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Italia e Repubblica Ceca: proposta Ue per revisione Ets a sostegno dell’industria

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In vista del prossimo Consiglio Europeo, i governi di Italia e Repubblica Ceca hanno inviato all’Ue degli “spunti di riflessione” sulla revisione dell’Emissions Trading System (Ets), il sistema Ue per lo scambio di quote di anidride carbonica. Le due capitali osservano, nel documento pubblicato dal governo ceco, che “l’attuale shock energetico sta esercitando una pressione senza precedenti sull’industria europea”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato a Praga l’altroieri il primo ministro ceco, Andrej Babis.

Sebbene la “sicurezza degli approvvigionamenti” rimanga la “priorità immediata, la combinazione di prezzi dell’energia tra i più alti al mondo, elevati costi del carbonio e prezzi eccezionali dei combustibili rischia di indebolire ulteriormente il settore manifatturiero europeo e di accelerare la delocalizzazione della produzione e degli investimenti”.

Entrambi i Paesi hanno un importante settore manifatturiero. Secondo i due governi, “una sospensione temporanea dell’Ets offrirebbe all’industria europea un sollievo immediato dai costi del carbonio. Tuttavia, in assenza di un sostegno sufficiente per questa opzione, vale la pena prendere in considerazione alcune alternative mirate e immediatamente attuabili che il Consiglio Europeo potrebbe promuovere, per alleviare l’impatto dell’attuale shock e integrare le misure già annunciate a livello europeo”.

Seguono una serie di raccomandazioni tecniche, a partire dalla riserva di stabilità del mercato: “Si potrebbe valutare – scrivono – un adeguamento temporaneo delle soglie di immissione nella riserva, nelle attuali circostanze eccezionali”. Se le condizioni di mercato dovessero “deteriorarsi in modo significativo, si potrebbe valutare anche un rilascio straordinario e regolamentato di quote dalla riserva”.

Occorre poi, secondo i due governi, “tutelare la produzione europea, laddove le alternative di decarbonizzazione non siano ancora competitive”. E quindi, “partendo dalle proposte della Commissione sull’assegnazione gratuita e sui parametri di riferimento settoriali, si potrebbe valutare un’ulteriore flessibilità temporanea per i settori più esposti, laddove gli attuali livelli di assegnazione non riflettano adeguatamente la disponibilità e il costo di tecnologie di decarbonizzazione praticabili”.

Andrebbe anche valutata la “possibilità di sospendere temporaneamente l’eliminazione graduale dell’assegnazione gratuita per i settori soggetti al Cbam (Carbon Border Adjustement Mechanism, il dazio climatico dell’Ue, ndr) e le ulteriori riduzioni dell’assegnazione gratuita”.

Bisognerebbe poi, secondo Italia e Repubblica Ceca, “limitare la pressione” dell’Ets “sui prezzi dell’elettricità”, dato che i costi del carbonio “sostenuti dai produttori di energia da fonti fossili si riflettono sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità, aumentando i costi per l’industria europea, in particolare quando la generazione da fonti fossili determina il prezzo marginale”.

Nelle attuali “circostanze eccezionali”, dunque, l’Ue “dovrebbe valutare misure temporanee per ridurre l’impatto dei costi Ets legati alla generazione da fonti fossili sui prezzi dell’elettricità, tenendo conto delle differenze nei mix energetici degli Stati membri. Ciò potrebbe includere adeguamenti temporanei agli obblighi Ets per la generazione marginale da fonti fossili. Qualsiasi intervento dovrebbe essere mirato e limitato nel tempo, preservando al contempo gli incentivi alla decarbonizzazione a lungo termine”.

Sarebbe inoltre “necessario affrontare tempestivamente il potenziale deficit regionale di elettricità nel quadro del regolamento sulla tassonomia, estendendo il ruolo transitorio del gas naturale oltre il 2035 e riconoscendo l’energia nucleare come sostenibile. Questo fornirebbe incentivi sufficienti affinché investitori e istituzioni finanziarie sostengano ulteriori investimenti”.

In quarto luogo, per Praga e Roma bisognerebbe “rimuovere i vincoli normativi che potrebbero aggravare le attuali pressioni sull’approvvigionamento. La Commissione dovrebbe individuare i requisiti normativi che incidono sulle importazioni e sull’approvvigionamento di energia e che potrebbero essere temporaneamente rinviati o resi più flessibili, alla luce delle attuali condizioni eccezionali del mercato”.

Un caso emblematico, notano, è il regolamento Ue sul metano. Sulla base dell’approccio “pragmatico” già adottato per la sua attuazione, “i requisiti previsti dall’articolo 28, applicabili a partire dal gennaio 2027, dovrebbero essere temporaneamente sospesi, per evitare di ostacolare l’accesso a fornitori alternativi nelle attuali condizioni eccezionali di mercato”.

Italia e Repubblica Ceca chiedono inoltre di “aumentare la trasparenza nel mercato delle quote di emissione dell’Ue”. La Commissione, l’Esma e Acer potrebbero “intensificare” il monitoraggio congiunto delle posizioni, della concentrazione del mercato e dell’interazione tra i mercati del carbonio, del gas e dell’elettricità, “garantendo maggiore trasparenza sulle attività di conformità e di copertura (hedging), rispetto alle posizioni puramente finanziarie”.

Gli intermediari finanziari, riconoscono le due capitali, forniscono “importanti servizi di liquidità e di gestione del rischio”. Tuttavia, “qualora vi siano prove che specifiche pratiche di mercato stiano amplificando movimenti eccezionali dei prezzi, dovrebbero essere valutate misure di vigilanza appropriate”.

Infine, andrebbe rivalutata “l’introduzione dell’Ets2“, l’estensione del sistema ai carburanti e al riscaldamento domestico (il premier polacco Donald Tusk ha già avvertito che, se entrerà in vigore, tutti i governi democratici nell’Ue cadranno: “Vedete voi se ne vale la pena”, aveva detto a Strasburgo). Alla luce dell’attuale situazione energetica “eccezionale”, dunque, il Consiglio Europeo dovrebbe “invitare la Commissione a riesaminare l’introduzione dell’Ets2 nel 2028, tenendo pienamente conto del suo potenziale impatto sui costi dei carburanti e del riscaldamento, sulla competitività industriale e sulle famiglie. La sua introduzione dovrebbe essere rinviata, qualora” rischiasse di “aggravare l’attuale crisi energetica e di competitività”.

Secondo Roma e Praga, tutte queste misure “integrerebbero l’azione già intrapresa dalla Commissione, dimostrando la capacità del Consiglio Europeo di fornire indirizzo politico e impulso in un momento critico per l’industria europea, senza modificare gli obiettivi climatici a lungo termine dell’Ue. La priorità – sottolineano infine – è evitare che i costi eccezionali dell’energia e del carbonio provochino perdite permanenti della capacità industriale europea, compresi la capacità di raffinazione, gli investimenti e la competitività”.

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