“Per fortuna l’ideatore di questa cosa qua pochi mesi fa il nostro Signore l’ha chiamato”. Dopo le parole di Antonio Casella, consigliere in quota Pd nel comune di Reggio Emilia, è bufera. Perché è la Lega ‘questa cosa qua’ a cui l’esponente dem si riferisce, mentre l’ideatore non può che essere Umberto Bossi, morto a marzo, e perché, soprattutto, dal Carroccio non ci stanno, e chiedono le dimissioni di Casella. “Ci sono parole che, una volta pronunciate da chi ricopre un incarico istituzionale, non possono essere liquidate come un semplice attacco politico”, mette agli atti la deputata della Lega Laura Cavandoli. “Definire ‘fortuna’ la morte di una persona è gravissimo, in ogni contesto non solo politico. Quelle parole non sono critica politica, ma vanificano il rispetto che dovrebbe accompagnare ogni rappresentante delle istituzioni, soprattutto se pronunciata in un’aula consiliare. La politica può essere aspra e il dissenso totale, ma la morte di una persona non può diventare una battuta da utilizzare contro un avversario. E colpisce il silenzio del Pd, sempre pronto a fare la morale sugli avversari politici, reputandosi detentori della verità e dell’etica, per poi tacere davanti a manichini appesi a testa in giù e a un consigliere che definisce una ‘fortuna’ la morte di un avversario politico”, dice ancora Cavandoli.
Ma cosa è successo? Durante una seduta del Consiglio comunale di Reggio Emilia, mentre si discute del dl Scuola su ordine del giorno della consigliera di maggioranza Cinzia Ruozzi, è l’intervento di Cristian Paglialonga, di Fratelli d’Italia, a far scattare Casella. “Si parla di differenze culturali e difficoltà linguistiche, che trovo profondamente denigratorie verso tutti i meridionali”, dice l’esponente meloniano. La reazione del consigliere dem non si fa attendere: “Trovo assurdo che queste parole arrivino da un partito alleato della Lega, che per anni ha denigrato la popolazione del Mezzogiorno. Per fortuna il suo ideatore qua è stato chiamato dal Signore pochi mesi fa”. Ed ecco che la polemica è servita, anche perché sempre Casella definisce “feccia che vi vota” alcuni utenti che sui social si sono lasciati andare a commenti non graditi.
Per Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, si tratta di una “mancanza totale di rispetto e dissacrante delegittimazione postuma di un grande leader come Umberto Bossi“. La frase, per lui, “riflette problemi sempre più evidenti di cultura politica nel partito di Elly Schlein e di selezione della classe dirigente. Qui non si tratta di attribuire responsabilità individuali ma di capire quali siano i valori di cui è portatore oggi il partito di appartenenza dell’esponente reggiano che, con ogni evidenza, si è sentito pienamente autorizzato a offendere la memoria di Bossi, nonostante il fair play politico di fronte alla morte di un avversario imporrebbe un limite umano invalicabile. A questo punto l’unica via d’uscita onorevole sono le dimissioni di Casella e la presa di distanza da parte del Pd“.
Per Elena Murelli, senatrice emiliana del Carroccio, quelle di Casella sono parole “aberranti e inaccettabili”. Non solo: “Sono affermazioni che addolorano i familiari, offendono tutta la comunità della Lega. Non ci si può dimenticare dell’umanità per denigrare gli avversari politici, soprattutto in un contesto istituzionale come quello del Consiglio comunale. Il consigliere Casella dovrebbe dare le dimissioni e la sinistra prendere le distanze dall’accaduto, dimostrando che l’odio non appartiene alla politica”.
Dura la reazione anche di Fratelli d’Italia, con il senatore e coordinatore regionale in Emilia-Romagna Michele Barcaiuolo che, dopo aver tirato le orecchie a Casella per un italiano “rivedibile”, definisce gravissime le parole del consigliere dem. “Questa sarebbe la classe dirigente del Partito democratico che ogni giorno impartisce al mondo lezioni di cittadinanza, rispetto e democrazia? Evidentemente il rispetto vale soltanto finché i cittadini votano dalla sua parte. Se invece scelgono il centrodestra possono essere insultati e accomunati alla ‘feccia’. Casella è un consigliere comunale: quando siede in quell’aula rappresenta un’istituzione che appartiene a tutti i reggiani, compresi quelli che non voterebbero mai per lui o per il suo partito. Se non è in grado di comprenderlo, non è in grado di continuare a ricoprire quel ruolo. Per questo le sue dimissioni rappresenterebbero l’unica conseguenza coerente rispetto alle parole che ha pronunciato”. Anche perché “a completare un quadro già desolante ci sono poi le parole pronunciate sulla morte di Umberto Bossi. Se non ci si riesce a fermare neanche di fronte alla morte, non serve aggiungere molto. Ci aspettiamo piuttosto che il Partito democratico dica chiaramente se considera questo linguaggio compatibile con i propri valori. Prima ancora delle dimissioni, però, Casella deve delle scuse: ai reggiani, agli elettori che ha insultato e a tutti quei cittadini che hanno il diritto di esprimere liberamente il proprio voto senza essere considerati ‘feccia’ da chi dovrebbe rappresentarli nelle istituzioni”, conclude Barcaiuolo.
Quanto al consigliere sotto accusa, Casella, interpellato dalla “Gazzetta di Reggio”, specifica che “stavamo parlando del pensiero che Bossi ha esposto per 30 anni. Rinaldi ha detto che quella Lega non esiste più, quindi non capisco perché avanzi queste richieste. Il mio intervento era riferito al pensiero di Bossi e lui difende Bossi. Per quanto riguarda Paglialonga ha passato dieci minuti a dire che il Pd è razzista…”.