L’industria della carni italiane è sotto pressione tra bollette energetiche alle stelle e forte aumento dei costi dei carburanti. A tastare il polso della situazione è l’Adnkronos con un’intervista a Serafino Cremonini, presidente di Assocarni, l’Associazione maggiormente rappresentativa dell’industria delle carni (macellazione, sezionamento, lavorazione, trasformazione).
Presidente Cremonini, quale è l’impatto dell’aumento del costo dei carburanti sull’industria delle carni italiane?
“L’impatto è enorme soprattutto da un punto vista dei costi del trasporto della materia prima in quanto bisogna considerare che l’Italia è autosufficiente solo per il 35% del consumo di carne di carne bovina che viene prodotto dagli allevatori italiani, questo vuol dire che il 65% viene importato da Paesi esteri con costi di trasporto molto onerosi. Una grande quota di carni viene importata dal Sudamerica e quindi arriva via nave. Ma il costo del carburante è impattante in assoluto perché il ritiro delle carni dagli allevatori e le consegne ai clienti avvengono tutte su gomma e quindi i prezzi sono lievitati in questo periodo del +15 e +20%. Sono costi aggiuntivi che necessariamente l’industria di trasformazione deve poi riversare sul consumatore finale e quindi si crea inflazione”.
Oltre al caro carburante, le aziende di trasformazione della carne devono affrontare costi energetici notevoli. Quale è la situazione?
“L’industria delle carni è energivora, ha bisogno di refrigerare le carni e quindi serve energia soprattutto di gas metano per produrre freddo. Dunque tutto questo ha un forte impatto sui costi di produzione, parliamo di milioni di euro l’anno aggiuntivi”.
Che tipo di interventi ritiene siano necessari, anche in vista della prossima manovra finanziaria, per arginare gli aumenti?
“Penso che il governo dovrebbe intervenire in qualche modo per sostenere le aziende energivore. Noi abbiamo fatto grandi investimenti sull’energie alternative anche sulla cogenerazione che comunque necessita di alimentazione a metano”.
Il credito d’imposta potrebbe aiutare?
“Il credito d’imposta per gli investimenti delle imprese può essere uno strumento utile perché consente di recuperare risorse attraverso agevolazioni fiscali. Vediamo quali misure saranno messe in campo”.
Il disegno di legge Coltivaitalia, di prossima approvazione, può dare una boccata di ossigeno al settore?
“Assolutamente sì, il ColtivaItalia rappresenta una boccata d’ossigeno, il ministro Lollobrigida ha fatto un grande sforzo per l’agricoltura italiana, con lo stanziamento di oltre 1 miliardo di euro, di cui 300 milioni per l’aumento della produzione di bovini in Italia. Dobbiamo organizzarci per rafforzare la filiera italiana in modo tale da renderci meno dipendenti dai Paesi esteri e quindi meno vulnerabili di fronte agli aumenti dei prezzi. Avere una filiera più corta sarebbe più sostenibile e si avrebbe una riduzione dei costi. Inoltre, in Italia abbiamo un sistema veterinario che ci garantisce una qualità eccellente”.
Anche l’Europa farà la sua parte, la nuova Pac entrerà in vigore nel 2028, ma la strategia deve cambiare?
“L’Europa, secondo me deve cambiare politica, stiamo andando su una strada sbagliata. L’Europa è sempre stata esportatrice di carne ma dall’anno scorso è solo importatrice. E, soprattutto, non deve ridurre gli stanziamenti per gli agricoltori perché il tema è sempre quello: dobbiamo renderci più indipendenti da altri Paesi che non seguono le nostre normative, la nostra sicurezza alimentare. La battaglia che stiamo facendo con le principali organizzazioni, Coldiretti in primis, punta a far sì che l’Europa non diminuisca in modo sensibile i fondi per l’agricoltura. Purtroppo le risorse a favore dell’agricoltura sono già diminuite perché la nuova Pac 2028-2034 prevede uno stanziamento inferiore, pari a 300 miliardi di euro rispetto ai 387 miliardi della vecchia Pac. Noi stiamo facendo di tutto per creare alleanze con i Paesi europei che sono più vicini a noi, come Spagna e Francia, e adesso stiamo parlando anche con la Polonia per far in modo che si sostenga la filiera zootecnica europea”.