Vent’anni dopo la morte di Oriana Fallaci, la sua voce continua a interrogare il presente. Le guerre, il terrorismo, la crisi dell’Occidente, la libertà di parola e oggi persino l’intelligenza artificiale riportano al centro molte delle domande dei suoi scritti e delle sue battaglie. A ricordarla con Adnkronos è Ferruccio de Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e presidente di Vidas. «Fu profetica», dice de Bortoli. Ma la domanda, oggi, non è soltanto che cosa abbiamo capito di Oriana Fallaci. È soprattutto che cosa direbbe lei di noi.
Direttore, sono passati vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci. Se dovesse raccontarla oggi attraverso una sola immagine, quale sceglierebbe?
“Sceglierei l’immagine che scelse lei stessa per illustrare l’articolo uscito il 29 settembre 2001 sul Corriere della Sera: Oriana con alle spalle le Torri Gemelle. Era una fotografia alla quale era molto affezionata. Aveva una grandissima attenzione non soltanto per la propria immagine, ma anche per il modo in cui i suoi scritti venivano impaginati. Era disturbata persino dai troppi “a capo” che, in colonna, creavano un effetto che esteticamente non le piaceva. Quella fotografia la ritrae nella città che amava, New York, prima di ciò che sarebbe accaduto nel 2001. E credo rappresenti perfettamente anche la sua idea dell’America, quella che ha trasmesso nei suoi articoli. Nella Rabbia e l’Orgoglio raccontava che, quando tornava a New York, pur non essendo mai diventata cittadina americana ed essendo rimasta orgogliosamente italiana, al controllo passaporti le dicevano “welcome home”. Mi domando se oggi si troverebbe ancora a suo agio non soltanto in una New York profondamente cambiata, ma anche negli Stati Uniti, verso i quali nutriva riconoscenza e affetto perché attribuiva loro il ruolo di guida dell’Occidente. Oggi gli Stati Uniti sono ancora la guida dell’Occidente? E soprattutto: che cos’è oggi l’Occidente? Forse Oriana potrebbe spiegarcelo”.
Nella Rabbia e l’Orgoglio denunciava un Occidente troppo debole nel difendere i propri valori di fronte al fanatismo. Guardando alle guerre, al terrorismo e alle nuove fratture geopolitiche, fu una denuncia profetica?
“Assolutamente profetica. Pensiamo anche alle accuse che ricevette e alle polemiche giudiziarie che seguirono. Al di là delle espressioni forti, che appartenevano al carattere e alla scrittura pura, diretta e a volte persino impulsiva di Oriana Fallaci, in quel testo, secondo me, non c’era nulla di razzista. C’era invece un formidabile pugno allo stomaco dell’Occidente. La domanda che Oriana poneva era: siamo ancora orgogliosi dei nostri valori e delle nostre libertà? Fino a che punto siamo disposti a batterci per difenderli? E fino a che punto siamo tentati di barattare i nostri diritti e le nostre libertà con la protezione e con la salvaguardia del benessere, andando però a scapito della qualità delle società democratiche nelle quali viviamo? È un interrogativo di grandissima attualità. Nella competizione globale, soprattutto con la Cina e con i regimi autoritari, dobbiamo chiederci fino a che punto, per diventare più competitivi, rischiamo paradossalmente di assomigliare sempre di più proprio ai sistemi autoritari, rinunciando a una parte dei nostri diritti. Regimi verso i quali, peraltro, nell’Occidente esistono troppe simpatie, così come esistono, purtroppo, simpatie politiche trasversali per la Russia di Putin.”
Che cosa avrebbe pensato di Donald Trump, lo avrebbe intervistato?
“Lo avrebbe incontrato certamente, se Trump le avesse concesso un’intervista. Magari sarebbe stata lei ad andarsene, come fece con Khomeini. Sarebbe stato molto interessante. Credo che si sarebbe divertita moltissimo a fare a Trump le domande peggiori, e a ripetergliele più volte se lui non avesse risposto. È certamente una delle grandi interviste impossibili che sarebbe stato affascinante leggere.”
In questo scenario, che cosa resta più attuale del modo di fare giornalismo di Oriana Fallaci?
“Abbiamo sempre più bisogno di giornalisti e giornaliste liberi come Oriana Fallaci, che vadano sul posto, che si confrontino e anche si scontrino con le persone che incontrano, ma che vogliano soprattutto guardare con i propri occhi. Non attraverso la mediazione di uno schermo, ma con i propri occhi. Perché così si colgono anche le pulsazioni del cuore, le contrazioni delle viscere, quei movimenti che non si traducono necessariamente in parole ma che muovono le coscienze e possono generare fenomeni di enorme portata.”
Fallaci rivendicava il valore di guardare il mondo con i propri occhi e metteva se stessa, il proprio punto di vista, dentro ogni intervista. Nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale avrebbe avuto ancora più forza?
“Mi sarei divertito a chiedere a Oriana come avrebbe giudicato un testo scritto dall’intelligenza artificiale o da un chatbot al quale fosse stato dato questo comando: “Scrivi questo testo come lo scriverebbe Oriana Fallaci”. Credo che sarebbe stato molto interessante ascoltare la sua reazione.”
Fallaci usava parole durissime. Dove passa oggi il confine tra il coraggio di dire ciò che si pensa e il rischio di trasformare la critica al fanatismo in una generalizzazione?
“Credo che debba esserci libertà di parola, naturalmente nel rispetto delle regole e delle diverse sensibilità. Ma questa attenzione non può trasformarsi in una forma di autocensura. È giusto prestare attenzione all’uso delle parole, ma forse negli ultimi tempi abbiamo fatto uno, due, persino tre passi indietro, arrivando qualche volta a non dire fino in fondo ciò che veramente pensiamo. Forse uno degli insegnamenti di Oriana Fallaci è proprio quello di non avere paura delle reazioni, anche delle peggiori. Naturalmente lei, qualche volta, esagerava.”
Dopo tutto quello che è stato scritto e raccontato su Oriana Fallaci, che cosa non abbiamo ancora capito fino in fondo di lei?
“Più che domandarci che cosa non abbiamo capito di lei, dovremmo chiederci che cosa direbbe lei di noi oggi. Se fosse qui, probabilmente ci darebbe dei grandi schiaffoni e forse non ci parlerebbe per alcuni mesi, come peraltro è successo anche a me. Credo che la sua lezione più profonda sia il coraggio della verità: la consapevolezza che la verità va sempre cercata e che non la si possiede mai. Le persone vanno spogliate delle loro bardature, delle loro ipocrisie, del loro modo di atteggiarsi. Oriana lo faceva a volte in maniera molto esplicita, ma straordinariamente efficace, perché riusciva a mettere a nudo soprattutto il potere. Forse oggi avremmo bisogno proprio di questo: tornare a riconoscere le nudità del potere che troppo spesso ci sfuggono.”