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Calcio, Meritocrazia Italia su caso Malagò: “Basta precarietà permanente, serve stabilità per fare riforme”

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Meritocrazia Italia prende atto della decisione sulla non archiviazione dell’istanza di inammissibilità dell’elezione del presidente Giovanni Malagò per il presunto difetto del requisito di iscrizione. Non entriamo nel merito tecnico. Ci interessa il metodo. E il metodo racconta di un’Italia precaria che non ama la stabilità, che non ama pensare oltre, anche quando la vittoria è schiacciante come quella di Malagò. Un’Italia che ama le battaglie di potere per diventare il vertice di qualcosa, e che ha dimenticato che la vita è bella anche nell’anonimato, nelle scelte di ogni giorno che, nel lavoro e nella famiglia, decretano il governo migliore. Siamo troppo proiettati alle prime pagine e ci dimentichiamo dei nostri doveri come cittadini, come uomini, come genitori”. Così Meritocrazia Italia in una nota aggiungendo che “Malagò, come chiunque sia stato eletto con una maggioranza larghissima, dovrebbe essere messo nella serenità di governare il periodo più buio del calcio italiano. Un calcio che negli ultimi 10 anni ha fatto tabula rasa del nome del nostro Paese in tutte le classifiche mondiali”.

“Per questo Meritocrazia Italia chiede che alla stabilità si affianchi subito una visione. E avanza 7 proposte concrete per cambiare marcia, basate su scelte non di potere, ma di prospettiva, quali: 1) Riforma radicale dei vivai: dallo sfruttamento alla scuola di vita. Oggi i vivai sono ‘parcheggi’ mentre devono diventare il centro del progetto. A tal fine proponiamo: (I) l’obbligo per ogni club professionistico di investire almeno il 15% del fatturato in settore giovanile con bilanci trasparenti e certificati; (II) la defiscalizzazione totale o parziale per chi assume educatori, psicologi e insegnanti nei vivai; (III) un Albo Nazionale dei Responsabili dei Vivai basato sul merito e non sull’amicizia; (IV) un limite al numero di ragazzi tesserati per evitare l’allevamento intensivo di illusioni. 2) Quota italiani in campo: tutelare il prodotto Italia. Proponiamo una norma chiara e progressiva: aumentare il numero di giocatori cresciuti nei vivai italiani portando da 8 (4 vivaio Italia e 4 club) a 14 (7+7), avendo così in lista la maggioranza di calciatori nati e/o cresciuti in Italia. La proporzione così modificata fornisce garanzia di avere una maggioranza di italiani, ad oggi difficilmente raggiungibile. Ancora, bisogna necessariamente imporre un certo numero di giocatori italiani e/o formati in Italia, non meno di cinque (5), in campo contemporaneamente nei campionati dalla Serie A alla Serie C. Chi investe sugli italiani deve avere un vantaggio fiscale e sportivo. Non possiamo avere una Nazionale che non si qualifica perché i nostri ragazzi non giocano mai. E’ importante sottolineare che per la modifica, introduzione e attuazione di queste nuove regole è senza dubbio necessaria una rivoluzione dei nostri settori giovanili. 3) Università del calcio e patentino a punti per i dirigenti. Basta con i presidenti improvvisati. Proponiamo l’istituzione dell’Università Federale del Calcio: un percorso obbligatorio e selettivo per dirigenti, DS, segretari generali, con previsione di un Patentino a punti, con crediti formativi su bilancio, diritto sportivo, pedagogia, comunicazione. Chi sbaglia gravemente perde punti e va riqualificato. Il merito va valorizzato anche in tale ambito”.

E ancora, “4) Fair play finanziario reale e supporto salariale. Proponiamo: blocco immediato del mercato per i club con debiti scaduti verso erario e tesserati; introduzione del salary cap proporzionato ai ricavi veri e certificati; e un Fondo di Garanzia per i calciatori di Lega Pro e Serie D, troppi lasciati senza stipendio per mesi. Un calcio che non paga i suoi lavoratori è un calcio fallito. 5) Riforma arbitrale e trasparenza totale. Meritocrazia Italia starà sempre dalla parte del mondo arbitrale, spesso lasciato solo. Proponiamo: professionismo arbitrale vero; VAR a chiamata come nel tennis e audio in chiaro per i tifosi; pubblicazione delle valutazioni degli arbitri e rotazione meritocratica, non per appartenenza. Un arbitro sereno rende il calcio più giusto. 6) Calcio come presidio sociale, non solo business. Proponiamo che ogni club che riceve contributi pubblici destini il 5% del proprio budget a progetti nelle scuole contro il bullismo, contro la dipendenza da social e per l’inclusione dei ragazzi disabili. Il campo deve tornare a essere oratorio, piazza, famiglia. 7) Tavolo permanente società civile – Figc. Chiediamo l’istituzione di un tavolo dove sieda la società civile, le famiglie, i medici sportivi, gli psicologi, gli educatori. Non solo procuratori e presidenti. Il calcio è dei cittadini. Questa è la visione che chiediamo a Malagò di poter realizzare in tranquillità”. “I valori espressi auspichiamo siano applicati anche in sede di elezione dei vertici Aia del prossimo 10 ottobre, chiedendo al mondo arbitrale di non rincorrere la mera affermazione di posizioni di potere o di fazione mediante plurime indicazioni di appartenenza, ma, bensì, di puntare su persone affidabili, di qualità e di competenza, che hanno dimostrato il proprio valore nel corso degli anni. Lasciamolo lavorare. L’Italia non ha bisogno di un altro ricorso. Ha bisogno di un gol di merito, di passione e di futuro”, conclude la nota di Meritocrazia Italia.

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