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Venezia 83, Barbera: “Ha vinto anche senza Hollywood e con più pubblico”

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“Sono felicissimo. E’ stata un’edizione che è andata benissimo e che ha avuto quasi l’unanimità dei giudizi positivi rispetto alla selezione e alle proposte che abbiamo messo insieme. Giornalisti, media internazionali e soprattutto il pubblico, che è cresciuto ancora una volta, sembrano essersi trovati d’accordo. Non ho fatto che ricevere complimenti da parte di tutti per la bellezza, la forza e il coraggio della selezione. E i numeri confermano questa percezione: abbiamo raggiunto il record storico di 117.656 biglietti venduti, con un incremento del 14% rispetto al 2025, che già era stato un anno record. Non può che essere un bilancio estremamente positivo, probabilmente il più positivo degli ultimi anni”. Così Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, traccia all’Adnkronos il bilancio dell’83esima edizione, all’indomani del verdetto delle giurie.

Un’edizione che, secondo il direttore, ha dimostrato di poter crescere anche in assenza di alcuni dei grandi titoli hollywoodiani che negli anni passati avevano catalizzato l’attenzione mediatica e attirato al Lido grandi star. “E’ un risultato che ci rende particolarmente soddisfatti – sottolinea Barbera – perché dimostra che l’interesse per la Mostra non solo rimane forte, ma continua a crescere. E questo vale non soltanto per il pubblico presente al Lido ma anche per quello che segue la Mostra attraverso le piattaforme digitali. Cresce inoltre la presenza della Mostra del Cinema sui social: durante l’edizione 2026, i contenuti pubblicati sui canali ufficiali della Biennale di Venezia – Facebook, X, Instagram, TikTok e YouTube – hanno raggiunto complessivamente 37,3 milioni di visualizzazioni, mentre le interazioni sono state 739.341. Sono numeri che raccontano una Mostra capace di parlare a un pubblico sempre più ampio e di andare oltre i confini del Lido. Il dato delle presenze, insieme alla crescita sulle piattaforme digitali e sui social, ci dice che la Mostra continua ad avere una capacità di attrazione molto forte. È una conferma importante del lavoro fatto e ci permette di guardare al futuro con grande fiducia”.

E aggiunge: “Così il pubblico non è diminuito in conseguenza dell’assenza di qualche grande titolo hollywoodiano, ma è addirittura aumentato. C’è stata una concentrazione di attenzione da parte un po’ di tutti sui singoli film, compresi quelli meno attrattivi dal punto di vista del glamour, del cast”. E’ proprio questo, secondo il direttore artistico, uno dei risultati più importanti della Mostra. I grandi titoli americani, spiega Barbera, “facevano da focalizzatore dell’attenzione generale” e in qualche caso rischiavano di mettere “un po’ in ombra” il resto: “la dimensione artistica della selezione, il lavoro di ricerca e quello di valorizzazione del cinema”. Quest’anno, invece, quella dinamica è venuta meno. “Per fortuna non è avvertito come una mancanza da nessun punto di vista”.

Per Barbera si tratta di un risultato “estremamente importante”, perché riporta il festival alla sua funzione essenziale: “Valorizzare il lavoro degli autori, degli artisti, far conoscere nuovi registi, far conoscere cinematografie poco frequentate dalla distribuzione commerciale, persino dalle piattaforme, e riuscire a sollecitare l’attenzione di tutti su titoli non scontati e su film magari non facili”. Una Mostra, dunque, che secondo il suo direttore ha saputo mettere al centro il cinema e non soltanto il suo contorno mondano.

“Un festival non è soltanto o non è prevalentemente una passerella con un po’ di film attaccati”, afferma Barbera. È invece “una proposta culturale, artistica, di film importanti che segnano un’intera stagione”, all’interno della quale ci sono anche “momenti glamour”. Questo, precisa, non significa affatto voler rinunciare alle grandi produzioni americane. “Non voglio dire che dovremmo rinunciare a qualche grosso titolo hollywoodiano, anzi ci auguriamo che Steven Spielberg ritorni”, chiarisce. Il punto è trovare un equilibrio tra il richiamo mediatico e la natura stessa del festival. E che il pubblico abbia colto questo cambio di prospettiva,

Barbera sostiene di averlo verificato direttamente durante i giorni della Mostra: “L’ho sentito dai commenti, dalle persone che mi hanno fermato per strada, da quelli che mi hanno fatto i complimenti per la selezione e per la qualità dei film di quest’anno”. Il bilancio, dunque, è quello di una Mostra che non ha subito il contraccolpo temuto dalla minore presenza hollywoodiana, ma che ha visto aumentare l’attenzione sulla propria proposta culturale e artistica. “Nessuno ha avvertito una mancanza”, dice Barbera. “Tutti hanno avvertito invece il peso di una proposta culturale e artistica che si è imposta forse più che in passato”.

In questo quadro si inserisce anche una delle scelte più discusse e politicamente sensibili dell’edizione: l’ammissione in concorso di ‘Naza’, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor dedicato al sistema di attacco israeliano nella Striscia di Gaza e alle conseguenze sui civili. Il film di Yuval Abraham e Rachel Szor ha ricevuto il Premio speciale della giuria ed ha conquistato il pubblico del Lido con ben 25 minuti di applausi al termine della prima proiezione, un record assoluto alla Mostra. Una scelta che Barbera rivendica senza esitazioni. “Non mettere ‘Naza’ in concorso sarebbe stato ingiusto, sarebbe stato sbagliato. Credo, anche, un atto di codardia”, afferma. “Non ho avuto dubbi. Innanzitutto perché è cinema vero, non si tratta di interviste tv mascherate, poi perché viviamo in una situazione mondiale catastrofica e di fronte a certi eventi è difficile restare neutri”. “Se arriva un film così, con testimonianze forti, cinematograficamente rilevante, io lo metto in concorso”, prosegue. “Non ammetterlo sarebbe stato ingiusto, sbagliato e, credo, anche un atto di codardia. Uno sfuggire alla responsabilità di una scelta doverosa”.

Una decisione che, inevitabilmente, esponeva la Mostra al rischio delle polemiche. “Ovviamente”, riconosce Barbera, spiegando che il rischio era anche quello “di sottoporlo a una giuria che deve decidere tra quel film e il resto del cinema” oppure “di fare una scelta giudicata di parte, come qualcuno ha detto, e non lo è”. Il documentario ha infatti acceso un forte dibattito, anche sul web. Quanto alle contestazioni sulla veridicità delle testimonianze, Barbera osserva: “L’esercito israeliano ha detto che sono testimonianze anonime e false, è l’unica cosa che possono dire. È una difesa scontata, possono solo negare la verità”. Quanto al verdetto dell’83esima edizione, Barbera sottolinea le difficoltà incontrate dalla giuria nella scelta dei film da premiare: “La giuria ha avuto grande difficoltà a scegliere i film da premiare, perché moltissimi meritavano un riconoscimento. Dover scartare dal palmarès finale film assolutamente meritevoli è stato un esercizio tutt’altro che facile”.

Il fatto che alcune opere molto apprezzate dalla critica e dal pubblico siano rimaste fuori dal palmarès, dunque, non viene letto dal direttore come un giudizio negativo sulla selezione. Al contrario, secondo Barbera, la difficoltà della giuria “testimonia proprio la ricchezza del programma”. Un capitolo a parte riguarda la presenza italiana. Quest’anno Barbera aveva scelto di portare cinque film italiani in concorso, una presenza particolarmente significativa. “Rispetto agli anni scorsi, mi è sembrata una selezione più articolata, più riuscita, con film migliori del solito, capaci di uscire dai sentieri solitamente battuti. Poi, l’accoglienza della giuria è un altro discorso”. “La selezione italiana quest’anno era molto forte, l’ho detto più volte e lo ribadisco anche in chiusura”, aggiunge. “Tant’è vero che numerosi film italiani hanno vinto premi nelle sezioni collaterali: Orizzonti, Settimana degli Autori, Settimana della Critica e così via”.

I film italiani, sottolinea Barbera, “sono stati accolti benissimo, nella maggior parte dei casi, sia dalla stampa sia, ancora di più, dal pubblico. Hanno fatto una bella figura, si sono confrontati con autori, cineasti e film di altissimo livello. La giuria non è riuscita, attraverso i premi, a riconoscere la qualità dei film italiani. Ma sono film che andranno bene, mi auguro, in sala e che avranno la capacità di viaggiare all’estero: tutti sono stati venduti e sono opere che assolutamente meritano”. Barbera guarda con favore anche ai riconoscimenti arrivati dalle sezioni collaterali. Alla Settimana della Critica e alle Giornate degli Autori, ricorda, sono stati premiati due titoli italiani, “Prima della guerra” di Tommaso Usberti e “Balcanica” di Nicola Sorcinelli. “Mi sembra molto positivo, anche perché si tratta di autori giovani, è un segnale significativo”. La valorizzazione del cinema italiano passa anche dalle sezioni collaterali, che spesso, osserva Barbera, sono il luogo in cui possono emergere le sorprese più interessanti.

Infine, il tema dei grandi conflitti internazionali, della politica, dell’attualità con le sue crisi- Ucraina, Russia e Gaza sono entrati con forza nel dibattito della Mostra, non soltanto attraverso “Naza”, ma più in generale attraverso uno sguardo cinematografico rivolto alle grandi tragedie contemporanee. “Era inevitabile”, sostiene Barbera. “E’ il cinema contemporaneo, è il cinema di oggi, che ha un’attenzione particolare nei confronti delle grandi tragedie e dei grandi problemi che stiamo vivendo”. “Non poteva che essere così”, conclude Alberto Barbera. Anche “questo atteggiamento comune da parte della maggior parte dei cineasti di oggi” si è riflesso nella selezione e, secondo Barbera, “nella premiazione finale”. (di Paolo Martini)

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