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Sanzioni Ue per l’Ucraina: braccio di ferro sugli oligarchi russi

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L’Ue ha deciso di prendere tempo sul rinnovo delle sanzioni individuali adottate nei confronti dei soggetti russi che aiutano lo sforzo bellico di Mosca in Ucraina. Il Coreper, riferisce un portavoce della presidenza Ue, si è riunito di nuovo questo pomeriggio per discutere la proroga del regime relativo all’integrità territoriale dell’Ucraina.

Per “concedere agli Stati membri ulteriore tempo per esaminare in modo approfondito le proposte di rinnovo”, il Coreper ha “concordato di prorogare il regime per un periodo di 7 giorni, fino alla mezzanotte di martedì 22 settembre. Saranno ora completate le procedure giuridiche necessarie per dare attuazione a questa decisione”.

Le consultazioni “proseguiranno e sono previste ulteriori discussioni in sede di Coreper a tempo debito”. Per la presidenza di turno, il rinnovo degli elenchi è “fondamentale per continuare a indebolire la macchina bellica russa” e a “mantenere alta la pressione su individui ed entità che la sostengono, la rendono possibile e ne traggono vantaggio. Si tratta di una priorità per la presidenza”.

La proroga serve ad evitare che le sanzioni, in mancanza di un accordo sul rinnovo, scadano domani, esito che sarebbe disastroso per l’Unione Europea. Oltre a dimostrare, ancora una volta, che il problema non era l’Ungheria di Viktor Orban, il mancato rinnovo delle sanzioni e la proroga nella speranza di arrivare ad una intesa confermano la serietà delle divisioni tra gli Stati membri, divisi tra ‘hardliners’ e realisti, disposti a trovare un compromesso per evitare che le liste degli oligarchi (e non solo) sanzionati scadano, con il conseguente scongelamento dei beni a loro appartenenti nell’Ue.

Ad opporsi al rinnovo, che in teoria dovrebbe essere di un anno, è stata la Slovacchia di Robert Fico, che, oltre a preferire un rinnovo semestrale, ha chiesto anche la rimozione dalle liste di alcuni oligarchi, tra cui Ališer Usmanov, che ha la doppia cittadinanza russa e uzbeka. Usmanov, ritenuto molto vicino a Vladimir Putin, è uno degli uomini più ricchi del mondo: a lui fa capo, tra l’altro, il conglomerato Usm Holdings, che a sua volta detiene Metalloinvest, uno dei maggiori produttori russi di ferro e acciaio. Usm è attiva anche nel settore minerario.

Usmanov controlla inoltre Megafon, il secondo operatore mobile russo: in passato è stato un importante azionista di aziende editoriali e di VKontakte, l’equivalente russo di Facebook. Ha anche detenuto una quota rilevante dell’Arsenal ed è stato per anni presidente della Federazione Internazionale di Scherma (Fie), sport del quale è grande appassionato.

La richiesta della Slovacchia di rimuovere Usmanov dalle liste è stata appoggiata, a sorpresa, dalla Francia, in uno spirito di compromesso, per evitare la scadenza delle liste, un risultato che sarebbe disastroso per l’Ue.

Nella stessa logica, spiegano fonti diplomatiche europee, si inquadra la posizione italiana: il nostro Paese, per garantire che le quasi 3mila persone incluse nelle liste restino sanzionate, è favorevole ad un compromesso. L’Italia non appoggia, né ha mai appoggiato, delisting politici: l’approccio del Paese si basa sulla solidità giuridica dei singoli casi.

Alisher Usmanov, si legge nel regolamento del 28 febbraio 2022 che lo ha sanzionato, è “un oligarca filo-Cremlino con legami particolarmente stretti con il presidente russo Vladimir Putin. È stato definito uno degli oligarchi preferiti di Vladimir Putin. È considerato uno degli imprenditori-funzionari russi incaricati di gestire flussi finanziari, ma le cui posizioni dipendono dalla volontà del presidente”.

Per l’Ue, Usmanov “ha agito per conto del presidente Putin, risolvendo i suoi problemi di natura economica. Stando ai documenti del FinCen (ufficio ispettivo del Tesoro Usa, ndr), ha versato 6 milioni di dollari a Valentin Yumashev, influente consigliere di Vladimir Putin. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia ed ex presidente e primo ministro russo, ha beneficiato dell’uso personale di residenze di lusso controllate da Usmanov“.

Di conseguenza, per l’Ue, Usmanov “ha sostenuto attivamente, in termini materiali o finanziari, i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina“.

Tra l’altro, si osserva, “quando Usmanov ha assunto il controllo del quotidiano economico Kommersant, la libertà della redazione è stata limitata e il giornale ha assunto una posizione palesemente filo-Cremlino. Sotto la proprietà di Usmanov, il Kommersant ha pubblicato un articolo di propaganda anti-ucraina a firma di Dmitry Medvedev, nel quale l’ex presidente russo sosteneva l’inutilità di avviare colloqui con le attuali autorità ucraine, a suo avviso soggette a un diretto controllo straniero. Pertanto, ha sostenuto attivamente le politiche del governo russo volte alla destabilizzazione dell’Ucraina“.

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