L’estate non ha concesso lunghe pause dalle crisi industriali, giusto una manciata di giorni ad agosto, calcolando che l’ultimo incontro al Mimit sullex Ilva si è tenuto il 6 agosto, il 21 luglio quello su Electrolux, e che dal primo settembre si torna a pieno ritmo con l’incontro dedicato alla vertenza di Acciaierie Valbruna, il 2 con quello richiesto dai sindacati sul caso Brovedani, mentre il 3 e 4 settembre sono già calendarizzati i due incontri tecnici su Electrolux. D’altra parte, la posta in gioco non ammette vacanze: si va dai circa 18mila posti di lavoro a rischio, tra diretti e indiretti, nella vertenza dellex Ilva, ai 1.719 esuberi minacciati dalla multinazionale degli elettrodomestici. Questi i primi dossier a cui si rimetterà mano subito, a settembre.
E non sono gli unici, visto che il calendario del Mimit prevede già, a quanto apprende lAdnKronos, il tavolo su Bekaert Sardegna il 2 settembre alle 11.30; su Engineering il 7 settembre alle 15 (questo non ancora tavolo di crisi attivo); su Carcano Antonio Spa il 9 settembre alle 14; su Kes Italy il 10 settembre alle 11; su Pierburg Pump Technology il 14 settembre alle 15 e su Trasnova alle 17; su Fimer il 17 settembre. Nel frattempo, il primo settembre le porte di Palazzo Piacentini si apriranno alla vertenza Acciaierie Valbruna, alle 16, dopo l’intesa raggiunta tra l’amministrazione altoatesina e l’azienda specializzata nella produzione di acciai speciali e superleghe per la concessione dei terreni su cui opera il sito produttivo. “Il Mimit proseguirà il confronto con tutte le parti coinvolte per consolidare il percorso avviato”, fa sapere il dicastero che conta così di inziare il mese in ‘discesa’, con una vertenza che sembra avviarsi a soluzione positiva.
Per il 2 settembre è previsto l’incontro su Brovedani, sollecitato da Fiom e Fim dopo che lo scorso 5 agosto i lavoratori hanno trovato i cancelli della fabbrica di Modugno chiusi con catene e lucchetti e scoperto la cancellazione degli ordini da parte dell’unico committente, Hitachi. “Da quel giorno i lavoratori sono rimasti fuori anche se continuano i presidi serali davanti allo stabilimento, in attesa di sapere cosa accadrà a settembre – racconta allAdnKronos il segretario della Fiom Cgil di Bari, Paolo Schino – Con un’azienda in solidarietà in scadenza il 3 ottobre, il timore c’è. Se non arrivano ordini che succede? Al tavolo del 2 settembre, all’azienda ribadiremo la richiesta di uscire dalla monocommittenza e di investire su processi nuovi e formazione dei 44 lavoratori di Bari, al ministero chiederemo che si faccia da garante in questo percorso con la prospettiva di sostenere l’azienda e trovare insieme una soluzione per lo stabilimento”.
Electrolux, che nell’ultimo incontro del 21 luglio era sata ‘rimandata’ a settembre, sarà al centro dei due incontri tecnici del 3 e 4 settembre, dopo i quali si dovrebbe definire la data della ‘plenaria’ di ottobre, auspicabilmente quella risolutiva. Dopo tre tavoli tecnici e la plenaria che si sono svolti al Mimit tra giugno e luglio, la trattativa azienda-governo-sindacati per scongiurare i 1.719 esuberi si era chiusa in stallo. Da una parte Electrolux, che si è detta disponibile a rivedere il piano ma in cambio di maggiori investimenti, un taglio dei costi energetici e un aumento della competitività degli stabilimenti italiani; dall’altra i sindacati che chiedono di avviare una discussione che non preveda né esuberi né chiusure; in mezzo il governo che ha giudicato sin dall’inizio “irricevibile” il piano dell’azienda. Il ministro Urso ha chiesto “un nuovo piano industriale entro ottobre”, specificando che “ogni intervento pubblico dovrà inserirsi in un piano serio e verificabile”. Da settembre si vedrà dunque se l’azienda intende fare un passo indietro o se sono fondati i timori dei sindacati, che denunciano una delocalizzazione di fatto già in atto e temono la presentazione di un piano ‘mitigato’.
Mentre al Mimit si mette a punto il calendario dei tavoli, c’è attesa per quella che sarà la mossa della cordata italiana messa su da Federacciai per lex Ilva. Da una parte, c’è l’offerta dell’indiana Jindal per l’intero complesso, dall’altra la possibilità di una manifestazione di interesse da parte degli “imprenditori volenterosi”, come li ha definiti il numero uno di Confindustria Emanuele Orsini, per l’area a freddo. Il 13 agosto scorso, il ministro Urso intervistato al Bar Italia di Fratelli d’Italia a Taormina, ha detto: “Mi auguro che questa cordata presenti una propria proposta nei prossimi giorni che si aggiungerà a quella di un grande industriale dell’acciaio, il gruppo Jindal“. Nelle previsioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy mancherebbe dunque poco per svelare le carte di un eventuale piano dell’industria dell’acciaio italiana.
I tavoli di crisi al Mimit. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, da inizio legislatura a oggi, i tavoli attivi sono passati da 55 a 37 e i lavoratori a rischio si sono ridotti da 70.000 a poco meno di 30.000. Parallelamente cresce l’attività di monitoraggio delle vertenze concluse: i tavoli dedicati sono passati da 33 a 46. Dall’inizio dell’anno sono state inoltre raggiunte 16 nuove intese tra le parti, che hanno consentito complessivamente di salvaguardare tutti gli stabilimenti e oltre 11.000 posti di lavoro. Sale così a 44 il numero complessivo delle intese concluse negli ultimi tre anni. Tra gli accordi conclusi positivamente nei primi mesi dell’anno figurano quelli siglati per Kasanova, Original Marines, AC Boilers, Hiab, PMC e Brose.