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Hugh Jackman e Kate Hudson arrivano su Sky con ‘Song Sung Blue’: “Non c’è data scadenza per i sogni”

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Arriva su Sky Cinema in prima tv ‘Song Sung Blue – Una melodia d’amore’ con Hugh Jackman e Kate Hudson, candidata all’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per questo ruolo. Il film va in onda domenica 30 agosto alle 21:15 su Sky Cinema Uno, in streaming su Now e disponibile on demand anche in 4K. Ispirata a una storia vera, la pellicola racconta l’avventura romantica e creativa di un duo musicale, che nella provincia americana degli Anni 90 danno vita ai Lightning & Thunder, una gioiosa tribute band di Neil Diamond. “Non esiste una data di scadenza per i sogni e nemmeno per l’amore”, avevano detto Hugh Jackman e Kate Hudson lo scorso gennaio nell’intervista all’Adnkronos.

Al ritmo delle cover più famose del cantautore americano – ‘Sweet Caroline’, ‘Soolaimon’ e ‘Song Sung Blue’, che dà il titolo al film – partono dal loro piccolo garage fino a raggiungere una inaspettata celebrità a Milwaukee. La vita li mette a dura prova, ma il loro amore per la musica e l’uno per l’altra li aiuta a superare le difficoltà. Seduti uno accanto all’altra, Hudson e Jackman si erano mostrati complici tra battute e risate. Un’intesa evidente, diventata il filo conduttore di un film che parla proprio di questo, di due vite che si incontrano quando nessuno dei due se lo aspettava più.

Hudson aveva raccontato la sua esperienza personale: “Ho fatto un album a 40 anni. L’ho pubblicato a 42, ed è stata la decisione migliore che abbia mai preso, anche se allora non ne avevo idea. Non stavo pensando all’età – aveva ricordato Hudson – pensavo solo che dovevo farlo. Ma la risposta che ho ricevuto da donne della mia età – riguardo alle cose che avrebbero voluto fare e che hanno avuto paura di fare perché temevano il giudizio degli altri, o perché erano troppo spaventate all’idea di cambiare direzione – è stata travolgente e meravigliosa”. Perché la verità, come aveva sottolineato l’attrice, “è che ciò che ci tiene vivi è continuare a muoverci, a cambiare, a fare le cose che desideriamo davvero. Questa idea che l’arte abbia una data di scadenza solo perché hai una certa età è sbagliata: è l’opposto. Più invecchi, più hai cose con cui entrare in connessione, più hai da dire. Ed è qualcosa che non finisce mai. E lo stesso vale per l’amore. L’amore arriva esattamente quando deve arrivare, che tu abbia 20, 40 o 70 anni”. Per Jackman “è importante restare curiosi. Chi lo sa? Magari domani mi sveglio e voglio diventare uno chef o un fornaio. È fondamentale seguire il flusso della vita, invece di inseguire in modo ostinato un’unica direzione”.

‘Song Sung Blue’ è anche una riflessione sulle aspirazioni: quella spinta silenziosa verso qualcosa di più grande che per generazioni è stata identificata con il ‘sogno americano’. Ma quel sogno esiste ancora? Hudson non ha dubbi: “Sì. Il sogno americano ha una sua peculiarità, perché ciò su cui si fonda è proprio quello che si vede oggi. L’America, a prescindere dalla parte in cui ci si trova o dalle convinzioni personali, lotta per ciò che ritiene giusto e per la propria libertà. Anche nei momenti spaventosi, difficili o polarizzanti, il sogno americano resta vivo: è la libertà di dire quello che si pensa, di esprimersi come si vuole e di continuare a farlo, anche quando qualcuno prova a ostacolarlo. Ed è in questo che, secondo me, consiste il suo vero significato”.

Il regista e sceneggiatore Craig Brewer aveva raccolto il filo del discorso di Hudson per allargarne la prospettiva: “Ci sono molti motivi per essere critici verso il mio Paese, ma è importante ricordare alcune delle cose che ci hanno resi grandi. Molto di questo ha a che fare con quello che chiamiamo il sogno americano. Spesso – aveva osservato – viene interpretato come la ricerca di denaro o di fama, ma in realtà è molto più autentico. Parla del desiderio di prendersi cura di sé stessi, delle proprie famiglie e di riuscire a fare ciò che si vuole davvero. E credo che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, possa riconoscersi in queste storie. Forse, oggi, ne abbiamo bisogno più che mai”. Così come di “personaggi normali dai quali farci ispirare che sono eroi pur non portando scudo e mantello”.

Jackman, da australiano, aveva aggiunto uno sguardo più universale: “Il sogno americano è qualcosa di universale. Lo facciamo tutti da bambini: immaginare, credere, desiderare. Basta guardare la lettera che Coach K (Mike Krzyzewski, ndr) scrisse a sé stesso da ragazzo: parlava di quegli anni passati a giocare a basket nel vialetto di casa, di quelle ore trascorse a immaginare il futuro. ‘È per questo che ho finito per fare quello che stavo facendo’, dice oggi, sottolineando la potenza di quei sogni da bambino. Ci credi, li immagini e poi possono diventare realtà”. (di Lucrezia Leombruni)

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