Dal viaggio intimo nei fallimenti dell’amore fino alla stoccata a un’industria musicale “malata”, dove le quote rosa a Sanremo restano una necessità e “non un favore”. Non si tira indietro su nulla, con la schiettezza che la contraddistingue da sempre, Levante, ospite del vodcast dell’Adnkronos (disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube da domani). La cantautrice siciliana attraversa oggi un momento di grande serenità e consapevolezza: si definisce infatti in una vera e propria “fase di raccolto”, felice e con ogni cosa al proprio posto dopo aver chiuso un importante ciclo creativo. “È come se lentamente tutto sia ritornato al proprio posto”, racconta l’artista. “Succede di solito quando termino un ciclo che corrisponde alla scrittura di un disco o di un libro. Adesso è come se avessi messo in ordine una stanza”. Il frutto di questa lunga semina è il suo nuovo progetto discografico: ‘Dell’amore il fallimento e altri passi di danza’, in uscita il 9 ottobre 2026 per Warner Records/Warner Music Italy. Con un titolo volutamente lungo e coraggioso – che, scherza l’artista, “fa arrabbiare i giornalisti e li fa sbagliare, poverini” – l’album è composto da 15 tracce più uno speciale cameo. Levante ha smesso di cercare definizioni universali per l’amore, preferendo indagare il fallimento: le storie tossiche, l’autolesionismo emotivo e i motivi per cui si tende a ripetere gli stessi errori. “Sul darmi delle risposte sull’amore ho smesso. Ci hanno pensato filosofi secoli fa. Smettiamo di definire l’amore, viviamolo per come arriva. Sul fallimento invece ero molto incuriosita: perché le mie storie finiscono sempre allo stesso punto? Perché vado a inciampare, cadere, distruggere sempre là?”.
Anche il concetto di “per sempre” viene ridimensionato: “Avendo perso mio padre a 9 anni, che doveva essere il mio ‘per sempre’ perché un figlio nasce e pensa che i suoi genitori ci saranno molto a lungo, impari che il ‘per sempre’ non esiste. Il ‘per sempre’ è tutti i giorni che ti svegli e fai durare le cose, è il tuo impegno. Non essendo eterni, io non posso credere che una storia d’amore sia per sempre. Il mio matrimonio, che è avvenuto nel 2015, è durato pochi mesi perché non l’ho capito in quel momento. Purtroppo ho fatto un errore di valutazione personale. Il mio per sempre non esisteva e non dipendeva dall’altra persona, ma era un tema mio”.
Visivamente, l’album è dominato dall’arancione. Non una scelta a tavolino, ma un’illuminazione: “Ho scoperto che l’arancione è il colore dell’attenzione. Quando qualcuno ti vuole dire ‘fermo, attento, qui c’è un pericolo’, è arancione. Il salvagente in mare è arancione. In ogni storia di questo disco io dico fermati, c’è quel colore che dice ‘guarda che sta per ricapitare'”. Fortemente simbolica è anche la copertina, per la prima volta corale. Levante si erge sulla punta di una piramide umana formata da amici, amanti e sconosciuti. E nell’album spicca un cameo speciale in ‘Monellerie’: quello della figlia Alma, registrato mentre giocava alla tastiera con la madre. “Io dentro di te non voglio creare un caos di monellerie, ma quando ti vedo tutto riprocede da capo”, ha detto la bambina spontaneamente. Ecco: “Mi ha letto l’anima”, commenta l’artista. “Quella frase riassume perfettamente il disco, perché sono le storie incompiute. Le storie incompiute sono eterne, non è finita finché non è iniziata”.
Levante non si tira indietro sui temi caldi dell’industria. Rispondendo al nuovo direttore artistico di Sanremo, Stefano De Martino – che ha recentemente escluso l’obbligo delle “quote rosa” in favore di scelte puramente artistiche – la cantautrice ribadisce invece la loro necessità per “fare luce” in un sistema ancora fortemente maschiocentrico: “Le quote rosa sono necessarie non perché ci dovete fare un favore, ma per obbligare un sistema malato a guardarsi anche dall’altra parte. Il problema è dell’industria, è l’industria che deve pareggiare il gender gap. Non è che arriviamo in cima e diciamo ‘siamo pochi e tutti maschi’, certo, perché ci avete lasciato sotto là”. Da qualche parte, dunque, bisogna pur cominciare: “Iniziamo a far circolare la musica, perché non è che la musica bella la fanno solo i maschi, la musica bella la fanno anche le femmine e a parità di musica bella scegli una femmina, è il momento di cambiare”.
Sul fronte Sanremo, esclude un ritorno in gara nel 2027 (“Impossibile, mi devo ancora riprendere dall’ultimo, anche se è stato il più bello”), e torna sulla sua posizione netta riguardo all’Eurovision: “Non parteciperei a un contest gestito da compagnie israeliane complici di un genocidio. La questione palestinese è dolorosa per tutti noi esseri umani”. E aggiunge: “Non dico che dobbiamo essere tutti Giovanna d’Arco e farci bruciare per le proprie idee, ma l’artista, quando vuole essere chiamato tale, ha delle idee. Tu esisti e sei politico, anche nel silenzio sei politico. Quindi è meglio se dici cosa pensi, altrimenti saranno gli a metterti le parole in bocca. Personalmente faccio politica almeno dal 2014, parlando di cose che non riguardano solo la mia emotività e i miei drammi esistenziali”. Quanto all’uso dell’Intelligenza Artificiale nella musica, la cantautrice è categorica: “Dal punto di vista creativo non mi avrete mai. Io sono ancora lì con la chitarra e il foglio di carta, lo faccio esattamente come quando avevo 10 anni. Puoi mettere i piedi sulle impronte che ho lasciato, ma non sei me, non hai il mio cervello, non hai il mio vissuto, i miei drammi e le mie felicità”.
Oltre alla musica, c’è il cinema. Dopo l’esperienza nella miniserie Rai sull’arresto di Matteo Messina Denaro, Levante confessa di amare i ritmi del set. Il suo sogno? Un ruolo drammatico con registi come Sorrentino o Guadagnino ma esclude categoricamente i biopic musicali: “Sono terrorizzata dai biopic, è rischioso. In passato mi hanno detto che ho la faccia di Mia Martini, ma non oserei mai vestire i suoi panni”. Per ascoltare ‘Dell’amore il fallimento e altri passi di danza’ dal vivo, sono già fissate due date speciali il 17 e il 22 novembre 2026 a Milano, presso la Santeria Toscana 31 (prodotte da Vivo Concerti). “Voglio cantare il disco per intero, tutte e 15 le canzoni”, promette l’artista.