“La prima infrastruttura strategica di un Paese è la qualità della sua classe dirigente. È sul capitale umano qualificato che si costruisce l’infrastruttura cognitiva della Nazione. Per questo, nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle minacce ibride, l’educazione delle classi dirigenti non è più soltanto una questione formativa: è una questione di sicurezza nazionale”. Lo afferma Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore di Spes Academy, intervenendo alla VI Università d’Estate sull’Intelligence, promossa dalla Società Italiana di Intelligence – Socint a Soveria Mannelli e dedicata quest’anno al tema “Abitare il futuro”.
Alla tre giorni partecipano, tra gli altri, Vittorio Rizzi, direttore del Dis; Lorenzo Guerini, presidente del Copasir; Giuseppe Amato, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma; Gianluigi Greco, coordinatore del Comitato sull’Intelligenza Artificiale della Presidenza del Consiglio; Stefano Mannino, presidente del Casd; Giuseppe Cossiga, presidente Aiad; Francesca Mariotti, presidente Enea; Alfio Rapisarda, responsabile Sicurezza Eni, e Valerio Giardina, responsabile Sicurezza Enes, insieme a rappresentanti delle istituzioni, dell’università, dell’impresa e del mondo dell’informazione. Al centro dell’intervento di De Luca, nell’ambito della tavola rotonda “La passione del futuro”, il rapporto tra intelligenza artificiale, formazione delle classi dirigenti, intelligence e sovranità della decisione.
“L’intelligenza artificiale – sottolinea De Luca – sta entrando nello spazio nel quale conosciamo, interpretiamo e decidiamo. La nuova frontiera della sovranità sarà quindi anche cognitiva. Più le macchine diventano capaci di supportare le decisioni, più dobbiamo rafforzare la capacità dell’uomo di comprendere la complessità, esercitare il giudizio e assumersi la responsabilità della scelta”. Per De Luca, la nuova infrastruttura cognitiva strategica non è innanzitutto tecnologica, ma “un’architettura composta da persone, conoscenza, ricerca, intelligence e tecnologia”, alla cui base si trova il capitale umano qualificato.
“È qui che formazione e sicurezza nazionale si incontrano. La competizione non riguarda più soltanto chi possiede più tecnologia, ma chi comprende prima, chi costruisce gli scenari e chi decide meglio. Chi partecipa alla costruzione delle decisioni siede al tavolo; chi si limita a seguirle rischia di trovarsi nel menu”. In questa prospettiva, aggiunge il presidente di Aises, “l’intelligence non è soltanto una funzione, ma un metodo per governare l’incertezza: distinguere i segnali dal rumore, individuare i segnali deboli, costruire scenari e trasformare la conoscenza in capacità decisionale”. Da qui anche la missione di Spes Academy, orientata alla formazione di una nuova classe dirigente in grado non soltanto di utilizzare le tecnologie emergenti, ma di comprenderle, governarle e orientarle.
È in questo quadro che si colloca il modello di Open Innovation della Fondazione Aises, sviluppato in collaborazione con il Cnr, che integra formazione, ricerca e trasferimento tecnologico con l’obiettivo di trasformare la conoscenza in innovazione e valore per il Sistema Paese. Un ecosistema che si articola intorno a Spes Academy, per la formazione e il capitale umano; al Cesn – Centro per l’Educazione alla Sicurezza Nazionale, per la diffusione della cultura della sicurezza e della resilienza; al Pics – Polo Italiano per il Cyber e la Space Economy, per la convergenza tra ricerca, istituzioni e industria nei domini cyber e spazio; e a ConnectEd Mind, start-up innovativa dedicata alla sicurezza cognitiva e al supporto dei processi decisionali. “Questa – conclude De Luca – è la passione del futuro: non aspettare ciò che verrà, ma costruire oggi le capacità necessarie per governarlo. Il futuro non appartiene necessariamente a chi possiede la tecnologia più potente, ma a chi comprende prima, decide meglio e conserva la libertà di scegliere quale futuro costruire”.