Tinto Brass avrebbe voluto esserci. A Venezia, davanti al suo “Col cuore in gola”, thriller pop del 1967, nel luogo dove tutto ebbe inizio. Ma a 93 anni il lungo viaggio da Isola Farnese, alle porte di Roma, dove vive, fino al Lido è diventato troppo difficile. In seguito ad una febbre che lo ha indisposto tra domenica e lunedì scorsi, il medico di fiducia gli ha sconsigliato di partire e il regista ha dovuto rinunciare, “a malincuore”, alla proiezione che questa sera, martedì 1 settembre, sarà protagonista della preapertura della 83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
La sua voce, però, è arrivata ugualmente al Lido. È stata la moglie Caterina Varzi, curatrice dell’archivio Brass e sposata con il regista dal 2017, a leggere oggi pomeriggio all’Hotel Excelsior, durante la conferenza stampa di presentazione del film restaurato, il messaggio che Brass le ha affidato. “Ogni evento si inserisce in una continuità che fa della memoria e del destino i suoi punti di riferimento”, scrive Brass nel messaggio letto con emozione e commozione da Varzi. “Non esistono un punto di partenza e un punto di arrivo: esiste solo il punto in cui sono”, prosegue Brass fotografando perfettamente questa serata veneziana, sospesa fra il 1967 e il presente, fra il film che ritorna e il suo autore che non può accompagnarlo fisicamente. “Ed è per questo che, pur non potendo essere con voi, in qualche modo ci sono ‘Col cuore in gola’. Me ne duole, certo: ragioni di salute sopravvenute mi rendono arduo il viaggio da Isola Farnese, dove vivo, a Venezia, e sono costretto, a malincuore, a rinunciarvi”, afferma Brass.
“Il mio primo pensiero, colmo di gratitudine, va a coloro che hanno reso possibile tutto questo: alla Biennale di Venezia, nelle persone del suo presidente Pietrangelo Buttafuoco e di Alberto Barbera, direttore della Mostra, che hanno accolto ‘Col cuore in gola’ nella sezione Venezia Classici per questa serata di preapertura”. Poi il ringraziamento al Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, “alla sua presidente Gabriella Buontempo e al conservatore Steve Della Casa, a cui si deve il prezioso restauro in 4K”. E a Netflix, “nella persona di Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani, che ha sostenuto l’operazione di restauro”. Quindi a Compass Film, “avente diritto, che ha messo a disposizione i materiali originali”. C’è poi il Premio Pietro Bianchi, assegnato a Brass dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, presieduto da Laura Delli Colli. Un riconoscimento che, per una volta, il regista accoglie senza la consueta distanza nei confronti dei premi ufficiali. “E’ un riconoscimento a cui tengo. Lo ricevo con soddisfazione. Io, che ai riconoscimenti ufficiali ho sempre dato poco peso, questo me lo tengo stretto: non ci sarà un’altra occasione”.
Il ritorno di “Col cuore in gola” a Venezia, dove fu presentato nel 1967, assume così per Brass un significato che va oltre la semplice riedizione di un film. È, innanzitutto, un ritorno alle origini. “Che il film ritorni sullo schermo restaurato in 4K proprio a Venezia, dove tutto ebbe inizio, è una gioia immensa che ha anche il segno di un ritorno a casa”. E qui emerge il legame con la città, uno dei fili più profondi della sua autobiografia artistica: “Un legame viscerale mi lega a questa città. Come dico spesso: ‘Venezia mi è madre, moglie, amante’. Da questo rapporto appassionato deriva in buona parte la cifra stilistica del mio cinema”. Brass ricorda anche gli anni di Chi lavora è perduto, quando l’amico Scarabello gli diceva “che negli anni non ci sarebbero stati né Venezia né i veneziani”, mentre lui, scrive, “ho sempre sperato che si sbagliasse”.
Da Venezia alla sua idea di cinema, il passo è naturale. Brass rivendica una continuità nella propria opera che spesso è stata invece interpretata come una frattura: da un primo periodo politico e militante a una seconda stagione associata soprattutto all’erotismo. Per lui quella divisione non esiste. “Il primato della forma sul significato non è solo una costante del mio cinema, ma l’elemento qualificante, come direbbe Georges Bataille”. E da questo primato, spiega, discendono “la centralità del montaggio, l’ossessione figurativa, i giochi di macchina e di parole, l’ironia, l’autoironia, la sensualità e lo sberleffo carnale, la cifra non di rado grottesca e paradossale, hard, iperbolica e surreale del mio cinema, la rabbia beffarda, sulfurea e anarchica che lo percorre”. E’ proprio questa continuità, secondo Brass, a impedire di separare le diverse stagioni della sua filmografia: “Nel mio cinema quindi non c’è una frattura tra un primo periodo impegnato e militante e un secondo periodo leggero e superficiale”.
“Col cuore in gola” appartiene al passaggio decisivo verso il periodo londinese. “È il primo film del periodo londinese”, ricorda Brass. La scelta della capitale britannica non fu casuale: “Scelsi Londra perché, all’epoca, era il luogo della trasgressione e della libertà. Succedevano un sacco di cose. I Beatles erano solo una delle tante. Era la location ideale per il film”. L’obiettivo era esplicito: “Miravo a sovvertire le regole del giallo per trasformarlo in una messa in scena op e pop”. Il film nasce così dall’incontro fra il cinema e un immaginario in piena trasformazione: “Così attingevo dalla cultura psichedelica e underground, dall’universo delle illustrazioni, della cartellonistica urbana e della pubblicità”.
Brass voleva costruire “un film per ideogrammi muovendo i personaggi nello spazio come avviene nelle vignette d’autore”. In questa ricerca, il fumetto diventa decisivo: “In questa prospettiva, il fumetto fu il motore estetico della narrazione. Trovai in Guido Crepax un complice straordinario”. Crepax realizzò 42 tavole a colori che anticipavano le sovrapposizioni grafiche estinate a diventare una delle caratteristiche più riconoscibili del film. “Crepax prefigurò le sovrapposizioni grafiche in 42 tavole a colori che avrei portato sullo schermo”. Era, per Brass, il momento di accelerare il linguaggio cinematografico insieme alla velocità della storia. “Partivo da un’idea semplice: se la storia si mette a correre, il cinema non può continuare a camminare”. Da qui la necessità di “osare, di sperimentare ibridazioni spericolate”. Anche il rapporto con il pubblico viene ripensato in questa prospettiva: “Solo così non avrei perduto i miei spettatori di domani”. E persino la scrittura della sceneggiatura rifletteva questa libertà formale. “I segni onomatopeici – slam, ouch – erano già scritti nella sceneggiatura”. Una scelta che lasciò perplesso il produttore: “‘Ma come scrivi?’, mi domandò sconcertato il produttore. ‘Beh, io scrivo così'”. Poi ci sono gli attori. Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, protagonisti di una storia sospesa fra thriller, erotismo, fumetto e sperimentazione visiva, erano per Brass la materia umana capace di sostenere quella scommessa formale. “Davanti alla macchina da presa, Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin emanavano il magnetismo dei grandi attori. Il risultato fu stupefacente”.
Il film restaurato sarà disponibile su Netflix in Italia a partire dal 15 settembre. Il restauro è stato un lavoro durato mesi, ha spiegato Steve Della Casa, conservatore del Csc – Cineteca Nazionale. Partendo dai negativi originali, i tecnici del restauro hanno iniziato con l’ispezione fisica delle pellicole, riparando i danni meccanici fotogramma per fotogramma prima di scansionare i negativi immagine e sonoro per la digitalizzazione. Da lì, gli specialisti hanno eliminato decenni di usura, stabilizzando l’immagine, riparando strappi ed eliminando i rumori dalla colonna sonora, mentre la correzione del colore ha restituito a ogni sequenza una tonalità quanto più vicina possibile all’originale. Il restauro finale è stato verificato confrontandolo con copie d’epoca tirate al momento dell’uscita in sala del film, e l’intero progetto ha richiesto circa cinque mesi di lavoro.
“Il restauro di ‘Col cuore in gola’, importante opera che Tinto Brass ha realizzato con un cast di eccezione nella Swinging London degli anni Sessanta, è stato selezionato dalla Mostra del Cinema di Venezia come preapertura. Un dovuto omaggio all’importanza del cinema di Brass, e anche un significativo riconoscimento di un restauro che ha visto la virtuosa collaborazione tra il Centro Sperimentale di Cinematografia e Netflix, entrambi impegnati nella preservazione e diffusione della cultura cinematografica”, ha detto Gabriella Buontempo, presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia:
“Per Netflix – ha sottolineato Tinny Andreatta, vice presidente per i contenuti italiani di Netflix – è importante contribuire concretamente alla valorizzazione del patrimonio cinematografico italiano, e abbiamo scelto di farlo insieme al Centro Sperimentale di Cinematografia, con cui abbiamo un felice rapporto di collaborazione. Col cuore in gola ci è sembrato un film particolarmente significativo perché rappresenta una fase meno conosciuta della carriera di Tinto Brass, quella della sua ricerca più sperimentale e innovativa. Grazie al restauro, siamo felici di poter restituire al pubblico la forza visiva e la qualità cinematografica con cui Brass aveva immaginato il film, rendendolo disponibile su Netflix in Italia dopo il debutto veneziano.”
Alla conferenza stampa all’Hotel Excelsior sono intervenuti anche Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, e Albero Barbera, che hanno reso omaggio al genio creativo di Brass. Emozionato il ricordo di Ewa Aulin, all’epoca 17enne attrice svedese al debutto, interprete del film con Jean-Louis Trintignant. “E’ stato un esperimento molto emozionante per me fare questo film con Tinto, perché ero molto giovane e tutti mi dicevano che non dovevo farlo, assolutamente. E io invece pensavo: ‘No, no, no, è troppo interessante’. Avevo voglia di sperimentare, ero molto curiosa – ha raccontato – Tinto era fantastico, aveva un humor incredibile: rideva, spiegava. Io capivo male perché non parlavo italiano e, insomma, anche il modo di comunicare era molto, molto divertente. Oggi, come oggi, dico che ho fatto benissimo a fare ciò che tutti mi avevano detto di non fare. E quindi spero davvero che Tinto guarisca presto. Voglio andare ad abbracciarlo, assolutamente. E’ fantastico che alla Mostra del Cinema sia fatto questo riconoscimento; penso che davvero uno degli artisti in Italia che aveva bisogno di questo fosse proprio Tinto Brass. Se lo merita interamente, proprio”. (di Paolo Martini)