artista inserita nella seconda edizione delle Vite (1568). Vasari accusa Jacopo d’aver abbandonato la bella maniera fiorentina e prediletto lo stile tedesco, spigoloso e sgraziato.  

Al periodo della Certosa risale anche la Cena in Emmaus (1525), tra i numerosi prestiti delle Gallerie degli Uffizi: uno dei vertici della pittura di Jacopo, spesso considerato un’anticipazione di Caravaggio per il naturalismo popolano e per i forti contrasti di luce e d’ombra. La visita alle Scuderie prosegue con una grande rassegna di ritratti dipinti da Jacopo per la famiglia Medici, a cui l’artista rimase legato per tutta la vita, e per altri importanti personaggi. Tra questi è il celebre Alabardiere dall’identità controversa che – chiunque ne fosse il modello – resta un caposaldo della ritrattistica cinquecentesca, offrendo un affaccio visuale unico sugli ideali di prestanza virile e di fierezza militare all’apice del Rinascimento. Fra gli altri ritratti di Pontormo spiccano il severo e pensoso Cosimo il Vecchio – dove Jacopo mette a punto l’innovativa formula del ritratto allegorico – e i Due amici, cui fa da contrappunto la sfolgorante Dama in rosso di Bronzino. In mostra uno spazio rilevante è dato ai disegni di Pontormo, dove la figura umana è centrale nella pratica dell’artista. Agli studi di giovani garzoni colti dal vero, in pose naturali sempre diverse – come istantanee di straordinaria immediatezza – Jacopo affianca il confronto con modelli stimolanti e vari, in particolare le incisioni di Albrecht Dürer. Col breve sodalizio con Michelangelo, nei primi anni Trenta, Pontormo cambia registro: da allora espande e rinforza la muscolatura delle figure con robusti chiaroscuri. Lo testimoniano, fra l’altro, i disegni per gli affreschi nel coro di San Lorenzo, l’impresa pittorica più importante a Firenze alla metà del Cinquecento, purtroppo andata distrutta.Il percorso biografico di Jacopo, infatti, è accompagnato da opere scelte di suoi contemporanei, dai primi maestri Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo e Andrea Del Sarto ai colleghi Rosso, Franciabigio, Puligo, Granacci, Bachiacca, agli allievi e collaboratori Jacone e soprattutto il valente Bronzino, autore del Crocifisso Panciatichi, scultoreo e luminoso. 

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