HomeCulturaLa gabbia invisibile: isolamento e morale alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di...

La gabbia invisibile: isolamento e morale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 83

- Advertisement -

Quest’anno, lo schermo della Mostra del Cinema di Venezia ci invita a misurarci con le barriere che costruiamo attorno a noi stessi.

Alberto Barbera descrive le opere in programma come “gli hashtag del mondo contemporaneo”. Questa definizione trova una conferma immediata in due titoli che spingono chi guarda a chiedersi quale sia il prezzo reale della propria sicurezza. La selezione del Lido evidenzia come il cinema contemporaneo si concentri sulla claustrofobia degli spazi fisici e morali.

Florian Zeller presenta “Bunker”, dove l’ossessione per la sopravvivenza consuma i rapporti affettivi. Un architetto, interpretato da Javier Bardem, accetta di progettare un rifugio sotterraneo per un imprenditore del settore tecnologico. Questa struttura in cemento è la forma concreta della paranoia contemporanea, dove il desiderio di totale sicurezza isola la famiglia e logora un matrimonio lungo diciassette anni. Zeller, regista che ha già lavorato sulla scomposizione dello spazio domestico per rappresentare il disagio mentale, qui usa il cemento armato come estensione della mente del protagonista. La costruzione del bunker diventa un’ossessione geometrica: più il progetto si fa sofisticato e impenetrabile, più si sgretolano le relazioni umane esterne. Zeller dimostra che la rovina si sviluppa all’interno del perimetro protetto, dove la diffidenza cancella l’etica e il rifugio si rivela una cella autoinflitta.

In “Un bon petit soldat”, Stéphane Brizé sposta l’analisi dal cemento alle stanze di una grande compagnia assicurativa. Carla, interpretata da Alba Rohrwacher, assume la direzione delle risorse umane con il compito di conciliare il benessere dei lavoratori con gli obiettivi di rendimento imposti dalla dirigenza. La gabbia, in questa vicenda, è burocratica. Quando emerge una gestione interna tossica, Carla affronta la scelta tra la tutela dell’istituzione e la difesa delle persone. Brizé descrive la carriera aziendale come un processo di confinamento morale dove il successo esige l’adeguamento a logiche fredde e costringe a una recita continua per conservare il proprio ruolo. Vincent Lindon affianca Rohrwacher in questa messinscena del realismo capitalista. La regia segue i corpi nei corridoi illuminati dai neon, registra i silenzi durante le riunioni e sottolinea come il linguaggio aziendale si sostituisca gradualmente alla comunicazione umana spontanea.

L’analogia tra il rifugio sotterraneo e l’ufficio aziendale emerge con chiarezza durante la visione. In entrambi i casi assistiamo alla costruzione di difese contro un esterno percepito come minaccioso. L’architetto teme un collasso globale imprevedibile mentre la dirigente cerca stabilità in un mercato spietato. Entrambi credono di agire per la sicurezza, la propria o quella altrui, ma finiscono per edificare strutture che ne annullano l’autonomia.

Le due opere mostrano che il vero pericolo non risiede fuori dalle mura, ma nelle concessioni morali che si compiono per erigerle e la perdita dell’empatia è il prezzo richiesto per l’accesso a queste zone protette.

La cinematografia italiana in concorso sviluppa questo argomento spostando l’attenzione sulle barriere della memoria e della comunicazione domestica.

In “Succederà questa notte”, Nanni Moretti adatta i racconti dello scrittore Eshkol Nevo e affida a Louis Garrel e Jasmine Trinca il compito di esplorare le confessioni notturne e i silenzi che si accumulano tra le persone. Le mura domestiche diventano lo scenario di un isolamento emotivo reale.

Questa stessa chiusura caratterizza “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis. Ambientato a Napoli, il film analizza i conflitti irrisolti di una famiglia stretta in una morsa di rancori passati.

Andrea Pallaoro, con “The Echo Chamber”, sceglie un titolo indicativo delle dinamiche odierne. Attraverso le interpretazioni di Luca Marinelli, Susan Sarandon e Alicia Vikander, l’opera mostra come l’incapacità di confrontarsi con l’esterno produca uno spazio chiuso in cui rimbombano solo le proprie convinzioni.

I confini geografici e psicologici determinano anche le altre opere italiane in gara. In “Ritorno a Buenos Aires”, Marco Bechis affronta la barriera della memoria storica e dell’esilio: il film descrive la difficoltà di ricucire un legame spezzato dal tempo e dalla distanza spaziale.

Paolo Strippoli presenta invece “L’estranea”, dove l’isolamento si manifesta come una distanza insormontabile tra individui che condividono lo stesso ambiente.

La selezione evidenzia che la gabbia non è solo un luogo concreto, ma una condizione esistenziale alimentata dal rifiuto del confronto.        Sedersi in sala davanti a queste storie non offre risposte comode o consolatorie. “Bunker” e “Un bon petit soldat” costringono a guardare dentro i nostri spazi chiusi, siano essi di cemento o fatti di uffici dirigenziali. La visione di queste opere diventa un’esperienza necessaria per chiunque voglia comprendere dove finisca la difesa legittima di se stessi e dove inizi la complicità con il sistema.

Partecipare alle proiezioni di questa edizione della Mostra significa addentrarsi in una galleria di specchi che riflettono le fobie del presente.  Dalle geometrie pop di Tinto Brass alle stanze speculative di Zeller, Pallaoro e Brizé, il cinema contemporaneo costringe a confrontarsi con le proprie difese.

Queste pellicole offrono l’occasione di riflettere sui costi umani dell’isolamento e sulla necessità di rompere i confini che separano le persone. La visione di queste opere è un invito a riconoscere le nostre gabbie quotidiane per cercare di superarle. Partecipare alle proiezioni di questi film significa accettare una sfida intellettuale che prosegue anche dopo lo spegnimento dei riflettori della sala cinematografica, trasformandosi in un luogo di autoanalisi collettiva.

 

Articolo a cura di Veronica Di Mauro ( tratto dal blog ©Cronache Creative – https://cronachecreative.wordpress.com )

 

- Advertisement -
ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

Più letti

- Advertisement -