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Venezia 83, i registi di ‘Naza’: “È necessario che la società israeliana reagisca, a Gaza è genocidio”

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Il nuovo documentario ‘Naza’ dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor – due dei quattro autori di ‘No Other Land’ – porta alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia una testimonianza diretta del conflitto a Gaza: ventiquattro ufficiali e soldati dell’intelligence israeliana raccontano davanti alla camera – con volti e nomi alterati digitalmente per tutelarne l’anonimato – i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi. Le interviste sono girate di notte, sui tetti di Tel Aviv: tutti gli ufficiali raccontano episodi di uccisioni di palestinesi, anche civili, nelle loro case e nei loro appartamenti. “Sono tutte fonti confidenziali. Trovarle non è stato semplice: ci è voluto molto tempo prima che accettassero di parlare”, spiega Abraham in conferenza. “Alcuni erano spinti dalla vergogna per ciò che avevano fatto, dal bisogno di non restare soli con quei ricordi. Mentre altri erano più rilassati, quasi orgogliosi delle competenze acquisite lavorando in unità sensibili”.

Il titolo del doc – prodotto da The Guardian e James Wilson (JW Films) e Jonathan Glazer (regista Premio Oscar de ‘La zona d’interesse’) come produttore esecutivo – è un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo. Szor ammette di non sapere come ‘Naza’ sarà accolto: “È difficile prevederlo. Per noi è fondamentale che il film venga visto e che la società israeliana reagisca”. Ricorda che, quando in passato giornalisti investigativi denunciarono crimini di guerra a Gaza, “il portavoce dell’IDF (‘Israel Defense Forces’, ndr) negò tutto. Ma ora che a dirlo, in ebraico e davanti alla camera, sono cittadini di Tel Aviv, forse sarà meno semplice voltarsi dall’altra parte”. Il film mostra come “una parte consistente della società israeliana creda ancora che a Gaza non ci siano innocenti” e che l’intera popolazione “sia complice delle atrocità del 7 ottobre”. L’indagine dei registi rivela che l’esercito israeliano mira intenzionalmente alle abitazioni delle famiglie. “Non è un bug o un errore”, dice Abraham. “È una caratteristica del sistema. Ogni casa di Gaza era già mappata prima del 7 ottobre. Esistono sistemi che aspettano che il bersaglio rientri in casa per bombardarla insieme alla sua famiglia. Spesso vengono uccise tre generazioni, oltre ai vicini”. Gli ufficiali, nel doc, spiegano che l’IDF privilegia la quantità dei bersagli rispetto alla precisione.

Molte delle cose raccontate nel doc “sono state già scritte nelle rivelazioni pubblicate, sono risapute, pubblicate da giornalisti presenti a Gaza”, spiega ancora Szor, “ma crediamo che sia importante metterle in un film, perché è diverso sentire le persone che hanno progettato quei sistemi e far vedere la città di Tel Aviv dove vivono gli ufficiali israeliani”. Per Abraham, “ascoltare le testimonianze di chi ha progettato e messo in atto questi sistemi rende più difficile negarli: l’uccisione di civili a Gaza continua, anche questa settimana, mentre c’è la Mostra del Cinema, è stata uccisa una bambina di sette anni. Quello che mostra il film va avanti”, quindi “abbiamo sentito la necessità di renderlo sempre più difficile da negare”. Nel “loro piccolo” vogliono “mettere pressione su Israele per fermare quello che sta succedendo”, aggiunge Szor. Sul perché, a suo parere, alcuni soldati abbiano fatto riferimento a Olocausto e Shoah, risponde: “Dovremmo riconoscere schemi simili di deumanizzazione ogni volta che si è di fronte a un sistema di uccisione che, come mostra il film, ha come target le case delle famiglie: dal mio punto di vista la memoria deve servire per ricordarci sempre l’importanza dei diritti umani per tutti”. ‘Naza’ arriverà nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre con I Wonder Pictures.

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