Venticinque anni di storia e un anniversario che pesa: il Premio Fondazione Mimmo Rotella torna venerdì 4 settembre alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia per la sua edizione più carica di significato. La cerimonia coincide con i vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, il maestro calabrese che nel 1958 trasformò i manifesti cinematografici strappati dai muri delle città in opere d’arte, inventando il décollage e portando le icone del cinema nella storia dell’arte del secondo Novecento.
L’appuntamento è fissato per le 19.00 a Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, nel quadro della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Come ogni anno, il premio riconosce registi, attori e artisti capaci di interpretare in modo originale il dialogo tra cinema e arti visive — il filo conduttore che Rotella ha tessuto per tutta la sua carriera.
Il cinema nell’arte di Rotella: un legame fondativo
Il rapporto tra Rotella e il cinema non era decorativo. Era strutturale. A partire dalla fine degli anni Cinquanta, il maestro di Catanzaro prelevava i manifesti cinematografici dai muri delle città e li lacerava, li stratificava, li trasformava: volti di dive, titoli di film, frammenti di colore diventavano opere autonome. Marilyn Monroe, i western, i kolossal hollywoodiani entravano così nella storia dell’arte attraverso la tecnica del décollage.
Ero sempre affascinato dal cinema e nel 1958 ho cominciato a usare i suoi manifesti per farne opere d’arte, con la tecnica del décollage. Le mie opere ispirate al cinema sono quelle che amo di più. Ho cercato di realizzarle con la stessa fantasia e libertà che trovavo nel cinema, dichiarava Rotella in un’intervista. Un’eredità che il premio, nato nel 2001 su iniziativa dello stesso artista insieme a Paolo De Grandis e al critico Pierre Restany, continua a tenere viva.
Un albo d’oro che racconta vent’anni di cinema internazionale
In venticinque edizioni, il premio ha riunito a Venezia alcuni dei nomi più rilevanti della scena cinematografica mondiale. Hayao Miyazaki lo ricevette nel 2008 per Ponyo sulla scogliera. Nel 2017 toccò ad Ai Weiwei, Michael Caine e George Clooney. Nel 2018 a Julian Schnabel e Willem Dafoe per At Eternity’s Gate. Nel 2019 a Donald Sutherland e Mick Jagger, quest’ultimo premiato per il ruolo del collezionista d’arte in The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi.
Il riconoscimento ha saputo guardare anche al cinema italiano: Toni Servillo e Mario Martone per Qui rido io, Marco Bellocchio, Ascanio Celestini per La pecora nera. Nel 2024 è andato al film Iddu, diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza e interpretato da Elio Germano e Toni Servillo. L’anno scorso è tornato a Paolo Sorrentino per La Grazia, a nove anni dalla prima affermazione nel 2016 con The Young Pope. Dal 2014 la direzione artistica è affidata a Gianvito Casadonte.
Rotella protagonista nel 2026: la retrospettiva a Genova
La 25ª edizione del premio si inserisce in un anno di riscoperta diffusa dell’opera di Rotella. La grande retrospettiva Mimmo Rotella. 1945–2005, curata da Alberto Fiz, è in corso a Palazzo Ducale di Genova fino al 13 settembre e riunisce oltre cento opere realizzate nell’arco di sessant’anni di attività. Una panoramica che permette di misurare l’ampiezza di una ricerca che va ben oltre il décollage, attraversando la poesia fonetica, l’artypo, il mec-art.
La cerimonia di venerdì si terrà nel Giardino delle sculture e sulla terrazza di Palazzo Venier dei Leoni, storica dimora di Peggy Guggenheim e oggi sede della sua collezione. Un luogo che, per storia e identità, si conferma cornice naturale di un premio che da venticinque anni tiene insieme arte, cinema e memoria.