Dimenticate il pop dei Pet Shop Boys. O almeno mettete da parte per un momento i grandi singoli degli anni ’80, i sintetizzatori e le eleganti linee melodiche del duo britannico. ‘A Man From The Future’, il nuovo progetto di Neil Tennant e Chris Lowe, in uscita il 9 ottobre, non ha quasi nulla a che vedere con la loro storia. È un’opera strana, dilatata e a tratti spiazzante, costruita come una lunga narrazione musicale. E proprio per questo, se affrontata senza sapere cosa c’è dietro, le prime tracce possono perfino sembrare aliene. Basta guardare la durata dei brani (anche di oltre 7 minuti) per capire che l’album è tutt’altro che synth-pop. Le otto tracce intrecciano musica elettronica, orchestrazioni, spoken word e la voce narrante dell’attrice Juliet Stevenson. I Pet Shop Boys ci sono, naturalmente ma è la sperimentazione a farla da padrone nel nuovo lavoro: gli analoghi-sounding synth convivono con gli archi, la voce inconfondibile di Tennant emerge dentro una struttura che assomiglia più a una suite che a una raccolta di canzoni.
Al centro dell’album c’è Alan Turing. ‘A Man From The Future’ racconta la vita, la morte e l’eredità del matematico e crittoanalista britannico che contribuì a decifrare i messaggi della macchina Enigma, gettò le basi dell’informatica moderna e intuì molto prima che diventasse realtà la possibilità di macchine capaci di pensare. La storia procede cronologicamente, dagli anni della scuola alla scoperta della matematica e della propria sessualità, dagli anni a Cambridge al lavoro durante la Seconda guerra mondiale, fino alla ricerca sul computer digitale, alle prime riflessioni sull’intelligenza artificiale, al processo per la sua omosessualità e alla morte nel 1954. A tenere insieme questi passaggi, oltre alle canzoni dei Pet Shop Boys, c’è la narrazione di Juliet Stevenson, tratta da ‘Alan Turing: The Enigma’, la biografia pubblicata da Andrew Hodges nel 1983 e diventata il punto di riferimento per la ricostruzione della vita del matematico. Il testo è stato successivamente curato e ampliato da Hodges e Tennant.
La musica procede per sovrapposizioni: elettronica e archi, voce recitata e canto, momenti più rarefatti e improvvise aperture orchestrali. Gli arrangiamenti per archi sono di Sven Helbig e vengono eseguiti dal Manchester Camerata Octet, mentre il coro dei ragazzi della Manchester Grammar School compare in quattro brani. È una combinazione che porta i Pet Shop Boys molto lontano dalla forma canzone tradizionale. Il progetto non è nato di recente. Tennant e Lowe lo avevano scritto insieme a Hodges già nel 2012-13 e lo avevano presentato nel luglio 2014 alla Royal Albert Hall, nell’ambito dei Bbc Proms, con la Bbc Concert Orchestra e i Bbc Singers. Più di dieci anni dopo hanno deciso di riprenderlo e modificarlo, cercando un carattere più elettronico e intimo. Helbig ha rielaborato le orchestrazioni per un organico più ristretto, mentre Hodges ha aggiornato alcune parti del testo.
Nell’album la musica accompagna la storia e, soprattutto, prova a mettere in relazione la tecnologia e l’immaginazione, dimensioni che nella vita di Turing sembrano quasi destinate a incontrarsi. Non è casuale che la title track che chiude il disco, ‘A Man From The Future’ includa una traccia del presente. Il brano incorpora la registrazione della dichiarazione dell’ex premier britannico Gordon Brown del 2009, quando riconobbe il contributo decisivo di Turing alla vittoria britannica nella guerra e si scusò per il trattamento subito dal matematico in seguito alla condanna per la sua omosessualità. Quattro anni dopo sarebbe arrivata la grazia reale postuma concessa dalla regina Elisabetta II.
“Il nostro intento nel realizzare quest’opera era quello di creare un tributo musicale ad Alan Turing, che ha dato così tanto al suo Paese e al mondo e che, in cambio, è stato perseguito penalmente a causa del suo orientamento sessuale – hanno spiegato i Pet Shop Boys -. Alan ha dato un contributo fondamentale alla sconfitta della Germania nella Seconda guerra mondiale ed è stato un pioniere dell’informatica, immaginando un mondo con computer intelligenti. Inoltre, guardava con ottimismo a un futuro in cui l’omosessualità sarebbe stata accettata come normale. Sia nella sua vita professionale che in quella privata, era in anticipo sui tempi”.
Come del resto riporta il duo nel titolo del loro progetto, Turing era un uomo del futuro per ciò che aveva previsto sulle macchine e sull’intelligenza artificiale e perché molte delle idee che aveva elaborato erano destinate a diventare comprensibili soltanto molto tempo dopo la sua scomparsa. E così, allo stesso modo, la loro opera arriva da un territorio lontano, sicuramente ben diverso rispetto a quello in cui li abbiamo conosciuti. Per due maestri indiscussi del synth-pop e della musica electro-pop, è una deviazione sorprendente che funziona bene nonostante possa risultare distante dai loro percorsi più familiari. (di Federica Mochi)