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Scuola, Save the Children: attacchi all’istruzione aumentati del 40%

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Sono milioni i bambini nel mondo che ogni giorno vedono compromesso il proprio diritto all’educazione a causa dei conflitti. A lanciare l’allarme, in occasione della Giornata Internazionale per la protezione dell’educazione dagli attacchi armati, è Save the Children che chiede ai leader mondiali di rafforzare la protezione delle scuole e di investire nell’educazione nelle aree di crisi. “Nel biennio 2024-2025 – denuncia l’Organizzazione – gli attacchi all’istruzione sono aumentati di oltre il 40% rispetto al biennio precedente, con conseguenze drammatiche per milioni di bambini e bambine che vivono in contesti di conflitto. Scuole danneggiate o distrutte, edifici scolastici trasformati in rifugi, insegnanti e studenti costretti a fuggire o ad affrontare quotidianamente rischi per la propria sicurezza stanno privando milioni di minori di uno dei loro diritti fondamentali”. “Nessun bambino dovrebbe essere costretto a scegliere tra andare a scuola e sopravvivere – afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children – Le scuole sono strutture civili protette dal diritto internazionale umanitario e non dovrebbero mai diventare bersaglio di attacchi o essere utilizzate per scopi militari”.

Save the Children chiede ai governi di sottoscrivere, attuare e monitorare la ‘Safe Schools Declaration’, traducendone gli impegni in misure concrete per proteggere studenti, insegnanti e strutture scolastiche dagli attacchi e dall’uso militare. Inoltre, in vista della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, chiede ai leader mondiali di impegnarsi per assicurare il pieno rifinanziamento della Global Partnership for Education, destinando 5 miliardi di dollari per contribuire a contrastare la crescente emergenza educativa globale e offrire opportunità di apprendimento a circa 750 milioni di bambini e bambine in 96 Paesi entro il 2030. “Proteggere le scuole – sottolinea Fatarello – significa proteggere il futuro. In ogni contesto di conflitto, garantire ai bambini un accesso sicuro e continuativo all’istruzione non è soltanto un obbligo giuridico, ma un investimento essenziale per la pace, la resilienza delle comunità e la ricostruzione delle società colpite dalle crisi”.

In Libano, circa 100.000 bambini e bambine iniziano il nuovo anno scolastico senza un’aula in cui studiare. Il conflitto, gli sfollamenti, la chiusura degli istituti e la trasformazione delle scuole in rifugi collettivi hanno aggravato una crisi educativa già profonda. Le famiglie riferiscono agli operatori di Save the Children che hanno paura di mandare i propri figli a scuola a causa degli attacchi aerei e dell’insicurezza diffusa. Per molti minori si tratta del settimo anno consecutivo di interruzione del percorso scolastico, con un aumento del rischio di lavoro minorile, dei matrimoni precoci, dello sfruttamento e delle relative conseguenze sulla salute mentale.

Nel Territorio Palestinese Occupato, “il diritto all’educazione di centinaia di migliaia di minori è gravemente compromesso”. A Gaza, gli attacchi militari hanno danneggiato o distrutto gran parte delle infrastrutture scolastiche, con il 97,5% degli edifici scolastici danneggiati. Circa 700.000 bambini in età scolare sono rimasti privi di un accesso adeguato all’istruzione. In Cisgiordania, operazioni militari, restrizioni alla circolazione, demolizioni di scuole e violenze dei coloni rendono sempre più difficile per oltre 834.000 studenti accedere all’istruzione in modo sicuro e continuativo. Circa 420.000 bambini a Gaza non hanno ancora accesso a forme di apprendimento in presenza.

In Sudan, dove già prima dello scoppio del conflitto nel 2023 quasi 7 milioni di bambini erano esclusi dall’istruzione, “la situazione è ulteriormente precipitata”. Oggi 10,5 milioni di minori necessitano di supporto educativo e circa 8 milioni di bambini in età scolare non sono ancora rientrati in classe: il 30% delle scuole rimane chiuso, mentre altre sono state danneggiate dai combattimenti o utilizzate come rifugi per le famiglie sfollate. In Ucraina, quasi una scuola su cinque (19%) è costretta a ricorrere a formule di insegnamento miste tra presenza e remoto, mentre l’11% degli istituti può garantire l’attività didattica esclusivamente a distanza a causa della vicinanza alla linea del fronte o della mancanza di rifugi antiaerei adeguatamente attrezzati. Inoltre, gli attacchi ai magazzini degli editori scolastici hanno causato la distruzione di circa 1,2 milioni di libri di testo, compromettendo l’accesso ai materiali didattici per migliaia di studenti. Nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei Paesi con il più alto numero di attacchi all’istruzione al mondo, tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati 354 attacchi contro le scuole. A giugno 2026, 261 istituti scolastici risultavano ancora chiusi a causa delle violenze, con un impatto sull’accesso all’educazione di quasi 98.000 bambini.

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