Arriva per la prima volta nelle librerie italiane edito da Ronzani Editore, “Fritz Bauer e il processo ad Auschwitz” di Ronen Steinke (pagine 292 euro 20,00), con la traduzione di Giovanni Rosa e la prefazione firmata da Andreas Voßkuhle, già presidente della Corte C-costituzionale federale tedesca. Il volume, caso editoriale in Germania e tradotto in cinque lingue, costituisce la biografia d’inchiesta di riferimento da cui è stato tratto il pluripremiato film “Lo Stato contro Fritz Bauer”. Magistrato tedesco di origine ebraica, perseguitato dal nazismo ed esule, Fritz Bauer è stato il vero deus ex machina della caccia all’architetto della “Soluzione Finale” Adolf Eichmann e la mente lucida dello storico processo di Francoforte ad Auschwitz (1963–1965).
Diventato a soli ventisette anni il più giovane giudice della Repubblica di Weimar, Bauer vide la propria carriera spezzarsi nel 1933 con l’ascesa del Nazionalsocialismo: a causa delle sue origini ebraiche, dell’impegno politico e della guida della formazione repubblicana a Stoccarda del Reichsbanner – l’organizzazione paramilitare nata a difesa della democrazia e della Costituzione – fu arrestato direttamente nel suo ufficio in tribunale e internato per otto mesi nel campo di concentramento dello Heuberg (uno dei primissimi, Frühe Konzentrationslager). Nel 1936 fu poi costretto a un lungo esilio tra Danimarca e Svezia, mantenendo saldi i contatti con la resistenza antinazista. Rientrato in patria nel dopoguerra con la ferma intenzione di ricostruire lo Stato di diritto, Bauer si trovò di fronte a un apparato pubblico e giudiziario ancora popolato da ex funzionari del Terzo Reich e da una società decisa a dimenticare. Nominato Procuratore Generale dell’Assia, comprese che per fare giustizia sui crimini del nazismo avrebbe dovuto agire in solitudine. Avuta la certezza della presenza del gerarca nazista a Buenos Aires nel 1957, il magistrato comprese di doversi muovere da solo “in territorio nemico”, aggirando le reticenze, i boicottaggi e le fitte coperture presenti all’interno delle istituzioni del suo stesso Paese. Per questo motivo, Bauer scelse di consegnare in segreto al Mossad le informazioni decisive che permisero l’individuazione e la cattura di Eichmann.
Tuttavia, all’indomani dell’arresto, la decisione del governo di Bonn di non richiederne l’estradizione e di lasciare celebrare il processo a Gerusalemme rappresentò per lui una grande delusione e un’amara sconfitta, poiché vedeva in ciò l’ennesimo tentativo della Germania di sottrarsi alle proprie responsabilità storiche e giuridiche. Per superare le forti resistenze istituzionali e la tenace rimozione collettiva della società tedesca, negli anni successivi Bauer lottò con determinazione straordinaria per organizzare il processo di Francoforte ad Auschwitz. Attraverso questo impegno monumentale, superando minacce di morte e barriere burocratiche insormontabili, riuscì a costringere l’intera nazione a fare finalmente i conti con il proprio passato.
Grazie ad una rigorosa ricerca condotta su carte d’archivio inedite, verbali di polizia e testimonianze dirette dei suoi collaboratori e di chi gli fu vicino, Ronen Steinke – giurista, docente all’Università Goethe di Francoforte e nota firma d’inchiesta della “Süddeutsche Zeitung” – restituisce con forza narrativa il ritratto umano, civile e intellettuale di una figura fondamentale del Novecento europeo. Il saggio illumina non soltanto le intuizioni giuridiche di un riformatore radicale del diritto penale, ma anche le pieghe più dolorose di un’esistenza segnata dalla solitudine istituzionale, dalle continue intimidazioni e dalla necessità di proteggere la propria sfera privata in un Paese ancora pervaso da pregiudizi. Unendo il rigore dello storico del diritto all’acume dell’analista politico odierno – da anni in prima linea nel dibattito pubblico sulla difesa delle istituzioni democratiche e contro l’estremismo di destra – Steinke firma un’opera d’inchiesta incalzante che va oltre la semplice ricostruzione d’epoca, configurandosi come un trattato sul coraggio civile, sulla responsabilità morale individuale e sul dovere costituzionale della disobbedienza di fronte a leggi ed esecuzioni disumane.
Ronen Steinke (Erlangen, 1983) è giornalista, scrittore e giurista, tra le firme d’inchiesta più autorevoli della “Süddeutsche Zeitung”. La sua tesi di dottorato sui tribunali per i crimini di guerra dal 1945 a oggi, pubblicata nel 2011, è stata definita un “capolavoro” dalla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Dal 2023 insegna all’Università Goethe di Francoforte ed è membro onorario della Thomas Mann House di Los Angeles. È inoltre autore di saggi di primo piano dedicati al contrasto all’antisemitismo, alle discriminazioni nel sistema giudiziario e all’estremismo di destra. (di Paolo Martini)