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Russia, diplomatico dissidente Bondarev: “Opposizione non esiste neanche all’estero, solo sulla blogosfera”

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L’opposizione al Cremlino non esiste neanche all’estero, non solo sulle schede elettorali su cui i russi in questi giorni sono chiamati a esprimersi per il rinnovo della Duma di Stato e altre elezioni regionali e municipali, sostiene in una intervista all’Adnkronos, Boris Bondarev, l’ex diplomatico russo in missione presso l’Onu fino al maggio del 2022, unico funzionario a lasciare il Mid in protesta contro la guerra in Ucraina. Per denunciare la totale assenza di struttura e obiettivi di chi ora si descrive come oppositore all’estero, cita come controesempio i partigiani in Italia e perfino i bolshevichi di Lenin prima del ritorno in Russia e della Rivoluzione. “Va bene fare un video su Youtube in cui chiedi di votare qualunque altro partito che non sia Russia unita, ma cosa succede dopo il like, finite le elezioni?”.

Quale è lo stato dell’opposizione all’estero in questo momento?

“Non esiste una entità che si può chiamare opposizione. Ci sono centinaia di personalità senza alcun coordinamento e alcuna forma di organizzazione. Non possiamo neanche parlare di un movimento. Alcuni sono riconosciuti. Ma quando vuoi fare politica, devi darlo fissando obiettivi chiari, organizzando le persone che ti sostengono, come fanno i partiti. Ma anche formazioni come i partigiani, che avevano le loro armi e non lasciavano che nessuno parlasse per loro. L’aiuto degli alleati è arrivato dopo che si erano già costituiti come forza”.

Come aveva cercato di fare Aleksei Navalny, aprendo una rete di uffici del suo gruppo nelle regioni in cui si sarebbe votato nel settembre del 2020 e Khodorkovsky con ‘Russia aperta’?

“Si, esattamente”.

E la Piattaforma per il dialogo con le forze democratiche russe creata all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa?

“E’ questo il problema. La cosiddetta opposizione chiede sostegno prima di costituirsi come forza autonoma. Ma non funziona così. La Piattaforma è il tentativo di chiedere peso politico in prestito al Consiglio d’Europa. Ma se vuoi rappresentare qualcosa, devi poter contare su una solida base di sostegno. Invece nessuno degli oppositori ha credenziali politiche, nessuno è stato eletto. Non vogliono organizzare elezioni in esilio, come invece hanno fatto altre diaspore, come quella bielorussa. Ma gli oppositori russi non cercano legittimità dalle persone che dicono di voler rappresentare, la chiedono a istituzioni terze. Ma i leader politici russi che vogliono essere una alternativa al Cremlino non sono altro che blog”.

Ma la politica non sta seguendo questa deriva un poco ovunque, con i leader e i like che sembrano esaurire il rapporto con chi sostiene le forze politiche?

“Non è così. I politici che si muovono nel mondo in questo momento hanno potere e fanno leva sui media per far sentire la loro voce alla gente. I politici dell’opposizione in Russia esistono esclusivamente nella blogosfera”.

Andrà a votare?

“No, per me è pericoloso entrare in una ambasciata russa. Anche se ho il diritto a farlo. Mantengo la cittadinanza russa oltre allo status di rifugiato di cui godo in Svizzera“.

E se potesse farlo, quale sarebbe la sua scelta?

“Il valore del voto di protesta non è quello di votare ma di poter proteggere il tuo voto dopo averlo fatto. Noi protestiamo ma sappiamo che non è una protesta reale, che non ha alcuna funzione. Serve solo come forma di autostima. Ma ogni azione politica deve lasciare un qualche risultato”.

In questi anni è mai stato contattato da governi dei Paesi che sostengono l’Ucraina?

“No, nessuno mi ha mai cercato”.

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