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Ucraina: il deputato Yurash, ‘guerra non è alibi per lotta a corruzione’

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Questa mattina gli agenti dell’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (Nabu) hanno perquisito le abitazioni di Iryna Mudra, vice-capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky, e del parlamentare Vadym Stolar, nell’ambito di un’operazione contro un’organizzazione criminale che coinvolgerebbe alti funzionari dell’ufficio presidenziale. Ad accogliere con favore l’indagine è Sviatoslav Yurash, deputato della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, in quota al partito del presidente, Servitore del Popolo. In un’intervista all’Adnkronos il parlamentare, che fu una figura di spicco delle proteste dell’Euromaidan, si dice “estremamente incoraggiato” dal fatto che la guerra non fermi la lotta al “male antico e sempre presente” della corruzione, commentando anche la richiesta di nuove elezioni avanzata dall’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Come ha reagito nell’apprendere dell’indagine anticorruzione resa nota questa mattina?

Sono estremamente incoraggiato dal fatto che, nel nostro Paese, la guerra non sia una scusa per non combattere questo male antico e sempre presente, cioè la corruzione. Sono contento che le istituzioni organizzate che abbiamo istituito e finanziato tramite il Parlamento stiano facendo il loro lavoro. Siamo impegnati nello stato di diritto: l’accusa non significa condanna, ma un processo che permetterà agli ucraini di capire cosa sta succedendo e di vedere che il loro Paese, il loro Stato, è impegnato a combattere anche questo.

L’azione di Nabu sembra confermare quanto accaduto l’anno scorso, quando la Verkhovna Rada e il presidente Zelensky tentarono di ridimensionare gli uffici anticorruzione ma dovettero fare marcia indietro dopo le proteste di piazza. Ritiene che la trasparenza e la responsabilità istituzionale in Ucraina siano oggi più forti come conseguenza?

Prima di tutto, le proteste e la rivoluzione del 2014 mi hanno dato tutto: è stato ciò che ha davvero fatto iniziare la mia vita da parlamentare. Non oso dunque oppormi a chi esprime il proprio punto di vista e il desiderio di maggiore chiarezza su ciò che accade nel Paese. Ma devo correggere la ricostruzione di quel voto dell’anno scorso. Circolarono moltissime accuse diffuse dai media, ma la verità è che non stavamo distruggendo quegli uffici, non tagliavamo i loro budget né toglievamo loro poteri. Li stavamo semplicemente allineando alle nostre istituzioni, sulla base di prove presentate dai servizi di sicurezza ucraini.

Su che base?

L’elefante nella stanza, in questa come in ogni conversazione, resta l’invasione russa: vedo con certezza, in tutte le fosse comuni che l’Ucraina scopre quando libera questa o quella parte del Paese, cosa i russi hanno intenzione di fare con tutti noi. Per noi la preoccupazione russa è prioritaria, ed è per questo che furono prese quelle decisioni l’anno scorso, incluse le mie. Quanto alla corruzione, è una storia senza fine per ogni Paese, e anche per il nostro: è una richiesta eterna del popolo ucraino, ed è per questo che siamo certamente impegnati in questa lotta.

Questa nuova indagine arriva in un momento particolare, con l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov che chiede nuove elezioni, in quella che appare anche una critica implicita alla gestione della corruzione da parte di Zelensky. Percepisce uno slancio verso un cambiamento? E ritiene possibile organizzare elezioni in questo momento?

In Parlamento abbiamo una commissione incaricata di pianificare quali cambiamenti legislativi servano per renderlo possibile, nonostante la minaccia sempre crescente da parte russa: bombardano quasi ogni notte, e non solo Kiev o le linee del fronte, ormai colpiscono ogni parte del Paese. Preparare infrastrutture e leggi per condurre le elezioni in modo più sicuro e legale è l’intento di quel comitato, che ha lavorato e continuerà a lavorare per costruire quel percorso nonostante la guerra. Non posso parlare a nome dell’ex ministro Fedorov, ma chiedere le elezioni è la richiesta di tutti in Parlamento, che certamente desidera quella normalità che le elezioni rappresentano. Purtroppo siamo lontani dal rispondere a tutte le domande necessarie, e spero che gli appelli suoi e di molti altri accelerino questo processo.

Crede che la maggioranza della popolazione ucraina condivida questa posizione, ossia che le elezioni sarebbero preferibili ma le condizioni attuali non lo consentano?

I sondaggi salgono e scendono, e forniscono ogni genere di indicazione a seconda di come vengono condotti nel nostro Paese. Ma il punto è chiaro: gli ucraini sono una nazione democratica, e più volte hanno cambiato i loro governi, il loro Parlamento, i loro leader. È proprio questo il senso della visione futura della nostra nazione: che il nostro popolo possa trasformarsi e cambiare la leadership, specialmente se questa lo delude. Ma in questo preciso momento stiamo combattendo per la nostra stessa esistenza, ed è per questo che la questione va affrontata con cautela. Il Parlamento non si sta sottraendo a questa responsabilità: sta anzi facendo passi avanti con la commissione parlamentare sulle elezioni future, per ottenere le risposte di cui abbiamo bisogno.

C’è il rischio che questa nuova indagine possa incrinare il senso di unità che il presidente Zelensky sta cercando di preservare?

Le persone sono unite da una comprensione molto semplice: la loro nazione non dovrebbe far parte dei piani imperiali russi, la cui esecuzione significa morte, distruzione, dolore, sofferenza e perdita per tutti noi. Quell’unità non svanirà. Se lo si chiede ai manifestanti a Kiev, questi vorrebbero certamente che si facesse di più su questo o quell’altro aspetto, ma restano uniti dal desiderio di non essere in balia dei russi.

Quindi questo resta l’interesse prevalente della nazione?

Assolutamente. Basta guardare: i manifestanti sono perlopiù piuttosto giovani e stanno facendo sentire le loro opinioni su ogni tipo di social media, dove chiunque può leggerle. Queste opinioni sono strettamente legate al fatto che vogliono che la guerra venga condotta meglio e che il nemico interno venga affrontato con maggiore rigore. E non potremmo essere più d’accordo: è per questo che il Parlamento ha fornito i finanziamenti, i poteri e gli strumenti alle istituzioni che stanno combattendo la corruzione, quella stessa corruzione contro cui gli ucraini scendono in strada, come già facevano durante l’Euromaidan. Gli ucraini restano legati insieme dal rifiuto di questo male antico.

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