Fake news, falsi miti e tabù possono rendere ancora più difficile affrontare una diagnosi di tumore della prostata. A questo si aggiunge, spesso, la difficoltà dei pazienti nel formulare domande e nel condividere con il medico dubbi, aspettative e priorità. È anche da questa esigenza che nasce “La Carta delle Domande”, il progetto promosso dalla Società italiana di uro-oncologia (Siuro) insieme all’associazione dei pazienti Europa Uomo Italia e presentato questa mattina al ministero della Salute. Il documento raccoglie 30 domande pensate per accompagnare il paziente nei diversi momenti del percorso di cura, aiutandolo a esprimere i propri dubbi e a comprendere meglio le opzioni disponibili.
“Abbiamo sviluppato con Europa Uomo il progetto ‘La Carta delle Domande’ – spiega Rolando Maria D’Angelillo, presidente della Società italiana di Uro-oncologia – partendo da una constatazione: nella vita reale, durante il colloquio tra medico e paziente, emergono alcune difficoltà. Da un lato, il paziente spesso si sente bloccato o non sa come formulare le domande da porre al medico; dall’altro, il medico ha a disposizione poco tempo e tende quindi a ridurre al minimo l’interazione”. L’obiettivo, dunque, è anche quello di cambiare la prospettiva del rapporto tra medico e paziente. “In medicina ci viene insegnato a gestire il colloquio medico-paziente – sottolinea D’Angelillo –. Con Europa Uomo abbiamo voluto, in qualche modo, ribaltare questa prospettiva: trasformarlo in un colloquio paziente-medico, perché il protagonista deve essere il paziente”.
Il medico resta una figura fondamentale nel fornire competenze e indicazioni, ma il paziente deve essere messo nelle condizioni di partecipare attivamente al percorso di cura. “Il nostro compito, come medici, è certamente quello di offrire competenze e supporto, ma è altrettanto importante che il paziente sia messo nelle condizioni di esprimere con chiarezza le proprie aspettative, i propri dubbi e le proprie esigenze”, aggiunge l’esperto.
Ma quali sono i principali ostacoli da superare: i tabù o le informazioni scorrette? “Direi entrambi – risponde D’Angelillo –. I tabù da sfatare sono moltissimi e riguardano innanzitutto l’uomo e il modo in cui vive la propria salute. Gli uomini, in generale, possono avere maggiori difficoltà a parlare di alcuni temi legati al corpo e alla malattia, e queste difficoltà diventano ancora più evidenti quando si parla di tumore della prostata”. Accanto ai tabù ci sono poi fake news e falsi miti, che possono alimentare confusione proprio nel momento in cui il paziente deve prendere decisioni importanti. Uno degli aspetti da chiarire riguarda, in particolare, la possibilità di disporre di diverse strategie terapeutiche.
“Nel caso del tumore della prostata, per esempio, esistono diverse alternative terapeutiche e non sempre la scelta è univoca – ricorda D’Angelillo -. Il percorso, quindi, non dovrebbe necessariamente essere definito sulla base del parere di un solo specialista: ‘A volte il paziente segue un percorso definito dal primo specialista con cui entra in contatto, rischiando che la valutazione rimanga prevalentemente monodisciplinare'”.
Dalla decisione del singolo specialista alla valutazione multidisciplinare. Per D’Angelillo, invece, in molte situazioni è importante che le decisioni vengano discusse attraverso un approccio multidisciplinare, mettendo a confronto competenze e punti di vista differenti. “In molte situazioni la decisione terapeutica dovrebbe essere affrontata in modo multidisciplinare, coinvolgendo diverse competenze specialistiche. Questo approccio consente di valutare più prospettive e può ampliare e migliorare le possibilità offerte al paziente”. In questo contesto, ‘La Carta delle Domande’ “punta quindi non solo a fornire informazioni, ma anche a rendere il paziente più consapevole e partecipe: arrivare alla visita con domande chiare può aiutare a comprendere meglio la diagnosi, le alternative disponibili e le conseguenze delle diverse scelte terapeutiche”, conclude.